Terremoto in centro Italia, le testimonianze dei sopravvissuti

“Noi, sopravvissuti dell’Hotel Roma, eravamo come una famiglia”

di Fabio Tonacci.

AMATRICE – Per la signora Annunziata l’hotel Roma non era un hotel. Era una casa. Ci viveva tutto l’anno. Ce l’ha un’abitazione vera, di proprietà, neanche troppo lontana da Amatrice. Ma la signora Annunziata, sarta in pensione di 92 anni, era all’Hotel Roma che aveva deciso di passare la sua vecchiaia. Una cliente fissa: dormiva al primo piano, mangiava al ristorante al piano terra, usciva e faceva lunghe passeggiate. L’hanno tirata fuori dalle macerie che ancora respirava.

Maria, invece, che viene dalla Sardegna e ogni anno prenota una camera singola per un paio di settimane ad agosto, per approfittare delle serate fresche, si è salvata con le sue gambe scendendo dal secondo piano con le scale antincendio. “Irina sto bene, ho avuto fortuna…”, ha detto alla donna delle pulizie che l’ha incontrata martedì notte, subito dopo il terremoto. “Ho lasciato il bagaglio e i vestiti su, non ho un soldo…ma va beh”. Maria, 70 anni, signora elegantissima che ad Amatrice faceva lunghissime passeggiate ogni giorno.

Si sono salvati in tanti, all’Hotel Roma. Non è stata la strage degli 80 turisti, come sembrava nelle prime ore. Le sue 40 camere non erano tutte piene, la notte di martedì. Irina ne è convinta. È la signora polacca che da un anno pulisce e riassetta le camere degli ospiti. Vive ad Amatrice da 21 anni, si è sposata qui. In tasca ha ancora la lista di quel martedì. “Primo piano, 8 stanze…secondo piano 4 stanze, 3 piano 4 stanze più altre 2… Quando ho staccato il turno, intorno alle tre del pomeriggio, c’erano in albergo 28 persone”.

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Qualcun altro è arrivato durante la serata. Gli ospiti dell’Hotel Roma erano circa una trentina. Tanti si sono salvati, sei per ora sono i morti accertati.

Perché l’Hotel Roma non è collassato subito: dopo la prima scossa, quella più forte delle 3,36, sono crollate alcune parti, ma è rimasto in piedi. Dopo poco però, per lo sciame sismico, i tre piani dell’albergo più famoso di Amatrice, quello degli spaghetti all’amatriciana speciali, delle visite di Carlo Azeglio Ciampi e di Papa Giovanni Paolo II, dei proprietari storici Aleandro e Armando Bucci, si sono schiacciati l’uno su l’altro.

Sotto c’è rimasto anche il cugino di Federica, una delle attuali proprietarie. Dopo tre ore i vigili del fuoco l’hanno trovato e portato all’ospedale dell’Aquila, dove è ancora in rianimazione. Racconta al telefono Federica: “Mio cugino viveva in una camera dell’albergo da mesi, perché stava ristrutturando la sua casa. I lavori erano appena finiti, ma ora è tutta distrutta. Noi non eravamo solo un hotel, ma anche un ristorante. Ci lavoravamo in tanti, in famiglia, e ognuno aveva un ruolo. La persona che si occupava degli ospiti è la moglie di mio cugino, quindi non so bene quanti clienti avevamo… so che c’erano gli abituali. E so anche di una coppia con i figli piccoli che aveva prenotato tutta la settimana ma proprio quella notte non c’erano in stanza perché erano andati a vedere la partita della Roma. Guardi, non posso più parlare… ho una bambina piccola in braccio, e mia madre da assistere che domani deve tornare in ospedale…”.

Clienti abituali, come la coppia di anziani di Napoli che prenotava sempre nella settimana della festa degli spaghetti di Amatrice. Quest’anno avevano portato anche il figlio, la nuora e i due nipotini. Irina li ha visti uscire tutti dall’hotel, dopo la prima scossa. “Il marito stava seduto in un angoletto, con una coperta

sulle spalle. Mi ha detto soltanto: “Mia moglie è viva, senza di me morirebbe”. C’era anche un ragazzo di trent’anni, che aveva prenotato per un mese per fare delle fotografie. Era in stanza con il cane. Al primo piano. Si sono salvati entrambi, con le scale antincendio.

Da Larepubblica.it – 26 agosto 2016

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Terremoto, il questore di Frosinone: “Sono corso da mio figlio. Ma è morto sotto le macerie”

Marco Santarelli, 28 anni, era in vacanza ad Amatrice a casa dei nonni. Il padre Filippo, intervistato dal Corriere della Sera: “Verso mezzogiorno qualcuno ha gridato: l’ho trovato. Io ero lì davanti, mi hanno allontanato. Non sapevano in che condizioni fosse il corpo”.

“L’ultima volta l’avevo sentito la sera prima del terremoto“.Filippo Santarelli, questore di Frosinone, racconta al Corriere della Sera la telefonata col figlio Marco a poche ore dalla tragedia del sisma, che ha sepolto il giovane sotto le macerie. Il ragazzo, 28 anni, si trovava a casa dei nonni ad Amatrice per una breve vacanza. Una casa che è andata completamente distrutta.

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“Ero a Roma. Sono stato svegliato dalla scossa e ho guardato i siti per capire se c’erano problemi a Frosinone e organizzare eventuali soccorsi. Poi ho sentito il sindaco di Amatrice che diceva che gran parte del paese non c’era più e allora mi sono messo in macchina. Avevo l’angoscia nel cuore, continuavo a chiamare Marco sul cellulare”, racconta il questore che da Roma ha raggiunto il paese del Reatino alle 7, qualche ora dopo il sisma. “Sono rimasto senza fiato davanti alla devastazione che vedevo – dice -. I cani molecolari hanno trovato vivo il gatto di Marco, lo portava sempre in vacanza. Ma non sentivano lui”. Marco, di professione chef, “andava lì ogni estate nella nostra casa di famiglia, invitava sempre qualcuno. Anche stavolta era con due amici. Uno si è salvato ed è riuscito a fuggire, l’altro l’hanno estratto vivo dopo qualche ora. Anche per questo ho sperato fino all’ultimo che potesse salvarsi”.

Il questore, poi, ricorda anche il momento del ritrovamento del corpo. “Quando sono arrivato sono stato aiutato da poliziottivolontari del soccorso alpino, abbiamo fatto una catena umana per spostare le pietre che riuscivamo a muovere. Verso mezzogiorno qualcuno ha gridato: l’ho trovato. Io ero lì davanti, mi hanno allontanato. Non sapevano in che condizioni fosse il corpo”. E conclude: “L’ultima volta l’avevo sentito la sera prima del terremoto. Volevo sapere come andavano le vacanze. L’ho sentito contento. Sognava di diventare chef, aveva seguito un corso per cuochi. Era felice perché aveva cominciato a lavorare in un ristorante vicino a Frosinone”. I funerali di Marco sono stati celebrati oggi alle 11.30 a Roma.

Da il f.q.it – 26 agosto 2016

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“Si sentivano urla sotto le macerie. Siamo vivi per miracolo”

di Silvia Renda.

Una bambina è appena stata estratta dalle macerie. Ricoperta di polvere resta aggrappata stretta alla presa dell’uomo che la porta in braccio. Non ci sono lacrime, non ci sono parole. Qualcuno le va incontro con calma, sorride pacato e la saluta: “Va tutto bene, non ti preoccupare”. Sembra davvero vada tutto bene guardando il volto tranquillo di quell’uomo. Poco distante dalla scena chi non è visto dalla bambina tiene lo sguardo basso, sulle macerie di un paese distrutto.

Circolano in queste ore i video che mostrano le operazioni di salvataggio per estrarre i sopravvissuti del terremoto, avvenuto in centro Italia. I vigili del fuoco si arrampicano a piedi sui detriti, qualcuno da sotto urla, chiede aiuto, come raccontano i testimoni.

“Si sentivano voci che gridavano: ‘Aiutateci, aiutateci’. Mio padre e mia madre sono feriti, ma vivi”, ha raccontato all’Ansa una giovane donna. Con l’aiuto di alcuni amici ha estratto i genitori dalle macerie. La madre ha un braccio rotto e una lesione alla testa, ma sta bene.

È difficile per i sopravvissuti riuscire a tirare un sospiro di sollievo, nonostante non si possa fare a meno di sentirsi fortunati. Marco parla di ‘miracolo’, solo qualche secondo in più e anche lui sarebbe rimasto ucciso dalla scossa: “Sono salvo per un miracolo, mi ero appena svegliato per andare al lavoro. Faccio l’operatore ecologico, mi ero alzato dal letto da poco quando in un attimo è crollato tutto. Dieci secondi sono bastati a distruggere ogni cosa”.

Altri testimoni hanno raccontato come siano vivi per caso. “Una trave ci ha salvato”, ha spiegato un anziano di Amatrice che ha camminato con la moglie mano per la mano nel buio, tra le macerie, fino a quando non hanno raggiunto i soccorsi”.

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Era notte quando tutto è accaduto e in molti dormivano. Un testimone ha raccontato all’AdnKronos come sia stata la casa tremante a catapultarlo dal sonno all’incubo: “Ci siamo svegliati alle 3.35 con i mobili che cadevano per terra e i muri che si muovevano di un metro. Siamo riusciti a uscire dalle case in fretta e furia, alcuni sono ancora in mutande qui in strada. Abbiamo acceso un fuoco in piazza e siamo andati a tirare fuori gli anziani dalle abitazioni. Sto provando a contattare mia madre a Nommisci, una frazione qui vicino, ma il telefonino non funziona”.

Una nonna è riuscita a salvare i nipotini dal sisma. Ha infilato sotto al letto i due fratelli di 4 e 7 anni, entrambi estratti vivi. Ad Arquata una bambina di nove mesi non ce l’ha fatta.

La paura per quei momenti viene riversata sui social da alcuni sopravvissuti. “Sento ancora il letto tremare, le finestre scricchiolare. Rivivo la corsa per svegliare i miei e poi le urla di mia mamma che dice a papà di venirmi a prendere. È straziante”, scrive Giov su Twitter. “State bene adesso?”, le chiede un altro utente, “Sì, per fortuna stiamo tutti bene”.

Storie dei superstiti: «Fuggiti seminudi». «I muri si muovevano di un metro»
Le prime voci riescono solo in parte a descrivere il terrore vissuto nella drammatica notte tra il 23 e il 24 agosto dall’intero Centro Italia.
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«Sono salvo per un miracolo e perché mi ero appena svegliato per andare a lavoro», racconta Marco, operatore ecologico di Amatrice, sopravvissuto al crollo della sua casa in via Costanzo Angelini. «Faccio l’operatore ecologico, mi ero appena alzato dal letto quando in un attimo è crollato tutto. Dieci secondi sono bastati per distruggere tutto».
«I MURI SI MUOVEVANO». Racconta un altro testimone che si trova a Configno, frazione di Amatrice: «È stato un incubo. Ci siamo svegliati alle 3.35 con i mobili che cadevano per terra e i muri che si muovevano di un metro. Siamo riusciti a uscire dalle case in fretta e furia, alcuni sono ancora in mutande qui in strada. Abbiamo acceso un fuoco in piazza e siamo andati a tirare fuori gli anziani dalle abitazioni. Sto provando a contattare mia madre a Nommisci, una frazione qui vicino, ma il telefonino non funziona».
«NON RIESCO A SMETTERE DI PIANGERE». «È dalle 3.36 che non smetto di piangere, sono troppo spaventata», scrive Elisa su Twitter. «Mi sono svegliata perché mio padre è entrato in camera mia gridando mentre mia madre urlava il mio nome. Sono stata tutta la notte per strada, avevo troppa paura di ritornare in casa». «Le case vecchie sono tutte crollate», spiega Valerio, «il corso principale è un disastro. Siamo usciti con il trattore per liberare le strade. Sono fuggito da casa seminudo. Ora stiamo cercando di dare una mano in paese».
«SCAPPATE TUTTI!». «Scappate, scappate! Tutti fuori» È un’infermiera che urla la prima voce che Paola Mancini racconta di aver sentito nel corridoio dell’ospedale Grifoni. «Eravamo in due nella stanza al Pronto soccorso, ci alziamo e ci mettiamo a correre come possiamo. In un attimo siamo fuori, nel corridoio ci raggiunge un medico che ci tranquillizza come può». E ancora: «È stata una scossa lunghissima, terribile. Abbiamo avuto paura, eravamo paralizzati dal terrore. Sentivo crolli tutto intorno a me».
«LE LINEE TELEFONICHE INTASATE». «Abbiamo sentito un boato, poi una scossa lunghissima che ci ha buttato dal letto: sono caduti bicchieri e soprammobili, mi sono ritrovato le pareti di alcune stanze attraversate da crepe, ho preso mia moglie e mia figlia e siamo scappati in strada, come tutti gli altri abitanti del palazzo». È questa la testimonianza di Giuseppe Ercoli, corrispondente dell’Ansa da Ascoli Piceno, una delle centinaia di persone che ha trascorso la notte all’aperto. «Non c’era energia elettrica, si sentivano ambulanze sfrecciare a tutta velocità, ed era impossibile mettersi in contatto telefonico: tutte le linee sono rimaste a lungo intasate».
Da lettera43.it – 24 agosto 2016