Una modesta proposta

di Giuseppe Tramontana.
Questa modesta proposta è rivolta, soprattutto e nello specifico, a coloro che occupano posti in organi ed organismi pubblici, elettivi per lo più, ma non necessariamente: consiglieri comunali, provinciali e regionali di ogni parte d’Italia, parlamentari nazionali ed europei, consiglieri di quartiere, segretari e rappresentanti di partiti d’opposizione che si trovino a parlare in pubblico, e, in genere, quanti amino la libertà, l’onestà e la democrazia ed abbiano in massimo dispregio il culto della personalità, la raccomandazione furbesca, il fascismo, il demone delle origini.
Dunque, di che si tratta?

Breve premessa

A chiunque abbia masticato un po’ di latino e storia romana, non sarà del tutto ignota la storia che vide protagonista Marco Porcio Catone, detto il Censore, il quale, mentre sedeva al Senato dal 149 al 146 a.C. (anno in cui Cartagine venne distrutta da P. C. Scipione Emiliano), terminava qualsiasi discorso con l’esortazione: “Ceterem censeo Carthaginem esse delendam” (Inoltre reputo che Cartagine debba essere distrutta). Attenzione: la frase veniva posta alla fine di qualsiasi discorso. Qualsiasi. Che si parlasse di opere pubbliche o di moralità, di acquedotti o di esercito, di fogne, feste pubbliche o accettazione di filosofi greci in città.
Quella famosa frase, assurta agli onori di un detto proverbiale nella forma brachilogicamente più diretta “Delenda Carthago”, divenne l’esplicitazione di una profonda convinzione strategica (distruggere Cartagine per poter sopravvivere), alla quale piegare ogni esigenza di carattere tattico (rafforzamento dell’esercito, autonomia nei commerci, incentivazione alla cultura, rigida moralità anticorruttrice…).
Peraltro, va sottolineato che, secondo quanto affermano gli storici antichi, Catone, quando pronunciò questa frase per la prima volta, tirò fuori da sotto il laticlavio un cesto di fichi, frutti profumatissimi e delicatissimi, provenienti da Cartagine: se, pur essendo così delicati, erano ancora freschi all’arrivo a Roma, voleva dire che Cartagine non era poi così lontana e che quindi Roma non poteva né doveva permettere la sopravvivenza di quella città nemica.

Bene, fatta la premessa, ecco la proposta:

Propongo a tutti i soggetti sopraelencati di terminare ogni discorso (di qualsiasi genere o natura, in qualsiasi contesto e ambito, in qualunque occasione e sede) con la frase: “Inoltre, poiché Berlusconi è un piduista e sguazza nel conflitto di interessi, non può essere né Presidente del Consiglio a Roma né bidello a Lampedusa.” Magari sventolando, nel frattempo, la copia di un fac-simile della sua tessera di iscrizione alla P2 nr. 1816.