70° DELLA LIBERAZIONE. La Resistenza è Donna

 Giulia Campaioli.

Quello che vi proponiamo qui sotto è la premessa al capitolo  “Le donne”, scritta e letta da Giulia Campaioli in occasione della serata di celebrazioni per il 70° anniversario della Liberazione a Cadoneghe (PD), lo scorso 23 aprile. Buona lettura.

Non voglio parlare qui delle innumerabili donne che furono staffette durante la Resistenza.

Non voglio parlarvi qui di tutte le madri, sorelle, nonne che assunsero il ruolo di capofamiglia mentre i loro mariti, fratelli e nipoti combattevano.

Non parlerò qui delle donne che svolsero un fondamentale ruolo di organizzazione e di supporto alle brigate partigiane, raccogliendo munizioni, alimenti, informazioni.

Non parlerò delle donne che il 16 Ottobre 1941 scesero in piazza in quella che fu probabilmente la prima vera iere e le ragazze che sperimentarono il dolore e la gioia di prestare soccorso ai combattenti.

Non ne parlerò, qui, non perché tutte queste donne siano state di poca importanza. Anzi, a molte di queste donne è stato riconosciuto il merito di aver avuto una parte importantissima nel movimento partigiano. I nomi di molte di queste donne ci sono noti, sono nomi famosi: Carla Capponi, Medaglia d’oro al valor militare, Nilde Iotti, che divenne responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna, Gisella Floreanini, la prima donna in Italia a ricoprire un incarico governativo nella Repubblica partigiana dell’Ossola, Laura Wronowska detta “Kiki” e  Maria Gemma Ratto, staffette, infermiere e guerrigliere, e poi Ada Gobetti, Irma Bandiera, Iris Versari, Tina Anselmi, e la lista è ancora molto lunga.

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Voglio che sappiate qui, oggi, che oltre a tutti i nomi noti, oltre alle medaglie, oltre ai riconoscimenti e ai numeri che potrete leggere, oltre a tutto quello che ci hanno insegnato, c’è tanto che non è stato detto. Ci sono tutte le donne che dopo aver rischiato la loro vita come staffette e messaggere tornarono alle loro famiglie, nelle loro case, alla loro vecchia vita, e di loro non si seppe più nulla. Ci sono tutte le donne che dopo aver lottato fianco a fianco con i partigiani si sentirono dire che non erano partigiane, che partigiani erano stati gli uomini che avevano accanto! Ci sono tutte le donne che si macchiarono del sangue dei loro fratelli nel soccorrerli e del nemico nella lotta, eppure una volta a casa tornarono a essere prigioniere dei propri mariti in casa propria.

Voglio parlare qui delle donne che noi oggi conosciamo e ricordiamo, e di tutte quelle di cui non sappiamo e mai sapremo i nomi, perché al loro ritorno dalla lotta partigiana queste donne incontrarono un muro di disinteresse, di diffidenza, talvolta di ostilità. Donne a cui si diceva che “se l’erano cercata”, che “sarebbero dovute rimanere a casa”, che, in pratica, non dovevano immischiarsi in politica, una cosa “da uomini”.

Voglio che oggi ricordiamo tutte le donne che hanno preso parte al movimento della Resistenza italiana, perché è grazie al loro impegno, alla loro intraprendenza, al loro coraggio, alla loro voglia di cambiare, se oggi siamo più forti e più libere.