Uno sguardo tutto suo

di Angela Barbieri.

Copriva il suo viso come meglio poteva.

Non capivo se l’intento nasceva da un senso di vergogna o di pudore.

Fatto sta che del suo viso, scorgevo ben poco.

Avrà avuto più o meno la mia età, vent’anni, ma al contrario di me, trascorreva le sue giornate in un isolamento volontario: nonostante il campus offrisse svariate occasioni di stringere amicizia, lei e il suo volto coperto se ne tenevano a debita distanza.

E se questo atteggiamento induceva a giudicarla una persona presuntuosa, con conseguente girar alla larga della massa, a me solleticava una immotivata curiosità e voglia di saperne di più.

Sebbene il suo modo di fare attirava la mia attenzione, al pari, scivolavo sul suo rendersi invisibile, come uno sciatore novellino; e più non riuscivo, più mi incaponivo.

In parte rassegnato, per un po’ mi limitai a studiarne i dettagli dalla distanza concessa: sorridere di quel suo modo buffo di camminare, quasi a cercar equilibrio a ogni passo, o di quel suo sollevare il naso al cielo, come se stesse annusandone il profumo.

Era spesso rivolta di schiena, le mani ficcate nei tasconi delle felpe: i gomiti formavano attorno alla sua schiena, due triangoli deliziosi.

Un paio di volte avevo anche tentato di seguirla per tentare un approccio tra la gente, ottenendo lo scarso risultato di perderla di vista dopo pochi metri, quasi che, in qualche modo inspiegabile, intuisse la mia presenza alle sue spalle.

Un lunedì mattina, arrivato forse troppo presto e sorprendendomi più assonato che mai, provai a giocare al contrario: l’aspettai.

Mi sedetti su quella panchina solitaria del campus, usuale meta delle sue giornate e attesi paziente; se davvero fino a quel momento, aveva accuratamente cercato di evitarmi, non avrebbe certo scelto di dividere il suo posto con me. In caso contrario, forse, voleva conoscermi o, addirittura, ero stato solo io a farmi un film su di lei, che, invece, non sapeva neanche che esistessi.

Con il viso rivolto al sole, non la sentii arrivare.

‘ Ciao.’.

Sobbalzai: non mi aspettavo di essere sorpreso dalla sua presenza, visto che la mia testa era piena di pensieri tutti suoi.

‘ Ciao.’ balbettai.

‘ T’ho spaventato, vero?’.

Eppure, quella ragazza misteriosa non m’aveva neanche guardato: ma aveva compreso la mia sorpresa.

Più che vedere, intuiva il mondo attorno a sé; forse era un’artista, bizzarra ma introversa. Chissà.

‘Forse.’.

Le risposi cercando, senza esito, il suo sguardo.

‘ Eppure è da tanto che mi stai cercando.’.

Allora se n’era accorta: ed è qui per me!

‘ E’ vero, ma sei inavvicinabile.’.

Sedette vicino, muovendosi leggera.

‘ Ogni cosa ha il suo perché.’.

‘ Vero. Ma per quanto mi sforzi, non capisco il tuo qual è’.’.

Era un’affermazione forte e forse troppo personale, ma uscì così, mio malgrado, di getto. Chissà se le mie parole evase dalla rigidità di un’educazione troppo formale, avrebbero pungolato erroneamente il suo riserbo, spingendolo ad innalzare nuovamente, le proprie barricate.

‘ Sai di sottobosco. E anche di muschio. Come il presepe a Natale. Vieni da un paesino di montagna?’.

Mi girai di scatto, stupito dal suo intuito.

‘ Come fai a saperlo?’.

‘ Mi segui da tanto, ormai: ed io conosco molto bene quel profumo. Ho ragione, vero?’.

Annuii con la testa, incredulo e, al contempo, incuriosito ancor di più.

‘ Qui invece, c’è odor di rugiada fresca: l’alba è arrivata da poco, non ha ancora fatto in tempo ad asciugarla.’.

Tirai fuori una piccola Nikon e scattai una foto al prato, così, senza neanche guardare.

‘ Se vieni qui quando c’è tramontana, puoi fotografare il profumo del mare.’.

Finalmente mi svelò il suo volto: cercai i suoi occhi, voglioso di leggervi dentro.

E dopo tanto aspettare, li trovai.

Fu lei a rompere il mio mutismo di fronte al suo perché.

‘ Ora sai di delusione mista a pietà.’.

Anche se avessi nascosto il mio sguardo, avrebbe capito lo stesso la mia compassione.

I suoi occhi spenti erano privi di espressione; il mistero ormai svelato, nascondeva un’unica, indigesta verità.

Era cieca.

Mi scattò una foto a tradimento.

‘ Avevo erroneamente pensato che la tua ostinazione portasse più a un sorriso che a una piega amara del tuo volto nel vedere il mio.’.

Leggera, mi lasciò solo, senza nessun ripensamento.

Meschino, non la seguii, regalando a quell’occhio tutto suo, il profumo acre della mia vigliaccheria.