Scuola, il governo Renzi vara la riforma Presidi-allenatori e 500 euro bonus ai docenti

di Luca Sappino.

Dal consiglio dei ministri esce il disegno di legge sull’istruzione che ora dovrà passare dal Parlamento. Tra le novità i presidi potranno scegliere i docenti, 100 mila stabilizzazioni e la conferma dei contributi per le rette delle paritarie. Sulla Rai c’è invece il rinvio.

Scuola e Rai sono i grandi temi del consiglio dei ministri di giovedì 12 marzo. La scuola, soprattutto, e finalmente, dopo una serie di rinvii, vede nero su bianco un testo di riforma. Non è un decreto, come ormai noto, ma è un disegno di legge, che sarà affidato al Parlamento, quello che Matteo Renzi illustra con le consuete slide. Non senza cominciare con una battuta: «Spero che voi apprezziate che sto tenendo una conferenza stampa qui a Roma», dice ai giornalisti, «quando tra meno di mezz’ora ci sarà un importante momento di confronto culturale tra Fiorentina e Roma».

«Sono dieci i punti centrali» va schematico e di fretta Renzi, che nell’illustrare la riforma parte dall’autonomia scolastica, che sarà aumentata e porterà i presidi anche a poter scegliere i docenti «partendo dalla curriculum degli insegnanti» spiega il premier, «ma il preside avrà il compito e il dovere di scegliere e dovrà rispondere del proprio operato». Nulla da temere per chi ha già una cattedra, ovviamente, «ma per i posti che si libereranno funzionerà così», si pescherà da un albo. Per Renzi il preside «è come un allenatore». Lo dice più volte. Fa le convocazioni, e gestirà le supplenze con l’organico funzionale: «Niente più supplenze», promette il premier, «e niente più classi pollaio».

Un annuncio è anche la carta del docente. Un bonus di 500 euro annui per le spese culturali. Sempre il preside coach «farà un programma di aggiornamento e formazione» destinato ai professori, a cui però si aggiungerà questa prepagata: 50 euro al mese per dieci mesi. «È giusto che un insegnante se va a teatro possa vedersi riconosciuto l’investimento culturale», spiega ancora il premier. Bisogna allenarsi, nella Buona Scuola, anche perché i docenti saranno valutati: «Ci sarà il preside che farà il rating, quelli che faranno le classifiche, ognuno deciderà» continua Renzi.

C’è ovviamente il capitolo stabilizzazione. «Per questa scuola che abbiamo immaginato abbiamo la necessità di sanare le promesse non mantenute verso il corpo docenti, verso gli insegnanti precari». Così il premier tocca anche il tema delle assunzioni. Non sono le 148 mila promesse qualche mese fa, ma 100 mila, assicura la slide.

I posti andranno a chi è nelle graduatorie a esaurimento, le Gae. «Poi varranno solo i concorsi». Esclusi i 23 mila maestri della scuola materna: «Su questi dobbiamo prima chiarirci con i Comuni. Manteniamo l’impegno ma le inseriamo dentro un ragionamento più ampio».

Confermati sia il 5 per mille da destinare alle scuole, che lo school bonus, il credito d’imposta per i privati che investono sulle scuole. Confermato anche il contributo per le rette delle scuole paritarie, ma fino alle medie. E pure il ponte con il mondo del lavoro è confermato: saranno 400 ore le ore di stage per tutti gli studenti dei trienni tecnici e 200 per quelli dei licei.

Al termine del consiglio dei ministri, si concentra su altro Angelino Alfano, che mette invece l’accento sulle pene per i furti in appartamento, aumentate dal lavoro del ministro della giustizia Andrea Orlando e del viceministro in quota Nuovo Centrodestra, Enrico Costa.

Sulla Rai, infine, il consiglio dei ministri ha solo approvato le linee guida. «Presenteremo il disegno di legge nel prossimo consiglio dei ministri», dice Renzi concludendo la conferenza stampa.

Da L’Espresso.it 12 marzo 2015