Se il voto disgiunto smacchiera’ il giaguaro

di Giovanni Puglisi.

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri e dei corrotti, bisogna scovarli e metterli in galera. La questione morale oggi fa tutt’uno con la guerra per bande. La questione morale va affrontata in pieno, aggredendo le cause politiche che la determinano”.
Sono passati trent’anni e da allora, quando Berlinguer chiedeva ai partiti un passo indietro dopo averne denunciato la loro trasformazione in macchine di potere. Da allora non è cambiato nulla, semmai ogni cosa è peggiorata.
I partiti ci sono ancora, alcuni sono spariti, altri si sono riciclati, altri ancora si sono rintanati dietro le liste civiche.
Nel dopo elezioni, avverrà la grande abbuffata dei rimborsi: sono previsti 91 milioni di euro per i grandi del Parlamento. Quest’anno le fette sono la metà, ma gli ospiti ristretti a un club esclusivo. 91 milioni anziché 180 sono i soldi destinati al finanziamento pubblico ai partiti nel 2013, in barba al referendum che li aveva aboliti ormai 20 anni fa. La loro distribuzione sarà regolata dalla nuova legge approvata nel luglio 2012: il 70 per cento (pari a euro 63.700.000) è corrisposto come rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e contributo per l’attività politica. Il restante 30 per cento (pari a euro 27.300.000) è erogato a titolo di co-finanziamento (pari a 50 centesimi per ogni euro ricevuti a titolo di quote associative e finanziamenti da parte di persone fisiche o enti).
Ma ammettiamo pure che questa è stata, con l’invasione delle televisioni e della grande stampa, una delle campagne elettorali più volgari e noiose, dove non è stato risparmiato l’insulto e il colpo basso, al contrario sono state prodotte poche idee e molta retorica propagandistica.
Chi, come a destra, alla luce degli ultimi scandali ha perso consenso, anche a sinistra, i partiti tradizionali si sono spesi in un recupero affannoso del proprio elettorato. Eppure, di fronte allo sfaldamento del ventennio berlusconiano, con la nascita di nuovi movimenti e liste civiche, il risultato elettorale di questa tornata dipenderà molto dagli indecisi. Che sono molti e di diversa provenienza: dai delusi di destra e di sinistra alle persone anziane che ancora cercano nella scheda i propri vecchi simboli di appartenenza (la fiamma della destra e la falce e martello della sinistra), al voto di scambio nelle zone ad alto rischio mafioso.
L’esito elettorale dipenderà molto dall’italiano medio: figura grottesca di un paese poco analfabetizzato e molto complice dell’arraffo e dell’evasione fiscale.
Chiunque vincerà le elezioni dovrà affrontare quella che è la prima vera emergenza: del lavoro, del futuro per le nuove generazioni, della speranza di uscire dalla crisi (da cui l’intera economia italiana poggia la sua ricchezza dalla produzione di poche centinaia di medie imprese e di qualche migliaio di piccole che sono già in procinto di fuggire all’estero).
Fino agli ultimi giorni di campagna elettorale, ci si è ostinati a parlare di voto utile, anzichè di voto durevole, poiché una volta passata la sbornia elettorale e ributtati nei magazzini i carrozzoni elettorali, allestiti all’ultimo momento, bisognerà fare i conti con il dopo.
Quanto potrà durare l’alleanza tra Berlusconi e la Lega? Se la destra vince in Lombardia, forse un paio d’anni. Il tempo di aprire la prevedibile lotta di successione a un Berlusconi oramai anziano e ingestibile. Se perde in Lombardia, neppure una settimana. E quanto durerà il Movimento 5 Stelle? L’astuta campagna orchestrata da Grillo e dal suo guru (gli unici due che comandano una setta di figuranti), sta riempiendo le piazze, con il rischio di fare il botto, ma dovranno fare i conti con la realtà, nel momento in cui entreranno a Montecitorio, da persone vere. La vittoria di Parma ne è un valido esempio.
L’unico merito attribuibile al comico genovese è quello di aver scosso dall’apatia del berlusconismo, fin dai tempi della nascita del blog, ai vari V-Day, gran parte della popolazione che oggi si dichiara arrabbiata e delusa dalla politica.
Il merito di aver promosso dei giovani i quali, in buona fede, sono entrati nelle varie amministrazioni locali, ma che, a contatto con la realtà, sono dovuti passare dalla pura protesta al confronto reale della proposta.
Per il resto, è storia nota: il qualunquismo (grillino), come accade sempre nella storia, si trasforma in un apologo fascista; l’occhio strizzato a Casa Pound, le dichiarazioni di non competenza antifascista, l’utilizzo della pratica delle espulsioni all’interno del suo movimento come purga stalinista.
La storia di un bravo e pungente comico, che non ha saputo fermarsi in tempo, anziché far camminare con le proprie gambe tanti giovani attivi, si è trasformata nell’ultima bolla mediatica, l’altra faccia rabbiosa del Berlusconismo. Il comico è diventata la macchietta di un Savonarola con fuoribordo attraccato al porto, che spara cazzate apocalittiche, prendendo in giro povera gente, millantando mille euro al mese per i disoccupati.
La macchina del glorioso movimento del “vaffaculo“ é l’eterno qualunquismo italiano. Nel suo populismo distruttivo non c’è nulla nel suo programma che tratta di diritti civili, di scuola, di sanità, in una parola, di fronte alla sua sbraitata protesta rabbiosa, non esiste proposta.
Consapevole o meno ha cominciato col dire che destra e sinistra oramai sono uguali e ha finito per fare l’elogio del Fascismo.
Mi auguro che informino per tempo due suoi sostenitori di rilievo: Dario Fo e Adriano Celentano, antifascisti e di sinistra di lungo corso.
Il M5S si accaparrerà una pancia eterogenea del paese: dai delusi della Lega e del PDL al Nord, a quelli della destra e della sinistra extraparlamentare e a quelli più indecisi del centro-sud.
Fare per Fermare il Declino non pervenuto. Il gruppo di economisti, autodefinitisi veri liberali, è stato affondato dal millantato credito del suo fondatore.
Quanto a Rivoluzione Civile, il suo destino sembra segnato: con quattro segretari di partito, Di Pietro, Ferrero, Bonelli e Diliberto, con quattro apparati alle spalle, quanto potrà sopravvivere? A cominciare dal primo giorno dopo le elezioni, quando dovranno spartirsi la torta dei rimborsi elettorali.
La caduta di stile è stato il vero tema di questa campagna elettorale. Il fenomeno Ingroia, dopo le polemiche sulla sua candidatura senza essersi dimesso da magistrato e candidandosi nella stessa circoscrizione elettorale di Palermo dove per anni ha esercitato la sua nobile professione, dopo la penosa polemica con la sua collega magistrato Ilda Boccassini, riuscirà a superare la soglia di sbarramento prevista entrando in Parlamento. Ma raggiunto l’obiettivo, come sarà gestibile questo eterogeneo condominio quando nel merito delle scelte da compiere, ciascun inquilino vorrà far prevalere le proprie ragioni, come nel caso della TAV?
Della caduta di stile non è rimasto indenne lo stesso Mario Monti. A capo di un Movimento pieno di gente che vive il termine patrimoniale come lo spettro dell’inizio della loro miseria. Di Monti ci aveva rasserenato la sua figura in Europa, diversa da quella dell’italiota cialtrone e barzellettiere. Ma durante la campagna elettorale non ci ha risparmiato nulla, dalle battute sull’altezza di Brunetta alle uscite vetero comuniste sul Pd fondato nel 1921, fino al ritratto col cagnolino. Anche lui ha finito per cedere alla carnevalata elettorale.
Rimane il centro, il più perfetto dei carrozzoni. Fini e Casini non pervenuti nei canali televisivi. Il centro non punta però a vincere ma a far perdere tutti, così da essere decisivo per governare. Se dovessero farcela, anche con un punto virgola, si presenterà per partecipare ad un governo destra sinistra. Monti a capo dell’opposizione, però, non lo immaginiamo nemmeno per una settimana.
In Lombardia, invece, lo spettro del voto disgiunto, non solo alle Regionali, è già una realtà. Molti dei suoi candidati montiani, tra le quali l’imprenditrice Borletti Buitoni e l’ex pddino Ichino, appoggeranno il candidato Ambrosoli nel tentativo di liberare la Lombardia da un sistema di potere affaristico e corrotto cementificato dal clan Formigoni. Sarà in grado di smantellare la galassia ciellina attorno alla quale il governatore uscente è stato il massimo referente politico?
Il Pd si presenta con due armi vincenti: la prima è quella di essersi messo in discussione, dal passo indietro dei suoi dirigenti storici (Veltroni e D’alema), all’l’istituzione delle primarie, ricevendone partecipazione popolare e l’appoggio di Vendola, Renzi e Tabacci. Per vincere il centrosinistra ha dovuto pescare nelle zone avanzate del paese, candidando professionisti della società civile, un anno e mezzo fa con Pisapia, ora con Ambrosoli, il figlio dell’eroe borghese, e che – occorre dirlo – non ha sbandierato la sua figura di figlio di vittima illustre – una delle poche persone credibili in circolazione candidato alla successione di Formigoni, della Regione Lombardia. Con grande umiltà egli ha percorso in lungo e in largo molte delle zone della regione, che non ha avuto paura di portare le sue proposte nelle fortezze bossiano-leghiste. Basterà la sua onestà a risanare i conti nei settori produttivi e nei servizi dove affari e affaristi-politco mafiosi stanno dominando la scena lombarda da diversi anni?
L’esperienza delle primarie è stata una fabbrica vincente (di origine vendoliana) per cambiare un’anomalia profonda del sistema politico italiano e anche il ritorno della credibilità di un Pd ammaccato dalle ultime vicende senesi.
Stavolta vincerà la sinistra e sarà anche la sua ultima occasione per realizzare un profondo cambiamento della vita politica e della società.
Il voto disgiunto (SEL alla Camera e PD al Senato) riuscirà ad assicurare alla coalizione di centro sinistra la maggioranza necessaria per garantire a questo Paese un governo durevole?
Il voto disgiunto riuscirà a smacchiare il giaguaro?
Lo speriamo. Questa volta ci crediamo. Un cambiamento vero e concreto potrebbe avvenire, ammesso che il Vaticano non sia più costretto ad intervenire ogni giorno nella politica italiana.