Rubrica. La scuola… così vicina e così lontana.

di Noemi Lusi.

E’ ormai stato constatato che i cambiamenti di carattere socioculturale hanno bisogno di un periodo di riflessione, di approfondimento, di acclimatamento. Non è, quindi, facile convincere ed ottenere validi risultati dai ragazzi che dovrebbero trasformarsi rapidamente da giovani assetati di relax,  dopo un anno di impegno, in attivi frequentatori di stage che hanno, peraltro, bisogno di essere programmati ed organizzati in modo convincente perché non falliscano lo scopo per cui vengono concepiti.

Non è d’altro canto facile sradicare la convinzione di chi è convinto che i professori godono di un periodo di vacanza che ammonterebbe a tre mesi da cui deriva un forte senso di ingiustizia e di risentimento nei confronti di questi ‘perenni privilegiati’.

Sembra impossibile che non sia noto alla società, che fonda la sua crescita  sulla speranza che deriva dai giovani ed affida i propri figli a questi professionisti, che dopo il termine dell’anno scolastico, ad esempio, i professori devono prendere parte agli esami di Stato, che hanno luogo della secondaria inferiore e nella secondaria superiore. Ben lo sanno  i docenti della scuola della capitale, in cui le distanze appesantiscono ogni iniziativa, visto il traffico ed il fatto che devono raggiungere istituti in altri distretti nel pieno del caldo estivo, dovendo prestare servizio non per un orario stabilito ma dovendosi trattenere  secondo calendari derivanti dalle necessità  contingenti.

Non vanno dimenticate, inoltre, le prove connesse alla sospensione del giudizio per i numerosi alunni che hanno bisogno di recuperare la non sufficiente preparazione dimostrata in alcune materie al termine dell’anno scolastico.

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