Riflessioni di un cittadino qualsiasi

di Vittoria Di Fabio.

In occasione del rapido cambio alla guida del governo, avvenuto con prassi insolita, si sono osservate le modalità delle decisioni di vertice e, fra l’altro, rilevata qualche dispersione di tempo in presumibilmente inefficaci incontri online.

Anche il susseguirsi di tecnici e/o politici viene accolto con sempre maggiore perplessità, considerando il fatto che i problemi sono innumerevoli e descritti come risolvibili prima che gli incarichi vengano ufficializzati mentre risultano, poi, di articolata e complessa gestione quando si entra in concreto contatto con il sostanziale percorso verso una possibile soluzione.

Chi non è protagonista di queste complessità, di cui non conosce che quanto gli viene messo a disposizione dai media, prova a seguire i vari programmi televisivi a sfondo politico e a depurarli dalla propaganda, tentando di acquisire elementi utili alla comprensione.

In via prioritaria chi nel quotidiano ha visto appesantirsi il problema della gestione del budget personale, avvertendo una riduzione della capacità d’acquisto del già contenuto introito, concentra la propria attenzione sul problema del lavoro dal quale il reddito deriva o potrebbe derivare.

Non essendo in grado o non volendo perdersi in complessi aspetti economico/finanziari, con la logica diretta e semplice di chi è direttamente toccato dal problema, nota che il lavoro è connesso alla produzione di quanto richiesto sul mercato, sia in termini di merci sia di servizi. Avverte poi che non si riesce a comprare tutto ciò di cui si ha bisogno e, senza dubbio, può spendere solo in misura nettamente più contenuta rispetto al passato, dal momento che il reddito, appassito o consunto, in un periodo di austerità, asfissia scelte ed iniziative.

La risposta degli addetti è che per ricondurre la situazione ai livelli precedenti occorrerebbero ragguardevoli somme, non disponibili in questa fase storica e che si ripropongono, comunque, di reperire quanto occorre per uscire da questa situazione stagnante.

Le iniziative effettuate nel tempo e da tempo, però, non appaiono sufficientemente convincenti per un motivo o un altro, dando l’impressione che il problema del lavoro possa essere sottovalutato, temporaneamente o sostanzialmente accantonato oppure affrontato in maniera tale da non riuscire a ridurre gli effetti della crisi che produce chiusura di imprese e conseguente riduzione dell’occupazione.

Spesso si ha l’occasione di sentire gli addetti discutere e convenire che non si può ridurre la tassazione. Ne consegue che non avrà luogo un aumento del reddito, né la crescita nella richiesta di prodotti e le imprese non realizzeranno la ripresa dell’attività e quindi neanche l’assunzione di soggetti in cerca di occupazione.

Inoltre aggiungono che, qualora lo si tentasse, gli effetti positivi si percepirebbero alla lunga, sarebbero, cioè, troppo lenti, non producendo gli effetti auspicati.

Coloro che sperano in iniziative correttive del corso attuale, ovviamente, trovano tali conclusioni inaccettabili.

Altre risposte su questa tematica risultano spesso incomprensibili, perché fortemente tecniche e lasciano chi si trova a voler capire, formulando varie ipotesi, senza mai la certezza di essersi almeno avvicinato alla realtà.

E’ ormai molto tempo che si assiste ad un susseguirsi di persone di sicuro spessore culturale, competenti e di esperienza che, pur avendo dichiarato di aver compreso la necessità di rimuovere gli ostacoli, non sono riuscite a trovare nuove vie, intaccando la fiducia che si era nutrita.

Nonostante tutto ciò, si resta, comunque, in attento ascolto, pronti a percepire la concretezza di proposte per una rapida soluzione di questo problema che rappresenta lo scheletro che sostiene l’esistenza dignitosa di ogni individuo, di cui, quindi, la stessa società non può non farsi carico.