SCUOLA. Sciopero scuola, non tutto è perduto

di Marina Boscaino.

Non tutto è perduto, come sembrano suggerirci Renzi, Faraone &C, che raccontano di una scuola che non c’è: quella che ha accettato – e di buon grado – la sedicente Buona Scuola. Viviamo in un discreto caos, anche grazie alla farraginosità di una norma scritta con i piedi e delle faq ministeriali, che rendono ancora più incomprensibile il dettato della legge, qualora ce ne fosse bisogno. Sebbene una parte importante dei provvedimenti previsti dalla Buona Scuola probabilmente slitteranno al prossimo anno scolastico, il disorientamento regna sovrano, tra “fai da te” dell’interpretazione della legge (vedi comitato di valutazione) e “supplentite” non solo non debellata, ma addirittura aggravata. La sbandierata rivoluzione dell’organico di potenziamento si è concretizzata nel trasferire nelle scuole dalle graduatorie ad esaurimento il personale rimasto lì, indipendentemente dalle richieste delle scuole (e dunque dai loro bisogni), come era prevedibile. Del resto, non ci si deve stupire: diritto all’apprendimento e allo studio e tutele sul lavoro sono gli ultimi dei problemi di questo governo, che della demagogia fa l’A e la Z delle proprie priorità.

Il 13 novembre la scuola sciopera. Non si tratterà purtroppo di quello sciopero unitario cui molti si sono appellati ed hanno auspicato, ma di uno sciopero proclamato e organizzato dai sindacati Cobas, Unicobas, Anief, Cub Scuola Università e Ricerca, Usi Surf, Sisa; un momento comunque importante per ribadire che la scuola non ha – come affermano il premier e il sottosegretario – accettato la legge più odiosa che sia stata imposta alla scuola italiana. E che se il governo tenta di “addormentare” la resistenza – procrastinando la nomina del comitato di valutazione e la approvazione del Piano dell’Offerta Formativa Triennale – questo non accadrà, dal momento che siamo ben consapevoli che la legge può ancora essere fermata attraverso un’attenta valorizzazione delle prerogative degli organi collegiali; e – soprattutto – che la partita delle deleghe in bianco che il governo si è auto assegnato su materie strategiche deve rappresentare un nuovo momento di rivitalizzazione della mobilitazione in difesa della scuola della Costituzione.

L’obolo dei 500 euro defiscalizzati, versato ai docenti di ruolo in busta paga, è stato l’ultimo capolavoro demagogico del nuovo padrone unico d’Italia. E poco importa se dal 2010 i lavoratori statali hanno perso ciascuno 390 euro l’anno, quindi 2000 euro all’incirca. E nemmeno che sono stati stanziati in Stabilità solo 300 milioni – una pizza al mese ciascuno – per il doveroso rinnovo contrattuale (con un ritardo di 6 anni rispetto a diritti maturati): il munifico benefattore fiorentino, nonostante la Consulta ritenga incostituzionale il blocco dei contratti nel pubblico impiego, sopperisce alla violazione con una regalia che ha il sapore dicaptatio benevolentiae di una categoria – gli insegnanti – che molto più di altre ha dimostrato di essere docile ai diktat del “nuovo che avanza”. Tra le molte iniziative che sono state proposte riguardo all’uso da fare del risarcimento estemporaneo, c’è quella degli Insegnanti calabresi – Psp Partigiani della Scuola Pubblica.

L’obolo dei 500 euro – non sono rari i casi di spedizione al mittente, operazione difficile da proporre sia per difficoltà pratiche, sia perché molti docenti vivono in condizioni di perenne difficoltà economica – potrebbe essere usato anche per spedire un libro per aggiornamento professionale al Ministero, accompagnato dall’ironico slogan: “Fai buon uso dei 500 euro di bonus: regala un libro al governo perché si aggiorni sulla vera buona scuola!”. Non bisogna essere esperti contabili – affermano i sostenitori dell’iniziativa – per capire che i 500 euro che il governo ha “generosamente” elargito ai docenti ai soli fini della loro formazione (per cui non possono essere usati per saldare bollette scadute, rate di mutui o canoni di locazione e neppure per una classica spesa semestrale- Picierno docet – al supermercato) sono solo una piccola parte di quanto è stato ingiustamente sottratto agli insegnanti in tutti questi anni.

Ancora i docenti calabresi propongono, in occasione dello sciopero del 13,  di depositare simultaneamente nelle Prefetture di tutta Italia – individuate come rappresentanti del governo – un documento che esprima le ragioni del rifiuto “dal basso” (ovvero da parte del personale della scuola e degli studenti) della legge 107: il documento descrive le caratteristiche negative della cosiddetta Buona Scuola, dall’introduzione di capitali privati nella scuola statale, con prevedibili divaricazioni di esiti e destini, all’attacco alla libertà di insegnamento, al potenziamento del ruolo e dei compiti del dirigente scolastico, all’alternanza scuola-lavoro: tutti aspetti in contrasto con la Costituzione e con una visione democratica dell’istruzione.

Il tutto mentre giunge la notizia di un’interrogazione parlamentare, firmata da Stefano Fassina, sul caso della dirigente scolastica della dirigente del liceo Fermi di Cosenza – spregiudicata antesignana del preside dai superpoteri, configurato dalla 107 – di cui questo blog si è occupato esattamente un anno fa.

Da ilfq.it – 5 novembre 2015