SOCIETÀ IN MOVIMENTO. 8 marzo: festeggiamo pure ma c’è ancora molto da fare

di Vittoria Di Fabio.

Chi parla delle celebrazioni dell’otto marzo non occorre che precisi che si  riferisce alle donne dei nostri mondi occidentali. Eppure il nostro paese, in indagini statistiche ufficiali, viene non raramente situato negli elenchi statistici in posizioni imbarazzanti. Solo alcuni esempi:  il tasso di disoccupazione è assai più alto rispetto a quello maschile con accentuazione nel sud dell’Italia. In questo risultato sono comprese le donne che hanno dovuto lasciare il lavoro alla nascita di un figlio o che si sono trovate in condizione di lasciarlo se in gravidanza, ma questo non si concretizza in minor impegno. Infatti il quotidiano tempo di lavoro, poiché si sobbarcano tutti gli impegni della propria famiglia, vede un  monte ore  nettamente superiore a quello della precedente condizione.

D’altra parte se è vero che le donne prevalgono in numero nel mondo della scuola altrettanto noto è che gli stipendi sono notoriamente sofferenti  perché la remunerazione non è influenzata da quella vigente nell’Unione europea. E’ certo, inoltre, che quanto al ruolo di dirigente generale su 100 solo 11 sono di sesso femminile.

In breve, sia nelle istituzioni italiane sia in quelle europee, le donne sono in numero nettamente inferiore a quello degli uomini. Occorrerebbe, pertanto, individuare iniziative necessarie a sostenerle nei percorsi professionali, che si intersecano con quelli della famiglia di origine o di nuova acquisizione, perché l’uguaglianza possa essere effettivamente realizzata.