Netzpolitik, continua la guerra sulla libertà di stampa

di Stefania Maurizi.

Il caso dei due giornalisti tedeschi del giornale online  indagati per tradimento è un nuovo round per il giornalismo investigativo sulle attività delle agenzie di intelligence e sui loro piani di sorveglianza della Rete.

Uno spettro si aggira per l’Europa. Ed è il tentativo di mettere a tacere i giornalisti che pubblicano i segreti più scomodi, quello che riguardano l’intrusione dello spionaggio statale nella nostra vita quotidiana. L’ultimo caso è avvenuto in Germania, dove Markus Beckedahl e Andre Meister della rivista netzpolitik.org sono stati accusati di alto tradimento per avere pubblicato una serie di inchieste sull’ampliamento dei poteri di controllo del Web da parte dell’intelligence di Berlino.

L’indagine nei loro confronti ha scatenato una mobilitazione internazionale. Oggi, è stata pubblicata una lettera (qui in inglese) in cui decine di giornalisti – con il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, in testa – chiedono di mettere fine all’istruttoria sui due reporter e sulle loro fonti, perché «l’indagine rappresenta un attacco contro la libera stampa» e perché «le accuse di tradimento contro giornalisti che fanno semplicemente il loro lavoro è una violazione dell’articolo quinto della Costituzione tedesca».

Ma il caso è diventato uno scontro sul rapporto tra libertà di stampa e poteri istituzionali. Il governo infatti ha assunto una posizione critica nei confronti della mossa dei magistrati nei confronti dei due reporter. E il procuratore federale tedesco Harald Range ha replicato con un comunicato in cui accusava l’esecutivo di interferire con l’attività della procura e mettere a rischio l’autonomia della magistratura. Troppo. Tanto che ieri il ministro della Giustizia Heiko Mass lo ha sospeso, sostenendo che «le azioni e il comunicato del procuratore non sono comprensibili e hanno trasmesso un messaggio sbagliato alla collettività».

Range è lo stesso magistrato che ha chiuso l’indagine contro la Nsa statunitense per lo spionaggio ai danni della cancelliera Angela Merkel, rivelato dai file di Edward Snowden (qui il Guardian in inglese). E la decisione di procedere contro i due cronisti formulando un’accusa così pesante ha sorpreso l’opinione pubblica tedesca.

Finora la Germania aveva assunto il ruolo di oasi per chi lotta in difesa della libertà di informazione. Molti dei talenti del computer, attivisti, giornalisti che hanno lavorato al caso Snowden e ai file di Edward Snowden, come la giornalista di WikiLeaks, Sarah Harrison, la giornalista e premio Oscar, Laura Poitras, e il reporter ed esperto di Tor, Jacob Appelbaum, hanno trovato accoglienza a Berlino. E il parlamento federale è l’unico in Europa ad avere istituito una commissione d’inchiesta per fare luce sulle attività dell’americana National Security Agency (Nsa) contro il governo e la popolazione tedesca. Mentre nessuna istruttoria su questo fronte è stata portata avanti dalla magistratura, che invece è stata determinata nel mettere sotto accusa i cronisti.

Con la rimozione del procuratore, l’istruttoria sembra destinata a cadere. Ma lo scontro sul caso Netzpolitik è solo un nuovo capitolo di una sfida globale sulla libertà della stampa di tutto il mondo e la possibilità di indagare sulla dilatazione dei poteri affidati ai servizi segreti per il controllo della Rete. Poteri giustificati dalla lotta al terrorismo che già nel caso della Nsa si sono rivelati fuori dalle regole democratiche. Una battaglia che è cominciata con le rivelazioni di WikiLeaks e quelle di Edward Snowden che hanno portato alla decisione del governo britannico di ordinare la distruzione dei computer del Guardian usati per custodire i file segreti.

Da L’Espresso.it – 5 agosto 2015