SOCIETA’ IN MOVIMENTO. I diritti acquisiti vanno rispettati

di Vittoria Di Fabio.

         Nel passato il ‘dibattito’ si vestiva di nomi  spesso portatori di cultura riconosciuta ed esperienza comprovata. Nel presente sono cresciute foreste di ‘narratori’ i quali  espongono ipotesi/convinzioni che, se tradotte in concrete iniziative, darebbero luogo a scontro di generazioni, aumento di povertà e distorsioni ferali in quanto  prive di scientificità e di ridotto calcolo delle conseguenze.

          In particolare ecco uno degli esempi più evidenti: il ricorrente dibattere sulle pensioni già erogate con il metodo retributivo, effettuato da governi nel pieno della legalità in quanto regolarmente eletti dal popolo, è iniquo nella sostanza e nella forma. Rivedendole con il metodo contributivo, dicono, si avvantaggerebbe la situazione economica italiana. Secondo questa logica si dovrebbe anche rivisitare il passaggio alla maggiore età, concessa in passato a 21 anni, e restituire agli anziani la possibilità di recuperare le opportunità loro sottratte, derivante dal ritardo di tre anni nel divenire maggiorenni e quindi soggetti di diritti. Se ne migliorerebbe in tal modo la condizione individuale avvantaggiando la situazione globale italiana!

          L’aspetto più sconvolgente di questo approccio sta nel fatto che si intende  cancellare uno dei nuclei fondanti della vera democrazia secondo cui non si deve mai operare retroattivamente cancellando i diritti acquisiti, lasciando aperta la porta ad un disastroso ‘deragliamento’, già sperimentato, si fa per dire,  in embrione.

       Un altro esempio: si accenna sempre più spesso al valore ‘salvifico’ della riduzione della pensione di reversibilità, fino a spingersi a proporne la cancellazione. E’ miope e privo della  capacità o volontà di calcolo cui si accennava non riconoscere l’importanza in un  paese come l’Italia, formata per la maggior parte di persone che hanno difficoltà a vivere con il proprio stipendio, del supporto che tale pensione costituisce per il coniuge superstite. Egli non può, e se volesse non ne avrebbe l’opportunità, visti i livelli di disoccupazione e la chiusura di innumerevoli piccole imprese, cercarsi un’altra attività remunerata.

       L’ultima proposta di oggi, diffusa da un canale tv, consiste nel consigliare agli Italiani, supponendo che non si sappiano gestire, di cominciare a versare contributi volontari prima di iniziare a lavorare.  Sembrerebbe solo una triste battuta che tocca la sensibilità di moltissimi. Pensandoci bene, invece, ha un senso perché evidentemente si rivolge soltanto ai molti che se lo possono permettere per varie ragioni, personali o di famiglia.