8 marzo. Donne e libertà: una lotta senza tempo

di Giuseppe Tramontana.

Guardate queste due foto. Impressionanti. Sono foto di donne. Donne combattenti. Che si rilassano, sorridono, chiacchierano. Insomma, fanno una cosa talmente femminile che una grande pensatrice come Hannah Arendt ci ha elaborato sopra una teoria filosofica: la teoria della narrazione appunto. Detto in paesano, fanno comunella, comarò, se la contano insomma… Solo che, in entrambi i casi, imbracciano un’arma. E il comarò lo stanno tenendo tra un combattimento e un altro, tra un colpo di granata e una sventagliata di mitra. A guardarle attentamente, fanno impressione. Sembrano sorelle. Sorelle tra loro e sorelle, madri, figlie, mogli, fidanzate  nostre. Eppure tra il primo e il secondo scatto  sono trascorsi più di 70 anni. Le prime sono donne curde di Kobane, quelle che lottano contro i barbari dell’ISIS, le seconde sono partigiane italiane, che lottarono e sconfissero i nazifascisti. Per loro, allora come ora, proprio per il fatto di essere donne – e solo per questo –  essere combattenti era un pericolo in più: i nemici, che già con gli uomini non ci andavano per il sottile, con le donne erano di una luciferina e abominevole crudeltà. In quanto donne e donne ribelli, andavano punite, umiliate, violate, tormentate due, tre, mille volte in più rispetto ai loro compagni uomini. E’ a loro che va, innanzitutto, il mio saluto, la mia ammirazione e il mio modesto omaggio per la Festa della Donna. A loro, in quanto combattenti per la libertà, loro e nostra, a loro in quanto esseri pensanti che non si sono arresi e non si  arrendono. A loro e a tutte quelle donne che, giorno dopo giorno, lontane dai riflettori e dalle mercificazioni voyeuristiche del corpo femminile, lottano per la dignità, il progresso, la democrazia e la libertà. Loro e nostri.  Auguri a tutte. Auguri a tutti.

LOTTO MARZO