LUCI DELLA CAPITALE. Roma, caput mundi …?

di Noemi Lusi.

I romani sono, ormai, purtroppo abituati a convivere con una realtà sovrapposta a quella delle strade, trafficatissime e dei vicoli che, colmi di turisti, si snodano fra le meraviglie dell’arte che la illumina.

Da troppo tempo sono costretti ad accettare il ‘panorama’ delle bancarelle che invadono molte delle proprie vie, già tanto sommerse da autovetture, raramente provviste di marciapiedi larghi o sufficienti ad un contesto così complesso e sfaccettato.

E così tra tendoni, stampelle appese a fili di panni da stendere che servono da vetrina volante nelle strade metropolitane, tra furgoni in seconda fila che servono da magazzino, fra urla che intendono richiamare l’attenzione dei potenziali clienti, i cittadini della capitale camminano e vanno al lavoro a ritmo sostenuto, abbastanza rassegnati, tanto da buttare velocemente un occhio sugli invadenti banconi per vedere se per caso offrissero, di tanto in tanto, per caso, un prodotto italiano, creato dal lavoro di connazionali, magari con il rispetto di qualche criterio se non di qualità, almeno di conformità alle regole vigenti.

E facendo lo slalom fra gli attaccapanni, le stampelle, gli abiti che penzolano spesso impedendo di passare, i romani corrono verso i rari autobus che passano non sempre in orario e colmi di gente, sperando che il traffico permetta loro di raggiungere la propria casa in tempi rispettosi della dignità della persona.

Tutto ciò non necessariamente in periferia o nei sobborghi della città, ma anche in zone considerate ‘bene’.

Non rimane che sperare nelle iniziative del sindaco che verrà.

E’  pur sempre di ‘Roma, caput mundi’ che si tratta…