“Per Amor Vostro”. Una preghiera laica e post-moderna firmata Giuseppe Gaudino

di Giusy Paesano Jackman.

“Per me si va ne la città dolente,

 per me si va ne l’etterno dolore,

 per me si va tra la perduta gente”

Inferno, Canto III

In principio era il Verbo e il Verbo era Napoli e Napoli era corpo, corpo di donna di nome Anna. Anna la “capasciacqua”, Anna la “testa vuota”, con addosso sempre lo stesso cappotto come fosse inverno perenne. Anna che riesce finalmente a procacciarsi un lavoro come suggeritrice televisiva e a dividersi tra i tre figli (di cui uno sordomuto) e un marito violento. Anna che canta e prega, Anna che asseconda, Anna che ingoia rospi e la cui storia pian piano si dipana in un bianco e nero disteso interrotto magicamente da prorompenze di colore. E la storia di Anna è già tutta lì quando spalanca le finestre della sua casa affacciata sul mare e il suo sguardo si fa liquido, aereo, trepido e nel contempo minacciato da nuvole basse – troppo basse – che incombono. Qualcosa grava sul destino di Anna, qualcosa di già scritto, profetizzato da quelle nubi. La vediamo anche bambina in un convento di suore nell’atto di mettere in scena un rito pasquale imbragata in un tentativo di volo intenta a ripetere salmi e melodie. Anna che è in realtà come molte donne del Sud, colpita – scissa – dimidiata, donne a cui è stato riconosciuto poco o nulla, immolate al marito e alla famiglia e ad un cielo che si vorrebbe misericordioso, a cui spesso si guarda come in attesa. Anna che respira e di quel respiro – sotto il profilo stilistico – si fa “veicolo” il montaggio, sorprendente, di Giogiò Franchini, un montaggio che è anima delle cose e di Napoli e parte, esso stesso, di una tessitura estetico/narrativa polisemica e ipercodificata, ardua (che funziona, oltretutto, da “sottotesto” del vissuto della protagonista e da cassa di risonanza del suo inconscio) ottenuta attraverso una stratificazione di linguaggi diversi: cinema e metacinema, bizzarrie e straniamenti da videoarte, linguaggio dei segni, asincronismo e ridondanza del sonoro, citazioni pittoriche, canzonette anni’60. La citazione dell’incipit del terzo canto dell’Inferno declamato dalla voce di Anna e’ incubo ed estasi in questa Napoli dell’ estasi e dell’incubo. Napoli come “Stromboli” di Rossellini nella sequenza – bellissima – dei Campi flegrei in cui si sprigionano effluvi miracolosi, non si sa bene se mortiferi o salvifici. Perché tutto sembra potersi improvvisamente ribaltare (persino l’inquadratura) e ogni cosa recare con sé una rivelazione e il suo opposto. Anche la natura si fa segno filmico in un costante gioco di rimandi e di negazioni e tutto assume connotazioni non univoche perché non c’è univocità nelle cose di Napoli (né del mondo), nè puo’ essercene. Napoli consustanziale, Napoli umorale, Napoli carnale, Napoli viscerale, Napoli febbrile, Napoli ridondante, Napoli appassionante. Napoli multiforme come multiforme è lo stile personalissimo, magmatico, di Giuseppe Gaudino. E il film e’ un inno: al cielo di Napoli, al paesaggio, al ventre di una città sventrata che annaspa eppure respira, un inno che arriva – caparbio – a ben diciotto anni di distanza dall’opera prima del regista, “Giro di lune tra terra e mare” e che vibra in ogni piega anche grazie a quello sguardo di donna sospeso e smarrito tra terra e cielo, inferi e Paradiso, un Paradiso inteso come riscatto da sempre agognato e mai raggiunto. Un cielo che non ha nulla da offrire se non se stesso e che è bello anche così, cielo dello stupore e del candore, anche se si sa bene che da lì non arriverà mai nulla e tocca salvarsi da soli, tra catacombe, vicoli, santi, voli pindarici e senza rete. Da sole, soprattutto se donne. Da sole e senza rete. Da sole e per amore. Solo per amore. Perchè è solo per amore che ancora si girano film cosi’.

Titolo originale = ”Per amor vostro”; Paese di produzione = Italia, Francia; anno= 2015; durata=110 minuti; colore=b/n-colore; Genere=drammatico; Regia=Giuseppe Gaudino; Soggetto= Giuseppe Gaudino; Sceneggiatura = Massimo Gaudioso, Giuseppe Gaudino, Isabella Sandri, Lina Sarti; Produttore=Riccardo Scamarcio, Viola Prestieri, Gaetano Di Vaio, Giuseppe M.Gaudino, Dario Formisano; Distribuzione= Officine Ubu; Fotografia= Matteo Cocco; Montaggio=Giogio’ Franchini; Musiche=Epsilon Indi; Scenografia: Flaviano Barbarisi, Antonella Di Martino; Costumi= Alessandra Torella.