Mimosa rossa…

di Noemi Lusi.

Giorni fa si è festeggiato l’otto marzo. Questa ricorrenza che ricordiamo come ‘della donna’ sembra sia stata celebrata la prima volta nel 1909 negli Stati Uniti per iniziativa del partito socialista americano. L’anno seguente a Copenhagen fu riproposta nel corso della Conferenza Internazionale delle donne socialiste. L’Onu scelse, poi, l’otto marzo come data ufficiale perché proprio in questo giorno le donne erano state protagoniste nel tempo in varie circostanze, purtroppo anche tragiche.

La scelta della mimosa da quasi 60 anni come emblema della celebrazione sembra essere stata italiana. Risalirebbe al 1946 quando l’U.D.I. parve trovare la sua motivazione nel fatto che questo fiore è di stagione ed è relativamente comune nel senso che, in questa fase dell’anno, cresce spontaneo su molti alberi del nostro paese.

Questa festa è stata istituita per sottolineare le conquiste di cui le donne, nel corso dei secoli, sono state protagoniste, fra difficoltà, ostacoli che non sono riusciti a fermare la laboriosità del loro operare, in alcuni casi fra stenti e sforzi, talvolta fra contestazioni, opposizioni, obiezioni che le hanno viste operare nel tentativo di rendere più comprensibile alla comunità in cui operavano l’importanza del messaggio di cui si facevano portavoce.

Nel tempo, purtroppo, l’otto marzo ha assunto sempre più un carattere commerciale e questo dispiace molto perché è noto che l’intento da parte delle donne è di far comprendere al mondo la propria più intima essenza.

Non è soltanto la delicatezza che le contraddistingue, la dolcezza che si attribuisce loro. Sono esseri che, oltre ad essersi distinti nel tempo in ambiti che spaziano dalla cultura alla politica, dalla scienza alla religione, sanno contemporaneamente nel privato assumersi la responsabilità di saper apparire inconsistenti pur di riuscire a risolvere controversie familiari e non, di eseguire con rapidità tutte le incombenze di cui si fanno carico, di rendersi elasticamente diverse da quanto sarebbero per agevolare ogni movimento spaziale e mentale al fine di mettere a proprio agio coloro che amano e per cui vivono, di rinunciare alla propria personalità per appianare discussioni che tendenzialmente rifuggono e quant’altro.

Interiormente sono esseri forti, dunque, pur non essendolo fisicamente. Sono un po’ come la mimosa che è caratterizzata da un ramo abbastanza robusto, nascosto da un caleidoscopico, leggiadro moltiplicarsi di piccoli grappoli da un profumo intensissimo, che non passa mai inosservato.

Grande è la ricchezza che da sempre le donne costituiscono per le proprie famiglie, per la società, nei piccoli e grandi nuclei, nelle comunità di ogni latitudine. Eppure è ormai da troppo tempo che ogni giorno ci si sveglia apprendendo che un altro atto di violenza è avvenuto nelle nostre strade, nelle nostre città, nelle vie che vedono donne operose darsi da fare per migliorare il mondo che è loro, nostro e delle generazioni che verranno.

Una società non può essere definita ‘civile’ se rimane indifferente ai delitti che sono stati sotto i riflettori della cronaca quasi tutti i giorni dell’anno e che hanno anche caratterizzato proprio la giornata dell’8 marzo 2014.

E’ necessario comprendere che la donna deve essere rispettata non solo in quanto individuo, ma proprio per la ricchezza della sua forza interiore che incide e determina tanto nella nostra società. E’ proprio in forza della sua delicatezza fisica che deve essere oggetto di garbo ed attenzione, non deferenti, ma riguardosi della sua mancata robustezza solo corporea.

Le deve essere riservata la stessa cura che si dedica ai bambini che, pur essendo fragili, costituiscono l’energia, la potenza, la vitalità del nostro futuro ed agli anziani che rappresentano la saggezza, il senno, la sapienza della nazione altrimenti si starà ignorando il profumo di creatività, fantasia, fattività, concretezza che da sempre ha tenuto unite famiglie e nazioni. Si starà distruggendo il lievito dell’essenza del nostro passato, presente e futuro.

E’ necessario, dunque, che la mimosa non si macchi più di un rosso che non le appartiene, ma sia lasciata brillare del suo luminoso colore dorato che è il sole del mondo, la fecondità delle nazioni, la creatività del procedere con fantasia ed ingegno in ricchezza e anche e soprattutto in povertà.

Per fare questo, c’è bisogno della collaborazione di tutti. Da ora.