Ndrangheta business, dalle macerie emiliane alla vetrina dell’Expo

Duecento chilometri separano i paesi del cratere sismico emiliano e i cantieri delle opere connesse a Expo 2015. Ma Esposizione universale e ricostruzione in Emilia, nonostante protocolli e controlli serratissimi, sono diventate la grande mangiatoia per le aziende dei clan di ‘ndrangheta. La conferma, se ce ne fosse bisogno, è nell’ultima attività svolta dal Girer, il gruppo interforze creato per vigilare sui lavori post terremoto in Emilia. Gli esperti, guidati dal poliziotto Cono Incognito, in appena due anni hanno bloccato 77 imprese, la maggior parte con sede legale nel Nord Italia. Molte di queste avevano in ballo lavori sia per l’Expo sia per i cantieri emiliani.

Dalle ultime informative inviate alle prefetture di Modena e Milano i detective ricostruiscono i rapporti di una società, la modenese Grandedil, con base a Nonantola. Che in Emilia, in particolare nel modenese, è molto conosciuta e apprezzata. Per questo risultava già iscritta nell’elenco delle ditte ‘mafia free’. Ma un corposo dossier degli investigatori ha permesso la sua estromissione. Il Prefetto l’ha così cancellata dalle “White list”, gli elenchi di aziende pulite la cui iscrizione è obbligatoria per entrare nella ricostruzione.

La Grandedil è stata interdetta ed è quindi fuori dall’albo speciale. Un provvedimento adottato dalla prefettura di Modena che è stato subito recepito dal prefetto di Milano. Già, perché Grandedil fa parte di un consorzio che ha conquistato una bella fetta di milioni, più di 36, nell’ambito dei lavori per Expo. Si tratta della Tangenziale esterna milanese, una grande opere connessa all’esposizione universale.

Nell’ambito di questo cantiere sono state sospese già 22 imprese. Il motivo è sempre lo stesso: legami con le ‘ndrine. Gli investigatori hanno scoperto che l’impresa modenese ha subappaltato lavori per quasi un milione di euro a due aziende legate alle cosche della’ ndrangheta. Nel 2014 ha affidato per 500 mila euro il trasporto di terra e rocce alla Trasporti Tripodi che la prefettura di Reggio Calabria aveva stoppato alcuni anni prima proprio perché infiltrata dalle ‘ndrine. Poi c’è un secondo contratto stipulato da Grandedil con la Edilscavi di Bergamo,  finita all’attenzione della procura antimafia di Milano. In totale valgono 400 mila euro gli affidamenti concessi a questa ultima impresa. Edilscavi insieme alla Skavedil sono al centro dell’indagine “Quadrifoglio” sulla famiglia Galati, «espressione della potente ‘ndrina Mancuso di Limbadi, provincia di Vibo Valentia». In pratica l’amministratore di Skavedil è il cognato di Giuseppe Galati, che gli inquirenti ritengono un vero affiliato.

Ma c’è di più. Ad aver insospettito gli investigatori anche l’anomalo passaggio, negli ultimi tre anni, di 42 dipendenti da aziende più che sospette alla Grandedil. Tra queste ce ne sono diverse che hanno preso appalti nel cantiere della Tangenziale e non solo. Come la Eraclito e la Farina Guido Srl che «risulterebbero vicine a Galati»: la prima ha ottenuto lavori per rimozione e smaltimento rifiuti per un valore superiore ai 340 mila euro nel cantiere connesso all’Expo e per 85 mila nei cantieri dove si sta realizzando la connessione tra la statale 11 e l’autostrada A4; la seconda invece si è guadagnata una consulenza di 60 mila euro nei lavori di interconnessione tra la strada statale e l’autostrada.

Nelle informative poi sono riportate alcune conversazioni in carcere in cui il titolare della Skavedil spiega al presunto boss Galati “l’avanzamento dei lavori” in Lombardia: «Ho parlato con Coppola là, con Grandedil, mi fa lavorare lui ora con l’altra società». E, prosegue, in un altro dialogo intercettato nella sala colloqui del penitenziario cosentino l’imprenditore riferisce di un viaggio a Grosseto fatto insieme al geometra della società modenese e spiega che «lavori come prima non ce ne sono, solo lavori grossi, se riusciamo a ficcarci lì, nell’Expo».

Insomma, indizi più che sufficienti secondo i detective del Girer, per chiedere alla Prefettura di Modena la cancellazione della Grandedil dalla “White list”, prevenendo così l’eventuale affidamento di opere post terremoto all’azienda modenese. Ma non è finita qui, perché l’attività di monitoraggio tra la via Emilia e l’Expo prosegue. E la ‘ndrangheta imprenditrice continua firmare contratti d’oro. Tra macerie e vetrine mondiali.

Fonte: L’espresso – 22 dicembre 2014.