Struttura

di Giuseppe Tramontana.

Leggendo il bel libro di Karel Kosìk (Un filosofo in tempi di farsa e tragedia. Saggi di pensiero critico 1964-2000, a cura di G. Fusi e F. Tava, Mimesis, 2013), filosofo marxista ceco, scomparso nel 2003, mi sono imbattuto in alcune pagine dedicate all’ “architettonica”. Cos’è l’architettonica? E’ quell’arte che determina cosa sia essenziale e cosa marginale, definisce il fine (télos) per cui le cose si creano. L’architettonica è la differenza che distingue l’essenziale dal marginale ed attribuisce una posizione sovrastante a certe cose e sottostante ad altre. L’architettonica è una sorta di articolazione, un ritmo della realtà in cui la vita è ripartita tra lavoro e gioco, impegno e passatempi, guerre e pace, cose utili e cose belle, come sosteneva Aristotele. L’architettonica prescrive e determina su cosa e come fare guerre e su cosa e come coltivare la pace. “Nel senso più profondo e originale della parola – scrive Kosìk – l’architettonica della ragione significa che l’uomo è determinato da una coerenza interna e dalla dipendenza da un numero limitato di domande:” e, citando Kant, specifica “che cosa posso sapere, che cosa devo fare, in che cosa posso sperare, da che cosa ricavo piacere.” Quando lo strumentale, l’interesse personale, si ribella all’essenziale, al fine, al télos, ecco che l’architettonica crolla, scompaiono le differenze tra cose importanti e scempiaggini, il caos si fa strada ed inonda la struttura, le persone cessano di riconoscersi nella struttura e l’abbandonano. Ma il crollo dell’architettonica può verificarsi anche in un altro modo, anzi due: la mancanza di chiarezza, che porta alla non de-terminazione della struttura, fino a farla identificare con il sistema nel su complesso (e quindi a non discerne tra interno ed esterno, noi e gli altri) oppure, al contrario, l’allargamento solo quantitativo della struttura che porta ad un affastellarsi alla rinfusa di proposte, voci, sub strutture che generano caos e portano al collasso il sistema interno. Ecco, adesso vorrei che i dirigenti del PD leggessero queste righe per capire cosa stia accadendo al loro partito. Quanto a me, sarei davvero desideroso di vedere nascere un nuovo soggetto politico, come suol dirsi, strutturato secondo un’architettonica. Magari di sinistra, toh.

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