SCUOLA. Tutti insieme per evitare il peggio

di Vittoria Di Fabio.

Capita di assistere a dibattiti sul tema della scuola cui partecipano persone che non appartengono a questa complessa ed ampia realtà e che, purtroppo, non hanno avuto modo di approfondire né le tematiche fondamentali, trattando il problema soltanto dal punto di vista generico dell’importanza di questa istituzione, né posto attenzione a valutare gli effetti dello sconvolgimento cui sta andando incontro la scuola nel suo complesso con le norme che stanno per essere approvate.

Il problema risiede principalmente nel fatto che chi esprime pareri contrari ad alcuni aspetti  del ‘nuovo’ viene immediatamente catalogato come appartenente al gruppo di quelli che fingono di volere il cambiamento. Gli eroi del nuovo dovrebbero tenere conto del fatto che il ‘nuovo’ è valido se conveniente, opportuno, appropriato. Se non ha alcuno di questi caratteri è bene che sia analizzato con molta attenzione perché potrebbe provocare danno.

Affermazioni di carattere prettamente demagogico sostengono che la scuola è dei ragazzi e delle famiglie, escludendo in tal modo in maniera scorretta e miope tutta la fascia dei professori che ne costituiscono la struttura portante ed il personale A.T.A.,  che permette e determina la vita della scuola nella forma attuale o in altra da inventare, comunque.  È il loro ruolo che li rende indispensabili, concretamente ed umanamente, all’interno della scuola che, senza di loro, cambia in peggio il proprio profilo.

E’ volontariamente fuorviante questo modo di avvicinarsi brutalmente a questo contesto. La scuola  è costituita anche dai professori, importanti per il loro apporto intellettuale ma soprattutto per l’impegno quotidiano nell’avviare gli studenti verso la capacità di interagire nel sociale,  verso la comprensione e la comunicazione in termini immediati e contenutistici  e verso la soluzione di problemi sempre più complessi.

Correttamente qualcuno ha sottolineato con convinzione che la scuola è di tutti gli italiani sia con figli che senza, coniugati o meno, occupati o disoccupati. Insomma finalmente ho sentito rivendicare l’importanza per tutti di quanto la  scuola fa o meglio, con termine nuovo, produce. La scuola ‘produce’ nuove generazioni che da sempre costituiscono il tessuto e la rete della nostra esistenza. Si occupa di milioni di individui, bambini ed al passare del tempo ragazzi  che vengono guidati ad assumere la dimensione di cittadino che riassume in sé maturazione, consapevolezza, competenza, volontà di intervento, capacità di iniziativa. Tutte le persone con cui veniamo in contatto comprese quelle con difficoltà di cui la scuola si prende cura visti i mezzi che si pongono a disposizione di chi ne ha bisogno, sono state cresciute dalla famiglia prima e dalla scuola  per lunghi, fattivi anni.

Molte di queste persone,  un numero per ora imprecisato ma certamente corposo di persone, partecipano allo sciopero del 5 maggio p.v. seriamente preoccupate  delle scelte che si vanno profilando a breve.

Si percepisce la possibilità che si determini uno sconquasso in termini organizzativi, sostanziali, professionali, personali che ricorda un altro grande e grave evento  che il 17 febbraio 2000 vide in piazza anche il più tranquillo dei docenti.

Allora il problema della scuola si era focalizzato sul ridotto livello di apprendimento dei nostri studenti, che ebbe origine dalla comparazione approssimativa della nostra scuola con altre realtà diverse per clima, mezzi economici, strutture, mezzi tecnici, parametri di valutazione, componenti essenziali come la famiglia che sostiene l’alunno. I risultati furono sconcertanti. Si decise allora di proporre ai docenti un fortissimo aumento di stipendio in cambio dell’accettazione di una ulteriore prova concorsuale a seguito della quale si sarebbe creato  un gruppo di super insegnanti. Fu rigettato da  tutti i docenti che compatti rifiutarono questa logica.

Quel giorno si videro sfilare per le strade con sdegnata dignità i docenti di ogni età e ad essi si affiancò chiunque comprendeva la sostanziale ingiustizia, l’assenza di equilibrio, e la pessima qualità della proposta.

Fu annullato ma di tanto in tanto le recidive traumatizzano questa onnicomprensiva dimensione dell’apprendimento, di cui i  genitori sono protagonisti per la scelta e per il  supporto, gli studenti che si trovano inseriti in un contesto in cui sono immessi non sempre per loro convinzione, e gli insegnanti, dei quali, come per ogni lavoratore, dobbiamo presupporre la competenza  che, nel caso specifico,  è certificata ampiamente da laurea, abilitazione, concorso a cattedra e successiva plurima  esperienza sul campo.

Di fronte a molti aspetti dei nuovi provvedimenti non si riesce ad evincere l’intento positivo  che devono essersi  proposti gli inventori ma è deducibile l’entità dei danni che provocherà se verrà approvato.

I professori sono costretti di nuovo a scendere in piazza sperando di riuscire a ripetere  il miracolo che ebbe luogo in passato.

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