Peppino Impastato, in una lettera anonima il piano per ucciderlo

di Valentina Sanseverino.
E’ spuntata ieri pomeriggio all’improvviso, da un cassetto della biancheria di mamma Felicetta, quella vecchia lettera ingiallita che annunciava, un anno prima dell’assassinio, la sorte che sarebbe toccata a Peppino Impastato.
Una lettera shock in cui saltano fuori i nomi di un compagno comunista di Peppino che lo avrebbe tradito, di un uomo delle forze dell’ordine ancora in servizio nel palermitano e il tentativo di far ricadere la colpa del suo omicidio sui fascisti. A 35 anni di distanza dalla morte dell’attivista politico di Cinisi, il giallo del suo delitto – per cui sono stati condannati i mandanti ma mancano gli esecutori materiali – si fa ancora più intricato.
Dopo le due archiviazioni del caso, prima nell’ ’84 e poi, di nuovo, nel ’92 e dopo la riapertura delle indagini dell’Aprile del ’95 – che portò alla condanna all’ergastolo del boss Tano Badalamenti, morto prima dell’arresto in un centro medico penitenziario di Ayer (Massachusetts) il 30 aprile 2004 e del suo braccio destro Vito Palazzolo – si riaprono le indagini sul brutale assassinio della giovane voce ribelle di Radio Aut, caduto sotto i colpi della mafia il 9 maggio del 1978.
L’ipotesi che il suo assassinio – fatto passare per un attentato suicida, in modo da screditarne l’immagine – fosse stato lungamente premeditato, è diventata certezza dopo il ritrovamento della missiva, avvenuto ieri ad opera del fratello di Peppino, Giovanni, e dell’amico Claudio Lacamera, nel corso delle pulizie dellla stanza della mamma di Peppino, Felicia Bartolotta, sita in un’ala della Casa della Memoria di Cinisi, oggi bene di interesse storico-culturale della città.
Nessuno aveva messo più piede in quella vecchia stanza dal giorno della morte di Felicia, il 7 dicembre del 2004, e nessuno poteva immaginare che in quel cassettone degli anni ’50 si nascondesse, da oltre 35 anni, la chiave per sciogliere il giallo della morte di Peppino: si trova lì, tra le pagine di quella lettera anonima indirizzata proprio a Peppino, forse ritrovata dalla mamma dopo la morte del figlio e nascosta per chissà quale motivo o forse ricevuta proprio da lei ed occultata per non allrmare lo stesso Peppino, sottovalutandola. Si perché dal suo contenuto emergono indizi che oggi suggeriscono una nuoiva chiave di lettura dell’omicidio: “Ti faranno male” si legge nella missiva, probabilmente scritta da un amico di Peppino ben 13 mesi prima dell’omicidio ordinato dall’allora numero uno di Cosa Nostra Tano Badalamenti. Omicidio la cui colpa, avvisava “l’amico”, sarebbe stata fatta ricadere sui fascisti e i cui risvolti avrebbero “bruciato” politicamente anche la memoria le azioni di Peppino. “Guardati bene dai tuoi veri nemici”, suggerisce riferendosi, in particolare ad un compagno del Partito Comunista: si tratta di Franco Maniaci, ex vicesindaco di Cinisi dell’epoca, che si era andato a scusare dal boss Badalamenti e da un tale Finazzo (al momento ancora da identificare) per le offese a loro rivolte dall’amico Peppino, sui cui scaricava tutte le colpe delle accuse, scagionando il suo partito.
Ma c’è ancora un nome che viene fuori dalla lettera: è quello di un uomo delle forze dell’ordine, su cui la stampa ha scelto di mantenere il silenzio in vista, si spera, di nuovi approfondimenti investigativi.
29 Marzo 2013, you-ng.it