TERREMOTO CENTRO ITALIA. La scuola antisismica: qualche domanda

di Nando Dalla Chiesa.

Proporzioni peggio che all’Aquila, ormai è chiaro. E ci si è messo anche il destino, che ha fatto affollare quei luoghi prima di scatenarsi. La festa dell’amatriciana, le vacanze, gli emigrati che tornano, i nipotini dai nonni, i turisti. Mi è venuta in mente quella terribile frase di Samarcanda, la canzone, sulla morte che si stupisce di vedere arrivare le persone da lontano. Su una cosa il destino però non si è accanito: sulla scuola antisismica. Non l’ha fatta crollare durante l’anno scolastico, se no sarebbe stata tragedia nella tragedia.

Solo che questa cosa della scuola antisismica (foto, Huffingtonpost) qualche riflessione la richiede. Vedete, io non voglio sospettare nulla. Vorrei solo però delle certezze scientifiche. Se una scuola, anzi un qualunque edificio, è antisismico, è antisismico alla giapponese o è antisismico all’italiana? Voglio dire: regge a un terremoto grave o regge solamente a un terremoto “così e così”? Perché quando si dice “antisismico” si pensa che non crollerà, che non si disfarà come cartone. E allora sarebbe interessante sottoporre di corsa al giudizio di una commissione di esperti internazionali le norme antisismiche richieste dai protocolli italiani; emanate, fra l’altro, solo dopo tante e tante tragedie. Sono sufficienti, quelle norme? Da quali ipotesi di scala di terremoto partono? Chi tutelano soprattutto, la gente o le casse dei ministeri o magari i costruttori? E poi, eventualmente, i materiali necessari a garantire la qualità dell’edificio sono stati scrupolosamente adottati, sono stati severamente collaudati, o per qualche ragione, senz’altro non dolosa, c’è stata in qualche passaggio una mancanza di attenzione?

Qualcuno prenderà l’iniziativa di fare picchettare da dei volontari l’area della scuola e poi di studiarsi per benino le macerie e farci il lavoro di analisi scientifica che la gravità dell’accaduto (e di quello che sarebbe potuto accadere…) richiede? Io penso che anche così si possa dimostrare di essere vicini alle popolazioni.
So che Zoro, Rai 3, è sul posto. Spero che ci dia un altro pezzo di grandissimo giornalismo di inchiesta come quello che ci diede sull’Aquila. Come vedemmo allora, se c’è sensibilità, spirito di osservazione e indipendenza basta una telecamerina….

Da Nandodallachiesa.it – 26 agosto 2016