Scuola, ricomincia il disastro

di Silvia Cerami.

Edifici che crollano. Ore tagliate. Docenti che ballano da un istituto all’altro. Disabili sempre meno seguiti. Letta annuncia soldi ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: il diritto allo studio se ne sta andando.

Strutture fatiscenti, tagli continui, meno ore in classe, discriminazioni nei servizi, bimbi sballottati come se fossero pacchi, docenti precari che guadagnano una miseria. A quattro anni dalla riforma Gelmini, la scuola primaria e secondaria inferiore garantisce sempre meno qualità ed equità, acuisce le diseguaglianze, ruba futuro. E nonostante il ministro Maria Chiara Carrozza abbia posto la questione come una priorità di questo governo e si trovi a gestire politiche precedenti disastrose, il pacchetto da 400 milioni varato oggi con «il ritorno del diritto allo studio», l’eliminazione del bonus maturità, «l’inizio della soluzione per il personale», 26 mila docenti di sostegno assunti, 15 milioni per la lotta alla dispersione scolastica, per i meritevoli, i trasporti e la mensa, è solo un primo passo.

Genitori in crisi
«Paghiamo 30 euro al mese per l’insegnante di educazione fisica e anche per quello di musica, la scuola non ce li ha. E poi la carta igienica, il sapone, il toner per le stampanti, la stampante se si rompe». Valeria è la mamma di un bimbo che frequenta la terza elementare a Porta di Roma, quartiere di recente cementificazione alla periferia della Capitale. Giovani coppie, nella migliore delle ipotesi con un lavoro precario, che si arrangiano a dover pagare quasi tutto per mandare i propri figli a scuola.

«Se c’è qualche famiglia in difficoltà, come è capitato, proviamo a dividere le spese, durante le vacanze di Natale alcuni padri volenterosi hanno imbiancato le classi, non potevano studiare in un posto così, abbiamo comprato anche le tende ignifughe e per fortuna che a cucirle è stata una nonna». I contributi richiesti alle famiglie sono sempre di più. Dalla fotografia scattata in questi giorni da Save the Children sulle condizioni del sistema educativo italiano, quasi l’80 per cento provvede all’acquisto di carta, fotocopie e materiale didattico, poco meno della metà paga per l’insegnamento di materie extra e una su tre anche per quelle curriculari. E ancora, l’impennata dei costi del servizio mensa, con picchi dell’84 per cento in Lombardia, astucci e zaini, più 2,4 per cento, e il problema del caro-libri, anche se oggi è stata approvata la possibilità, stralciata dal governo Monti, di utilizzare quelli usati o di prenderli in comodato d’uso.

Precari a vita
«Sveglia alle 5, dalle 8 alle 11 insegno italiano a Corviale, poi altre due ore di mezzi pubblici, e dalle 13 alle 16 a Ostia». E’ la giornata di Sara, tutti i giorni, quando un posto ce l’ha. «Sono una super precaria, nella terza fascia, quella in cui aspetti la chiamata dell’istituto. E’ svilente per me e un problema per i ragazzi che non hanno un percorso scolastico continuo». Entrare in ruolo è impresa ardua. Graduatorie, punteggi, ricorsi al Tar, sanatorie, criteri privi di selezione se non l’anzianità. Quest’anno ne saranno assunti 11 mila, il 60 per cento ha più di 50 anni. Gli altri, un esercito di 150 mila persone, continueranno a far funzionare la scuola, perché nel nostro paese c’è un organico di fatto e uno di diritto, uno ufficiale e uno reale. E dal Comitato precari si chiedono perché non assumere tutto il personale che di fatto serve, visto che già lo si paga. Inutile una comparazione. Nessun altro paese ha una situazione simile. Nemmeno il miracoloso concorsone di Profumo, bandito dopo 13 anni, si è rivelato utile. Solo una parte dei vincitori sarà assunta quest’anno, perché il ministero ha assegnato un numero di posti insufficiente. Quanto agli stipendi, rimarranno ancora bloccati, alla soglia della miseria. Ferme, ma solo fino a gennaio, anche le assunzioni del personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario), strettamente collegate con la questione degli ‘indionei’, i docenti retrocessi, per problemi di salute, alle funzioni amministrative. Rimango nel limbo per ora gli esodati della scuola, le ‘quote 96′, in attesa di una copertura finanziaria che non si riesce a trovare. E nel frattempo, tuona la FLC CIGL, «sono stati tagliati oltre 130 mila posti».

Da L’Espresso, 09 settembre 2013.

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