‘Odissea’ di Mario Perrotta, all’ex manicomio P. Pini di Milano

 di Paolo Rausa.

‘Da vicino nessuno è normale’: è iniziata vent’anni fa e continua con successo di pubblico e di proposte culturali la rassegna estiva di musica, teatro, spettacoli di ogni genere che sperimentano in questo spazio di dolore e di reclusione la libertà di abbattere muri, delle differenze e delle diffidenze con chi è diverso da noi, cosiddetti normali. Una scelta coraggiosa che si misura nel campo del sapere, della conoscenza, dell’ospitalità e della convivenza, perché, come diceva don Tonino Bello, ‘Non basta mangiare, bisogna mangiare insieme! Non basta avere un pane e ognuno se lo mangia dove vuole: bisogna poterlo mangiare insieme! Di qui la nostra missione: sedere all’unica tavola, far sedere all’unica tavola i differenti commensali senza schedarli, senza pianificarli, senza omologarli, senza uniformarli. Questa è la pace: convivialità delle differenze’. Un programma che qui troviamo applicato e coniugato nei molteplici aspetti delle proposte culturali e sociali. Ospite di grande prestigio il 24 giugno scorso l’attore Mario Perrotta, che si cimenta con il testo classico, l’Odissea di Omero, da lui scritto, diretto e interpretato. Lo accompagnano attivamente sulla scena Mario Arcari, al clarinetto, oboe e percussioni, e Maurizio Pelizzari, alla chitarra e tromba. Ma sulla scena domina il suo genio irrequieto e instabile, persino nella lingua, dominata nelle espressioni gergali di un salentino espressivo già utilizzato nel passato per le sue esibizioni teatrali che ricordano la ‘enuta’ e ‘la turnata’. In questo spettacolo da lui magistralmente condotto egli è Telemaco, alle prese con l’assenza del padre. Omero è Antonio, un pescatore che sulla spiaggia nutre il mare gettandogli le cozze pulite, i mitili, e in cambio si fa raccontare le storie degli uomini. Antonio è saggio e imperturbabile. Non ha rapporti con nessuno, se non con il mare che si apre come per inghiottire la terra, spaventoso, ma che si ferma davanti al limite fissato da una linea da lui tracciata sulla sabbia. Telemaco è disperato. Non può non credere ad Antonio. Ammira le gesta dell’eroe, suo padre, ma lui non lo ha mai visto. Che padre è? – si       chiede. Intanto la madre si schernisce dalla folla, che la irride e non si affaccia neppure alla finestra per farsi vedere. Telemaco deve fare i conti con tutti e con i suoi compagni di giochi. Racconta le storie di Antonio che le ha sapute dal mare, che a sua volta le estrae dai corpi degli uomini. E così il suo amico ascolta la storia inverosimile del ciclope e l’astuzia di Ulisse-Nessuno, la mètis. E le altre avventure da Circe, che gestisce un luogo di piacere. Alla fine delle sue dis/avventure Ulisse ritorna a rivedere la sua casa, ma non ha il coraggio di entrare. Sparisce per sempre dietro nuove imprese, mentre Telemaco divenuto sempre più grande si interroga sui grandi temi dell’esistenza senza l’apporto di una parola saggia che consoli, senza una carezza che lo inciti a vivere con coraggio. Si consuma così lo spettacolo di Perrotta, che cambia toni, personaggi, storie raccontate, rotea, salta, implora, bestemmia, in italiano, in salentino, nella lingua ‘ca mamma e tata me ‘mparasti ddicu’ racconta il poeta. Straordinario, un grande mattatore, un grandioso attore che si è misurato in una prova difficile ma dal grande effetto, degna del suo mentore Ulisse, come lui polúmetis. Il programma di spettacoli continua in ‘Da vicino nessuno è normale’ all’Ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, 11 giugno-23 luglio, via Ippocrate 45 Milano, olinda@olinda.org, www.olinda.org, tel. 02 662000646

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