Nucleare, da chi viene la minaccia?

di Angelo Baracca.

Il vero pericolo non sono la Corea o l’Iran ma le 17.000 testate, di cui un terzo schierate e operative, che appartengono ai paesi che le detengono «legalmente».
Mi auguro che il fatto che uno scriteriato dittatorello tenga con il fiato sospeso il mondo intero con la folle minaccia di un attacco nucleare faccia ragionare un minimo la gente, se non è obnubilata dalla retorica dei mezzi di (dis)informazione.
Da anni viene denunciato come la maggiore minaccia alla sicurezza mondiale il programma nucleare dell’Iran, che almeno per ora la bomba non ce l’ha. Ora l’armageddon dipenderebbe da un paese che può avere al massimo alcune testate (di dubbia sofisticazione ed efficienza, ma pur sempre bombe nucleari) e dei missili di dubbia affidabilità. Dunque, se non ci fossero questi «terroristi» dell’Iran e del Nord Corea sarebbe tutto regolare?
Ristabiliamo per lo meno il senso delle proporzioni e le vere responsabilità. Vi sono nel mondo più di 17.000 testate intatte: anche se «solo» un terzo circa sono schierate e operative. Il decantato trattato Nuovo-Start del 2010 tra Usa e Russia non prevede riduzioni significative entro il 2017, e l’aumento delle tensioni internazionali non fa molto sperare in ulteriori accordi. Al contrario, tutte le 11 potenze nucleari stanno investendo impegno e somme considerevoli nell’ammodernamento degli armamenti nucleari: non è certo un segno di volontà di disarmo, ed indica invece la crescente propensione ad utilizzarli effettivamente (l’Unione Sovietica aveva adottato il no-first-use, ma dopo il suo crollo Mosca non ha rinnovato questo impegno). Gli arsenali nucleari sono troppo pieni, una riduzione fisiologica è una misura di efficienza e riduzione dei costi.
Questa è la vera minaccia che grava sull’umanità. Una minaccia che un parere della Corte Internazionale del 1996 dichiarò in contrasto con il diritto internazionale: e poiché la «minaccia» è connaturata a queste armi, non ci vuole molta perspicacia per concludere che la loro esistenza e detenzione sono illegali. Ecco dunque chi attenta alla legalità e alla sicurezza. Appena un mese fa le 5 potenze nucleari che siedono nel Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) hanno boicottato con arroganza l’incontro promosso a Oslo per la messa al bando delle armi nucleari, a cui hanno partecipato i rappresentanti di ben 132 paesi e della società civile.
Ai paesi che possiedono i maggiori arsenali nucleari questi servono per mantenere una minaccia ultimativa. I paesi che si sentono minacciati cercano di dotarsene per bilanciare questa minaccia: la Corea del Nord lo fece tra il 2003 e il 2006, quando Bush ruppe gli accordi di cooperazione stipulati da Clinton. L’Iran, che evidentemente aspira al riconoscimento di potenza regionale, è sotto il ricatto destabilizzante dell’arsenale nucleare di Israele, mantenuto tra l’altro sotto un’ambiguità, al di fuori dei trattati, che ne aumenta il carattere illegale. Non sono ovviamente «giustificazioni», non possiamo accettare che la Corea e l’Iran possiedano la bomba: ma non possiamo disconoscere le loro ragioni, e le responsabilità che vi stanno dietro. Finché le armi nucleari esisteranno, il rischio estremo graverà sull’umanità.
Detto questo, la Corea del Nord sarebbe suicida se effettuasse un attacco nucleare, perché verrebbe cancellata dalla carta geografica prima che i suoi missili arrivassero sull’obiettivo (ammesso che ci arrivino). Anche se … Già, perché c’è un «se»: che vale non solo per la Corea, ma grava costantemente su tutto il sistema di armamenti nucleari da quando esistono. Basta un nulla, infatti, segnalare un «allarme per errore» e scatenare una risposta nucleare massiccia, e quindi il finimondo. Una circostanza che si è verificata molte volte nell’Era Nucleare, e che è stata sventata solo per fortuna, o per la saggezza di qualcuno. Questo è il nucleare!
E per l’occasione non è male ricordare la settantina di testate americane che rimangono schierate in Italia, residuati della Guerra Fredda che costituiscono un pericolo permanente. Noi per primi, dunque, abbiamo pesanti responsabilità.
12.04.2013, da il manifesto