Regionali, la corsa degli impresentabili sul carro del governatore

di Michele Sasso.

Si sfidano per un seggio in sette regioni: riciclati, razzisti, fasciocomunisti, omofobi senza pentimenti e trasformisti. Dalla liste per l’autonomia del Veneto fino ai cambi di casacca dei sostenitori di Vincenzo De Luca in Campania. Neppure i grillini sono al riparo dalle accuse di amicizie imbarazzanti.

La campagna elettorale per eleggere sette nuovi governatori si scalda soprattutto per la caccia all’impresentabile. Tra faide, scandali e candidature di basso profilo, le ultime due settimane prima del voto regionale del 31 maggio si stanno trasformando in un tiro al bersaglio contro il candidato.

Il curriculum delle amministrazioni “federali” non è esaltante: sedici parlamentini su venti sono finiti nelle indagini negli ultimi anni, e ora che c’è in ballo un posto da consigliere regionale (che vale fino a 10 mila euro di stipendio) si assiste a cambi di casacca, liste di autonomisti, trasformisti, opportunisti e indagati vari.In Veneto il mito di San Marco e la caccia ai voti fa dimenticare il curriculum di ex leghisti con un passato razzista e omofobo. In Campania, dove gli impresentabile sarebbero ben diciotto, dito puntato sull’ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, per aver imbarcato personaggi con un passato di destra-destra. Accusa mossa anche contro il candidato governatore di centrosinistra Michele Emiliano in Puglia.

L’AUTONOMIA PRIMA DI TUTTO

In Veneto sgomitano più di mille candidati per un posto a Venezia. La leva usata a sinistra e a destra per muovere voti è il sogno dell’autonomia, con liste last minute che evocano la nazione con il leone di San Marco.

In casa Pd non si è badato al curriculum: la renziana Alessandra Moretti ha ingaggiato Santino Bozza,
per la lista “Uniti per il Progetto Veneto autonomo
”. Bossiano di ferro ed ex consigliere regionale del Veneto della Lega Nord, Bozza è noto alle cronache per le sue uscite omofobe verso la comunità gay: «Da noi in Veneto si chiamano culattoni», aveva affermato nel 2012 ai microfoni della trasmissione radiofonica la Zanzara. «Non conosco la parola gay, io li chiamo culattoni. Gay è in inglese, io non conosco l’inglese. A me i gay non piacciono, se me li trovo vicino mi stacco di qualche metro. Sono diversi. Purtroppo esistono, sono malati, sbullonati».

Nella stessa lista ecco spuntare anche Stefano Venturato che nel 2009 da candidato alla presidenza della Provincia di Padova lanciava uno sciopero della fame ad oltranza «per rivendicare il diritto all’indipendenza del Popolo Veneto, diritto all’autodeterminazione delle genti Venete». E giù critiche contro «la vergogna italiota dei caregari e poltronari tutti preoccupati solo di mantenere il proprio culo incollato ad una sedia fregandosene degli altri e tradendo sistematicamente il mandato elettorale ricevuto dai cittadini». Oggi è pronto a diventare consigliere regionale con la ricetta del suo micropartito: «Disattivare il consiglio regionale e confermare la dichiarazione di indipendenza. In tal modo il Veneto in 5 anni potrà godere di 200 miliardi di euro in più, derivanti dall’interruzione della rapina fiscale (20 miliardi annui), del pagamento di interessi sul debito pubblico italiano».

Anche l’outsider Flavio Tosi ha aggregato sei liste per cercare di togliere voti al suo ex partito, la Lega Nord. Ecco Lista Tosi per il Veneto, il Veneto del Fare, Unione Nord-Est, Razza Piave – Veneto Stato, Famiglia Pensionati con Tosi, Area Popolare Veneto con Tosi.

Tutto un  programma “Razza Piave – Veneto Stato”, ovvero la formazione che fa capo all’ex presidente della Provincia di Treviso (e ora fedelissimo tosiano) Leonardo Muraro. In lizza Luciano Fior, una delle anime del movimento che alla passione politica unisce la guida della polizia provinciale di Padova.

Nell’Unione Nord Est c’è Adriano Bertaso, leghista della prima ora e ammiratore di Radovan Karadzic, ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia e tra i protagonisti politici delle guerre nella ex-Jugoslavia, incriminato per crimini di guerra e genocidio dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja. Superato a destra da Gianni Mamprim (Il Veneto del fare), il combattivo assessore di Monselice (nella bassa padovana) pronto alle barricate contro il piano nazionale dei profughi: «Non si deve creare un ghetto. Dev’essere il governo a trovare le soluzioni, noi ci metteremo con tutta la popolazione a sbarrare le porte».

Nella lista “Tosi per il Veneto” il duro e puro Daniele Stivial che con questo parole si unì alle uscite di Calderoli contro il ministro Cecile Kyenge: «Siamo profondamente sdegnati per i termini offensivi utilizzati da Calderoli nei confronti di una creatura di Dio quale è l’Orango. Riteniamo vergognoso che si possa paragonare un povero animale indifeso e senza scorta a un ministro congolese».

I FASCIOCOMUNISTI

Anche la Campania fa il pieno di candidati imbarazzanti: il Corriere del Mezzogiorno ne ha contati 18. A partire dal vulcanico ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca,condannato a un anno di reclusione (pena sospesa) per aver promosso «in totale assenza di motivazione» il suo braccio destro Alberto Di Lorenzo. Al momento della sentenza commentò: «Condanna demenziale, per aver usato l’espressione project manager invece di coordinatore». Se eletto potrebbe decadere in base alle legge Severino.

Nelle sue liste il fasciocomunista Carlo Aveta, ex consigliere regionale de «La Destra» è finito in una aspra polemica sui gay. «Si può ancora dire in un paese libero e democratico che questi mi fanno schifo?», scrisse sulla sua pagina Facebook riferendosi a tre omosessuali che si tenevano per mano e si baciavano a un gay pride. Poi la rettifica ma gli imbarazzi restano per la lista «Campania in rete» che sostiene l’ex sindaco.

Curriculum nero per Vincenzo De Leo da Casal di Principe: simpatizza per il Fronte nazionale ma dice: «Non sono di destra, sono entrato nel movimento perché appoggiava le mie battaglie contro i termovalorizzatori e quelle per la Terra dei fuochi». Poi c’è Diego Manna, in campo con «Lista Sud», figlio di Angelo Manna che negli anni ’80 era sempre il secondo degli eletti dopo il leader del Movimento sociale Giorgio Almirante.

Enricomaria Natale a forza di spingere al centro da Forza Italia  si è avvicinato a De Luca nonostante le ombre giudiziarie. Sul sequestro (e dissequestro) dei beni della sua famiglia, sulle indagini e gli arresti del padre a “l’Espresso” ha spiegato serenamente: «Non mi sento impresentabile» . Almeno «finché Renzi non farà il mio nome vuol dire che non si riferisce a me quando dice che ci sono candidati da non votare».

Anche Caldoro ha i suoi scheletri nelle liste. Massimo Ianniciello (Forza Italia) per ottenere rimborsi non dovuti avrebbe utilizzato fatture per operazioni inesistenti tramite una società di Bacoli, con oggetto il commercio all’ingrosso di rottami, amministrata da due svedesi irreperibili e intestata a un pluripregiudicato per droga e ricettazione. Con quest’accusa le Fiamme Gialle lo arrestarono nel 2012 e gli sequestrarono la casa a copertura di un presunto danno erariale di circa 65mila euro. Truffa aggravata e peculato, le ipotesi di reato.

Anche l’ex presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano, fu arrestato un anno fa per tentata concussione nell’affare delle nomine dell’Asl di Caserta. Oggi è candidato per il Nuovo Centrodestra nel collegio di Caserta. Alberico Gambino è stato accusato di presunti rapporti tra politica e camorra durante il mandato da sindaco del comune salernitano di Pagani. In attesa dell’udienza della Corte di Cassazione si candida con Fratelli d’Italia.

FERMATI AI BLOCCHI

L’ex sindaco Pd di Bari Michele Emiliano viene accusato di imbarcare di tutto: dagli ex fascisti agli indagati, ai berlusconiani. Il caso più eclatante è quello di Euprepio Curto, candidato nella lista dei popolari, che da giovane aveva la tessera del Movimento sociale ed è stato in parlamento con Alleanza nazionale. A Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Alleanza nazionale, mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che era uno dei coordinatori di Futuro e Libertà e stava con Gianfranco Fini. A Molfetta pronto alla sfida Saverio Tammarco, che faceva il capogruppo di Forza Italia. Un altro ex dirigente del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario: nel 2009 era consigliere comunale a Bari, promosso manager pubblico diventa sostenitore del sindaco democratico Antonio Decaro.

Tutti in corsa, mentre Carmela Cenicola ha fatto un passo indietro. Lei è sorella di Vincenzo Cenicola, condannato a 8 anni e mezzo per l’omicidio di Fabrizio Pignatelli e inserita nella lista «Noi a Sinistra per la Puglia» promossa da Nichi Vendola. Fermata ai blocchi di partenza come Daniele Comandini, candidato grillino al consiglio regionale in Liguria, che si ritira dalle elezioni dopo le polemiche per la sua amicizia con il figlio di un presunto boss mafioso. Accuse respinte e candidatura saltata ma nessun ripensamento per Comandini: «Delle mie amicizie strumentalizzate per screditarci, ne vado fiero e ne vado a testa alta, perché è l’amicizia di chi ha morale, dignità, coraggio da vendere».

Da L’Espresso.it – 18 maggio 2015