Se in Italia vincono l’intolleranza e la censura

di Maria Luisa Randazzi.

L’Italia si ritrova costantemente e tristemente in un incubo: il ritorno al passato segnato da numerosi e inquietanti segnali: una sorta di piano inclinato verso intolleranza, censura, violenza verbale e fisica come dimostrato dai recenti episodi stampo fascistoide che non lasciano presagire nulla di buono per il futuro di questo Paese.

Ma andiamo a ritroso e guardiamo agli ultimi avvenimenti che, sebbene provenienti da contesti diversi, mostrano la medesima matrice comune dell’intolleranza.
La contestata (e quasi impedita) esibizione del comico Maurizio Crozza a Sanremo da parte di una claque di contestatori presumibilmente amici del Cavaliere e irritati da un’imitazione perfetta che rappresentava la degenerazione personalistica del potere, è stata davvero un brutto esempio di violenza verbale che ha finito per rendere la satira vittima di una politica fatta di intolleranza e maleducazione.

Qualche secolo fa Voltaire pronunciò una frase che dovrebbe essere appresa dai bambini fin dalle scuole elementari: “Non sono d’accordo con quello che dici ma darei la mia vita perché tu possa sempre esprimere ciò che pensi”.
La satira politica permise a Voltaire di scagliare delle vere bombe contro “l’ancien régime”, quando una casta di pochi ricchi al potere sperperava denaro pubblico mentre il popolo era ridotto alla fame. Poi non a caso ci fu la Rivoluzione francese.
La satira costituì davvero per lui uno strumento raffinatissimo per la diffusione e l’affermazione dei principi di tolleranza e di eguaglianza e per questo fu incarcerato alla Bastiglia.

L’Italia ha conosciuto il periodo oscuro della dittatura fascista che portò al controllo totale delle fondamentali libertà politiche e civili, in primis la manifestazione del libero pensiero, a dispetto del valore della tolleranza, cornice di ogni quadro democratico. Allora ci fu la caccia agli oppositori e la loro persecuzione, la censura della stampa, il controllo dei giornali, strumenti che, “come in un’orchestra perfetta, dovevano suonare la stessa musica”.

Probabilmente qualcuno avrebbe preferito che nella principale kermesse musicale italiana, si “suonasse la stessa musica”. Ma così non è stato perché ci sono (temo ancora per poco) conduttori e comici che in questa democrazia ci credono ancora anche se non hanno vita facile e ne abbiamo avuto un triste saggio a Sanremo, come in passato lo sono state le vergognose campagne denigratorie a danno di numerosi artisti , giornalisti, uomini di cultura del calibro di Enzo Biagi, ne valga da esempio emblematico.

Nel nostro paese numerosi e preoccupanti sono i rigurgiti del passato che testimoniamo una recrudescenza di quelle violenze fasciste che noi tutti vorremmo dimenticare. Botte, insulti e anche un fumogeno in un comizio nel Lazio, a Civita Castellana a danno del giornalista candidato alle elezioni politiche, Sandro Ruotolo. I responsabili dell’accaduto sono i rappresentanti del movimento di estrema destra Casa Pound, che si sono resi protagonisti anche del tentativo di violentare una studentessa ebrea a Napoli.

E poi, come dimenticare quando nel maggio 2011, nel corso di un comizio di Berlusconi, fece allontanare in malo modo un povero anziano 70enne di nome Vincenzo Michelini, che gli rimproverava semplicemente di non aver fatto nulla per i pensionati. Ma di questo episodio non se ne è quasi parlato nei telegiornali.

Sono questi i prodromi di un sempre più diffusa intolleranza e rifiuto della diversità, sia essa politica, razziale, sessuale tanto che, parafrasando al contrario Voltaire, si potrebbe riassumere in “Non sono d’accordo con quello che dici e sono pronto a sopprimerti perché tu smetta di dire ciò che pensi”.

Alla luce di quanto sta accadendo, se non alziamo la voce sul serio, ci impediranno definitivamente di esprimere qualsiasi forma di dissenso più o meno beffardo o semplicemente ideologico, è questo che dobbiamo evitare per estirpare questa crescente e devastante intolleranza, cancro della democrazia, sgradito regalo che il berlusconismo ci ha consegnato.