Plebisciti

di Giuseppe Tramontana.

Tra i più affascinanti e magici luoghi di Sicilia vi è Selinunte. Chi ci si è recato sa di cosa parlo. Uno spettacolo meraviglioso con quelle due colline prospicienti dell’Acropoli su cui si ergono templi e colonne, sullo sfondo il Mediterraneo scintillante. C’è una storiella collegata a Selinunte. Tra le varie colonne semidistrutte, ce n’è una gigantesca, magnifica, alta qualcosa come 16 metri. Viene chiamata, dai marinai della zona, “lu fusu di la vecchia” perché, si diceva, al tempo della Selinunte greca, veniva usata come un fuso per filare dalle anziane. Questa colonna ha una particolarità. Vista da lontano, non sembra così grande come effettivamente è. Ci si rende conto della sua imponenza solo da vicino e se ne ha conferma definitiva solo, si dice, se almeno sette persone, tenendosi per mano, tentato di circondarla con un unico abbraccio. Questa storiella mi ha fatto rammentare il cosiddetto “plebiscito” per l’indipendenza del Veneto e, automaticamente, l’Italia e la sua struttura unitaria. Ora, proprio come la colonna di Selinunte, l’Italia, vista da lontano è piccina, malmessa, rattoppata, semidiroccata. E’ la vicinanza, la conoscenza della sua storia e delle sue potenzialità che ce la fa apprezzare. E man mano che la conosciamo, scoprendone storia e grandezze, arte e inventiva, sconfitte e aneliti, apprezziamo la sua bellezza. Ma, infine, è solo abbracciandola tutti insieme – tutte e venti le Regioni insieme – che traspare la sua magnificenza e tutto il dolore e il sudore e il sangue che sono costati tale meraviglia. Ed anche l’enorme responsabilità spettano a noi e alle generazioni future semplicemente per il fatto di essere nati italiani, prima che veneti, pugliesi, sardi o valdostani.