Napolitano nella torre d’avorio

di Maria Luisa Randazzi.

La rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica ha offerto uno spettacolo poco edificante (per non dire squallido) che ci porta a riflettere e a ripensare il ruolo che i partiti rivestono all’interno di un Paese che per sua Costituzione è una Repubblica di tipo parlamentare.

Sono molte le dichiarazioni secondo cui non essendo la nostra una repubblica presidenziale, è legittimo che il presidente venga eletto in forma indiretta da parte degli eletti in parlamento, criticando la scelta di molti cittadini che spontaneamente hanno manifestato dissenso per la rielezione di Giorgio Napolitano, invocando Stefano Rodotà quale Presidente di tutto il Paese.

Mi permetto di osservare che, la maggior parte di questi rappresentanti eletti in parlamento, sono stati eletti grazie a una legge scandalosa e incostituzionale, il ” porcellum” (che racchiude nel suo nome anche il suo valore) che, come è noto, ha garantito alle segreterie di partito di far eleggere personaggi impresentabili, appartenenti a una classe politica vecchia e distante dalla realtà, alla faccia della volontà popolare e delle istanze di cambiamento provenienti dal Paese. Ecco perché molti di quei parlamentari, rappresentano agli occhi dell’opinione pubblica ” la casta”, i reduci di una classe politica che ha fatto della politica la sua fortuna, l’unica occupazione nella vita con gli aspetti degenerativi che sono sotto gli occhi di tutti noi.

Non possiamo dimenticare che il Presidente della Repubblica riveste nel nostro ordinamento un ruolo di imparzialità, garanzia e controllo sul corretto funzionamento delle istituzioni. Pertanto la figura del Presidente deve essere una scelta “condivisa” e “sentita” dall’opinione pubblica proprio perchè il ruolo del Presidente della Repubblica si rende particolarmente pregnante nei momenti di frizione della vita politica ed istituzionale del Paese e non si può dire che Napolitano abbia brillato per imparzialità come è avvenuto nella nota vicenda sulla trattativa Stato-Mafia e il conflitto di attribuzioni da lui sollevato dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo.

Questo è lo scenario di fondo degli ultimi mesi all’interno del quale si è consumata la campagna elettorale per le elezioni politiche e il panorama politico di assoluta ingovernabilità che ne è scaturito che, come sappiamo, ha gettato il Paese, oramai da oltre 2 mesi, in una pericolosa impasse.
Sempre in questo scenario, siamo giunti a uno degli eventi più importanti per la storia di uno Stato: l’elezione del proprio Presidente della Repubblica, una figura istituzionale verso la quale i cittadini fanno legittimo affidamento per l’alto ruolo di garante della democrazia che è chiamato a ricoprire.

In queste ultime settimane, molti cittadini si sono attivati spontaneamente a favore della candidatura del Prof. Stefano Rodotà, una delle poche personalità, in grado di esercitare, questo ruolo di garanzia e intorno al quale si è costruito un ampio consenso attraverso alcune petizioni online che sono riuscite a raccogliere migliaia di firme a suo sostegno in poco tempo.

Alle numerosi petizioni via web si sono affiancate, numerose pagine di social network che hanno contribuito, a loro volta, a far “girare” il nome di questo grande costituzionalista nella rete al punto da essere intercettata nel corso delle consultazioni “Quirinarie” organizzate dal Movimento 5 Stelle.

Il Partito Democratico, sostenendo con coerenza la candidatura di Rodotà che, come è noto, non solo è stato parlamentare di sinistra ma ha anche svolto numerose e significative battaglie vedi quella contro la privatizzazione dell’acqua, la difesa delle libertà individuali, della scuola pubblica ecc., avrebbe potuto ottenere due importanti risultati per il Paese e per se stesso: dare un concreto segnale di svolta e di cambiamento dimostrando che la base conta di più del proprio gruppo dirigente e mettere definitivamente in un angolo Berlusconi creando un asse di
collaborazione con il M5S per dare una vera prospettiva di cambiamento a questo Paese.

E’ una triste occasione mancata per il Partito Democratico le cui devastanti conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Dopo la scelta di individuare prima Franco Marini quale candidato alla Presidenza della Repubblica in accordo con il Pdl e la reazione furiosa della base del partito contro una scelta che puzzava di inciucio e la successiva mancata elezione di una figura autorevole come quella di Romano Prodi, il Partito Democratico pare abbia perso completamente il contatto con la realtà e deciso di intraprendere la strada del suicidio politico garantendo a Berlusconi vittoria certa alle prossime elezioni.

Sbagliare è umano ma perseverare non solo è diabolico, ma in questo caso è suicida, soprattutto alla luce dell’accordo-inciucio che ha permesso la rielezione di Giorgio Napolitano con un accordo sotto banco tra PDL, PD e Scelta Civica che consentirà a breve la formazione di un governo delle larghe intese.
Uno scambio assurdo, fotografia di un Parlamento che si è trasformato in una torre di avorio dove un’intera classe politica si è arroccata per garantirsi continuità, privilegi e impunità. Questo accordo degenerativo è stato percepito dalla gran parte dell’opinione pubblica come l’ennesimo affronto, da qui le vivaci manifestazioni di dissenso da parte del M5S, SEL e la base delusa del Partito Democratico.

Condivido la dichiarazione di Nichi Vendola che è stata fatta una scelta di totale restaurazione in un momento in cui il paese ha sete di rinnovamento. La scelta di rinnovare l’incarico a Napolitano non è solo una forzatura costituzionale ma un affronto ai cittadini elettori che non si riconoscono più nei loro rappresentanti .
Niente di più pericoloso per una democrazia fragile come la nostra in piena emergenza economico-sociale dove non passa un giorno che qualcuno decide di farla finita per motivi economici, dall’operaio all’imprenditore.

Rodotà avrebbe risposto a questa esigenza di cambiamento, facendo da garante a questo passaggio storico delicatissimo, ma la vecchia politica ha deciso di imboccare una strada pericolosa ovvero quella di ignorare una società civile che invoca il cambiamento. Nelle prossime ore assisteremo alle conseguenze imprevedibili di questa ennesima scelta sciagurata.