Un ragazzo del ’75. E quelli di oggi

di Giuseppe Tramontana.

I ragazzi, gli studenti, in particolare se interessati alle cose del mondo, cioè alla politica ed alle sue sfide, va a finire che, un giorno o l’altro, fanno tutti la stessa cosa: vanno a manifestare. Se, poi, sei uno studente nel 1975, la partecipazione alla manifestazione del sabato è pressoché un rito. Come lo spritz o la birra per i diciottenni di oggi. E così nessun stupore se la sera di sabato 22 novembre, a Roma, si tiene il classico corteo, questa volta a sostegno della guerriglia angolana contro il colonialismo.
Pietro Bruno, un ragazzo del quartiere Garbatella, studente dell’Itis Armellini e militante di Lotta Continua, quella manifestazione non la porterà a termine, però.
Il corteo si snoda per Via Labicana quando, all’altezza dell’Ambasciata dello Zaire, un gruppo di manifestanti – una decina – si stacca: vogliono dirigersi verso la stessa Ambasciata per protestare contro la partecipazione dello stesso Zaire all’aggressione all’Angola. Appena il gruppo si affaccia in largo Mecenate, proprio all’inizio di Via Muratori, qualcuno grida: “eccoli!” I ragazzi hanno la sensazione di essere caduti in una trappola. Lanciano qualche molotov, un paio di fumogeni per coprirsi la fuga. Ma le forze dell’ordine fanno di peggio: sparano. Ad alzo zero. Pietro cade a terra, colpito da alcuni colpi d’arma da fuoco sparati alle sue spalle. Ha 18 anni, due occhi vispi e una zazzera castana che pare un casco. La sua agonia durerà un giorno e una notte. Spirerà la sera del 23 novembre. Chi lo ha ucciso? Il primo proiettile, che ha raggiunto Pietro alla schiena, è stato esploso dal carabiniere Pietro Colantuono, il secondo colpo, mentre è già a terra morente, dal poliziotto in borghese Romano Tammaro. I due vengono inquisiti e prosciolti dal giudice istruttore Pasquale Lacanna perché – si legge nelle motivazioni dell’ ordinanza – “agirono in difesa dei superiori interessi dello Stato”.

Ora, a parte i facili accostamenti con i casi di Giorgiana Masi, Francesco Lorusso, Gianni Zibecchi, Rodolfo Boschi o persino con più recenti casi Giuliani, Sandri, Cucchi, Aldrovandi, alcune domande mi sorgono. La prima, dove sono finiti i ragazzi che andavano a manifestare per la libertà e la pace in Angola – in Angola! – consapevoli che libertà e pace sono uguali dappertutto, senza gerarchie o graduatorie, e che le nostre, per il semplice fatto di essere nostre, dei ricchi, degli occidentali, non per questo sono più preziose di quelle di altri? La seconda (strettamente collegata alla prima), chi erano questi ragazzi che a 18, 20, 22 anni manifestavano – a volte a rischio della propria vita – per qualcosa di così astratto come la libertà e per di più di un popolo africano, visto che oggi, al massimo si manifesta contro gli immigrati africani che da noi cercano dignità e libertà? Terzo, quali sono questi “interessi superiori dello Stato” di cui parlava l’ordinanza di assoluzione degli assassini di Pietro? Esistono, questi interessi? Se sì, ditemelo dove si trovano: personalmente non voglio avere nulla da spartire con esse!