Roma degradata, tra stradine, vicoli e gli affettuosi resti del suo passato

di Noemi Lusi.

Quando capita di aggirarsi senza problemi per i vicoli di Roma centro, se si alza lo sguardo verso l’alto mentre si procede pigramente o muovendosi di fretta appaiono i pochi, ultimi, tristi orologi pubblici guasti. Il non provvedere a riportarli in vita, mediante interventi frequenti e puntuali, risulta una carenza di riguardo nei confronti dei cittadini che, in tal modo, ricevono un messaggio di abbandono. Se i poveri orologi fossero, invece, messi in condizione di ‘esprimersi’ potrebbero costituire una rassicurazione dalla notizia dell’ora esatta per taluni  o per i ritardatari una probabile spinta in avanti. E’, inoltre, indubbio che mentre un altro qualsiasi oggetto è per sua natura fermo, l’orologio quando lo è perde totalmente lo  scopo per cui è nato.

Per quanto riguarda gli interventi in favore dello  ‘star bene’ del cittadino, ad un certo punto, si decise di ridurre il numero delle fontanelle pubbliche tipiche delle nostre strade e piazze, affettuoso residuo del passato, poiché furono considerate dispendiose e, quindi, superflue. Non si è avuto notizia di effetti sensibili sul profilo economico derivante da tale innovazione mentre si può facilmente immaginare il disagio di coloro, non pochi, che da allora non hanno più  potuto rifocillarsi  se non a  pagamento.

Al cittadino piace constatare che l’attenzione alle cose e alle persone si mantiene costante ed attiva. Gli appare, perciò, incomprensibile che nel piano simbolico,  talvolta non sembra risultare così importante impegnare il poco denaro necessario per provvedere a sostituire una bandiera malridotta, esposta all’esterno di luoghi di rilevanza istituzionale, né ormai così significativo che la bandiera sia in posizione normale piuttosto che, senza motivo, a mezz’asta.