Raffaele Cantone, lo “scudo umano” di Renzi. Dall’Anticorruzione verso nuovi orizzonti

di Susanna Turco.

E’ il presidente di una Autorithy, ma lo si tratta ormai come una specie di riserva della Repubblica. Adesso si vocifera di lui come possibile nuovo Guardasigilli. E le sue frasi su Milano “capitale morale” e Roma “priva di anticorpi”, così come i battibecchi con l’Anm, indicano che qualcosa si muove.

Il suo ultimo dissidio con l’Anm, ma soprattutto le parole su Milano “capitale morale” e Roma “ancora priva di bagaglio di anticorpi” contro il malaffare, lo hanno spinto un altro pezzetto più in là. E bisogna fare uno sforzo di concentrazione, per ricordarsi che a pronunciarle è “soltanto” il presidente di una Autorithy, sia pur importante come l’Anac.

Raffaele Cantone, detto anche – nel tempo – professionista dell’anticorruzione, profeta della trasparenza, zar della legalità, giano bifronte tra renzismo e magistratura, occupa infatti oramai un posto unico nel panorama pubblico: ancor prima che un simbolo, è uno scudo.

Come a dire: abbiamo (per la Corte dei conti) un monte tangenti stimabile in 67 milioni di euro, metà della corruzione europea: sì, ma abbiamo pure Cantone. Una specie di purificazione preventiva, la garanzia della coscienza a posto – o almeno della speranza di. Vale forse come sentimento comune, vale per Renzi certamente: il premier non a caso lo porta in effigie come una Madonna Pellegrina, un lasciapassare umano, il contrario logico di istituzioni “inutili” come il Cnel; e, per tramite suo, ottiene una bella fetta della credibilità necessaria a presentarsi come un Berlusconi buono, che abbassa le tasse ma va pure d’accordo con i giudici, che alza a tremila euro il limite per il contante, ma conferisce all’Anac tutti i poteri che vuole (o quasi).

“Stiamo provando ad esportare il modello Expo a Roma, ma è difficile, manca la sinergia istituzionale”. Così Raffaele Cantone, a Milano per ricevere da Giuliano Pisapia il sigillo della città. Il presidente dell’Anac, autorità nazionale anticorruzione, ha spiegato le difficoltà riscontrate nei controlli in vista del Giubileo. “Sono orgoglioso di ricevere questa onorificenza” ha poi concluso “nel momento in cui Milano riappropria del ruolo di capitale morale”.

Tanto è particolare il ruolo e la fisionomia, che in questi mesi Cantone è parso buono per qualsiasi incarico. Tipo riserva della Repubblica, ma di nuovo conio. C’è da sostituire ai Trasporti Maurizio Lupi? Mettiamo Cantone. Presidente della Repubblica? Mettiamo Cantone. Sindaco o commissario di Roma? Mettiamo Cantone. Primarie Pd? Spunta la tentazione Cantone.

Spunta, immancabilmente, in un panorama politico tanto scarno di personaggi credibili quanto ansioso di dimostrare la sua capacità a indicarne uno. A forza di farlo “spuntare”, a un certo punto il Fatto si è spazientito: “Comincia a venire il dubbio che “Cantone” sia il nome volgare di una qualche pianta spontanea, un fungo che fa capolino dopo un acquazzone”.

Adesso, l’ultima che gira per i Palazzi è che venga lusingato per un eventuale cambio della guardia a Via Arenula. Il Guardasigilli Andrea Orlando, forse il più eretico tra i piddini al governo, ha già fatto un sacco di cose e lo si vede che scalpita, tra dichiarazioni pro-Marino e pro-unioni civili. E allora chi ci vuoi mettere? Ma Cantone naturalmente.

Era del resto quello il ruolo che Renzi aveva pensato per il magistrato anticamorra e anti-Casalesi, prima che Napolitano si mettesse in mezzo. Ma son passati quasi due anni, è dubbio che l’interessato sia interessato. Non solo perché sin qui, ha sempre ufficialmente declinato nuovi posti con l’argomento che “voglio portare il mio incarico fino in fondo”. Ma anche perché “in fondo”, a conti fatti, significa fino al 2020, ben oltre la scadenza naturale della legislatura. Senza considerare i precedenti: “I magistrati in politica non hanno dato gran prova di sé”, spiegò una volta il capo dell’Anticorruzione.

Molto meglio dunque l’incarico solido, ma liquido, nell’Autorithy: vigilare, controllare e supervisionare la pubblica amministrazione e le sue partecipate. E nel contempo intonare le migliori intenzioni sulla giustizia e le doglianze mediatiche sulla corruzione. Che poi serve anche quello.

Così Cantone, a specie di Minosse dantesco, bacchetta, blocca, commissaria, denuncia, timbra, sospende. Dall’Expo alla Capitale, dal Cara di Mineo all’Alta velocità, dal Giubileo all’Atac passando per i venticinque punti su cui consiglierebbe di cambiare la legge Severino: la parola migliore per dirlo è “la scure”. La scure di Cantone. Imbracciata stavolta da un uomo dello Stato, piuttosto che da un grillino qualsiasi.

Ma naturalmente un futuro diverso è sempre dietro la porte, e il conflitto crescente con la magistratura (di cui pure è membro in aspettativa), così come le parole politiche su Roma e Milano, lo significano alla perfezione. Precedenti di magistrati in politica permettendo.

Da L’Espresso.it – 30 ottobre 2015