Qualcuno dimentica le colpe dell’Italia fascista

di Marco Fraquelli.

Se non ci fosse di mezzo la terribile tragicità che il solo ricordo di Auschwitz richiama alla nostra memoria, la polemica sollevata da Il Giornale nei confronti del Der Spiegel, che in buona sostanza ci considera un popolo di codardi, sarebbe potuta anche passare per una specie di battibecco da bar, o da stadio, se non una lite tra coniugi un po’ acidi e nevrotici che si rinfacciano vicendevolmente i rispettivi difetti.
Ma Auschwitz è il simbolo per eccellenza dell’Olocausto, cioè del più grande massacro di innocenti mai avvenuto nella Storia. E per di più, cosa che lo rende l’evento più esecrabile di tutti i tempi, un massacro scientificamente e razionalmente pianificato nella famosa Conferenza di Wannsee a gennaio 1942, quando 15 alti papaveri del nazionalsocialismo misero a punto la cosiddetta «soluzione finale».

L’assurdità di ricordare Auschwitz ai tedeschi che ci rinfacciano Schettino.

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DAI TEDESCHI SOLO LUOGHI COMUNI. Chiaro che l’uscita di Der Spiegel non faccia piacere, ci mancherebbe. E che riveli, al netto dei toni offensivi e dei luoghi comuni, un atteggiamento persino infantile. Ma la replica de Il Giornale appare, se possibile, ancora peggiore. E storicamente ambigua.
È indubitabile che Auschwitz e la Shoah siano stati concepiti in Germania. Ed è altrettanto incontrovertibile che Adolf Hitler fosse il cancelliere del Reich. Ma quando si dice che i 6 milioni di ebrei trucidati dai nazisti furono trasportati via treno fino ai campi di sterminio, forse bisognerebbe anche ricordare chi li caricò su quei treni. Furono solo i tedeschi? Nemmeno per sogno.
COLLABORAZIONE DI ALTRI PAESI. I tedeschi poterono infatti avvalersi della collaborazione più che zelante (in qualche caso così tecnicamente perfetta da meritarsi elogi pubblici da parte dei gerarchi nazisti) di migliaia e migliaia di ‘aiutanti’ di altri Paesi. Italiani compresi.
Dall’Olanda al Lussemburgo, dalla Norvegia alla Polonia, dalla Slovacchia alla Ucraina, passando per la Francia, tutti i Paesi collaborazionisti dei nazisti (non necessariamente occupati dai tedeschi) si produssero in una spettacolare, tocca dirlo, quanto efficiente macchina da deportazione.
DALL’ITALIA OLTRE 6 MILA EBREI. Secondo le stime più attendibili, gli ebrei arrestati e deportati dall’Italia furono 6.807, di cui 5.791 uccisi. Anche nel caso del nostro Paese, poi, il meccanismo messo a punto da un accordo tra i ministeri degli esteri tedesco e del nostro Paese fu tecnicamente perfetto: gli italiani avrebbero pensato alle ricerche domiciliari, agli arresti e alla traduzione nei campi di transito; i tedeschi, alla deportazione vera e propria nei campi di sterminio.
Insieme con il tema dell’Olocausto, Il Giornale solleva anche, come ovvio, quello più ampio del razzismo antisemita della Germania, che dell’Olocausto fu una delle principali cause scatenanti. Ma anche qui bisognerebbe ricordare che i tedeschi non furono certo gli unici.
ANTISEMITISMO DEL FASCISMO. Si è molto dibattuto, in sede storiografica, di antisemitismo fascista. E solo dopo molti decenni si è finalmente potuto smentire – prove e numeri alla mano – il presunto antisemitismo «riluttante» di Benito Mussolini e camerati. Studi molto circostanziati e documentati hanno potuto dimostrare come, all’opposto, i sentimenti antisemiti dei fascisti fossero ben più radicati e convinti di quanto si sia spesso detto.
In altri termini, l’antisemitismo fascista non fu semplice imitazione di quello tedesco. Non fu, insomma, un razzismo di circostanza, bensì un atteggiamento pienamente condiviso. Ovviamente con tutte le differenze del caso: non fosse altro che per la diversa dimensione della presenza di cittadini ebrei nei due Paesi e della loro posizione ai vertici del potere economico e finanziario, per esempio. E con le molte e benemerite eccezioni – ricordate anche da Il Giornale – alla Perlasca (che comunque, pur essendo fascista convinto, non aveva alcun ruolo né politico né militare).
DIMENTICATA L’IRONIA ALL’ITALIANA. Insomma, giusto e doveroso polemizzare con Der Spiegel, che peraltro è recidivo: indimenticabile la copertina dedicata a Silvio Berlusconi immortalato come un boss della mafia, e prima ancora quella con il piatto di spaghetti con pistola fumante. Eppure si potevano anche toccare altri argomenti; si poteva replicare al profluvio di luoghi comuni e sciocchezze propinate dal settimanale tedesco magari sfoderando quell’ironia che di certo a noi italiani non manca: sarebbe bastato scorrere la Rete che in queste ore sta facendo a fette, con straordinario sense of humour, l’autore dell’infelice articolo.
Ma così ci siamo per lo meno avventurati su un terreno un po’ scivoloso, nel quale anche gli italiani qualche inciampo l’hanno preso, dato che l’Italia era pur sempre alleata con la Germania nazista, e mica, che so, dell’Inghilterra o della Nuova Zelanda. Asinum asellus culpat, dicevano i latini. Anche questa volta l’asinello ha incolpato l’asino.

Venerdì, 27 Gennaio 2012 www.lettera43.it