Ultime dal medio Oriente

di Giuseppe Tramontana.

Oggi c’è stata una levata di scudi contro il filosofo Gianni Vattimo, reo di essersi lasciato scappare parole pesanti contro Israele in un’intervista alla trasmissione radiofonica la Zanzara di radio24. Forse, in effetti, l’indignazione gli ha giocato un brutto scherzo e il contenuto, diciamo, eristico delle sue parole è stato occultato da parole imprudenti. Ma è falso, ciò che ha detto il filosofo torinese? Due miei carissimi amici, marito e moglie, entrambi ricercatori di Chimica e persone tra le più intellettualmente oneste ed equilibrate che io conosca, sono appena tornati da Israele. Per motivi di lavoro, appunto, hanno trascorso più di tre settimane al Weizmann Institute of Science di Rehovot. Per chi non lo sapesse, questo Istituto è all’avanguardia nella ricerca in campo fisico, chimico e biologico. Da semplice Istituto, si colloca al 72esimo posto nella graduatoria dei centri universitari di eccellenza mondiali. Vi insegnano – caso più unico che raro – tre premi Nobel. Quindi, è un ambiente colto, aperto, che coltiva contatti con tutto il mondo, ospitando docenti, studiosi, studenti americani, cinesi, indiani, tedeschi, russi, australiani, insomma di tutto l’orbe terracqueo. Va da sé che anche i docenti dell’Istituto sono continuamente in giro per il pianeta, dagli USA alla Gran Bretagna, dalla Nuova Zelanda all’Italia, dall’Argentina alla Svezia. Durante la permanenza nello Stato israeliano – mi raccontano questi due amici – hanno tentato più volte di capire l’atteggiamento di questa classe colta e benestante nei confronti dei palestinesi e della questione palestinese in generale. Hanno posto domande, hanno atteso risposte. Cosa ne è venuto fuori? Che quando si parla di questi argomenti, anche le persone più aperte, sensibili, colte e cosmopolite diventano di un nazionalismo esasperato. Di un nazionalismo e di un militarismo, occorrerebbe aggiungere, giacché, l’empatia, o meglio l’identificazione, tra Stato di Israele e Tsahal, cioè esercito israeliano, è pressoché totale, tanto da ricordare, mutatis mutandis, il Giano bifronte Stato prussiano-esercito prussiano. Per molti degli esponenti di questa classe colta e cosmopolita, aperta e di larghe vedute, la questione palestinese si dovrebbe risolvere semplicemente con la cancellazione dalla faccia della terra dei palestinesi. I quali, di conseguenza, sono considerati meno delle bestie, e sicuramente più nocive di queste ultime. Per loro il fatto che vivano in condizioni disumane nella Striscia è la prova provata del loro essere inferiori, del loro non poter essere all’altezza della civiltà ebraica. L’evidenza storica che i palestinesi vivano in quelle condizioni perché costretti dagli israeliani non li sfiora nemmeno per un attimo. Viene in mente, allora, quella storia raccontata da Primo Levi a proposito di quel povero ebreo tedesco costretto, sotto lo sguardo e le armi naziste, a defecare su un binario della stazione di Monaco, sotto lo sguardo scandalizzato dei passeggeri dei convogli. “Che schifo,” borbottò allora, visibilmente sconcertata e, ovviamente schifata, una bella signora impellicciata e ingioiellata affacciatasi da un finestrino, “Che schifo. E’ proprio vero quello che dicono: gli ebrei sono degli animali!”