L'”Oro bianco” della ‘Ndrangheta di Nicaso e Gratteri

di Miriam Cuccu.

Tra sottomarini azzurri come il mare e aerei coperti di carta carbone: un affare da 44 miliardi di euro
Che la ‘Ndrangheta, in Sudamerica, abbia da tempo messo su “casa e bottega” non è una novità. Ma l’evoluzione delle famiglie calabresi in Colombia, Bolivia e Perù, in Africa, Australia e in tutta Europa lascia quasi a bocca aperta. È quanto hanno documentato Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, rispettivamente procuratore aggiunto di Reggio Calabria e giornalista, scrittore e ricercatore. Due che la ‘Ndrangheta la conoscono bene e che nel loro ultimo libro, “Oro bianco” (Edizione Mondadori) hanno seguito il viaggio della cocaina via terra, mare ed aria, visitando i laboratori dove le foglie di coca vengono immerse in sostanze chimiche e spesso, per due soldi, ragazzini le pestano a piedi nudi come un tempo si faceva per l’uva da vino. A raccontarlo i due autori del libro al Teatri Velluti di Corridonia, nelle Marche, un evento organizzato con il patrocinio del comune.

“La ‘Ndrangheta è stata sempre sottovalutata – afferma Nicaso – ed è riuscita ad entrare in contatto direttamente con i produttori di coca, riuscendo a spuntare i prezzi migliori. È presente in quasi tutti i paesi dell’America Latina e dalle grandi case farmaceutiche dell’Argentina, quelle che poi finanziano le campagne elettorali, si procura i precursori chimici per la produzione di cocaina. In questi paesi esistono fenomeni di corruzione dilagante”.

Dagli anni ’80, da quando ha investito nel traffico di droga i proventi dei sequestri di persona, la ‘Ndrangheta non si è più fermata, ed ha anzi superato Cosa nostra siciliana e americana. Oggi la sua maggiore preoccupazione è reinvestire i 44 miliardi di euro annui che guadagna con le foglie di coca. E piazzare la polvere bianca in tutto il mondo occidentale. Per il trasporto, continua Gratteri, “i narcos dispongono di sottomarini in fibra di vetro azzurra come l’acqua del mare e aerei ricoperti di carta carbone per non essere rintracciati”. Oggi la cocaina, per transitare indisturbata, viene anche smolecolarizzata grazie, spiega Nicaso “a professionisti che mettono i loro neuroni al servizio della criminalità organizzata”. Per risolvere il problema della cocaina, aggiunge Gratteri, “i caschi blu dovrebbero andare in Colombia, Bolivia e Perù a trattare direttamente con i contadini locali, dire ‘se con la cocaina guadagni 100 e con altre colture il 40, io ti darò il 60 che resta’.

oro-bianco-bigRisolveremmo il problema alla radice con un terzo della spesa attuale per contrastare il narcotraffico”. Invece, continua il magistrato, “l’Onu è diventato il posto degli sfigati, dove si discutono i problemi di dieci anni fa” mentre oggi nella lotta contro le mafie e la droga “abbiamo un grosso problema di coordinamento con le varie procure d’Europa. Negli altri paesi non si può nemmeno chiedere un ritardato arresto per scoprire da dove provenga la droga o a chi verrà venduta”. Per la pacificazione della Colombia il governo sta avviando una trattativa con le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, ndr): “Vogliono zone franche dove coltiveranno cocaina – spiega ancora Gratteri – con quei soldi potranno diventare loro lo Stato. Avremmo auspicato un intervento dell’Onu perché si tratta di una decisione pericolosa per tutto il mondo occidentale”.
Gratteri smentisce poi la possibilità di legalizzare la marijuana per togliere una “fetta” di mercato alle mafie: “Le droghe leggere sono solo il 5% dell’affare. In questa percentuale il 25% dei consumatori sono maggiorenni, solo a questi lo Stato potrebbe vendere le droghe leggere legalizzate. Servirebbero nuove aziende agricole, acqua, concime, personale assunto e assicurato… così un grammo di marijuana in farmacia costerebbe 12 euro. Chi la acquisterebbe se al mercato nero si vende invece a 3 o 4 euro?”.
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E se la peculiarità delle mafie, e in particolare di quella calabrese, è sapersi relazionare con i territori più diversi, Nicaso mette in guardia il pubblico: “La ‘Ndrangheta ha già suoi emissari nelle Marche, questo è documentato da indagini. Non è ancora strutturata ma ha usato il tessuto economico e produttivo per fare investimenti. È importante tenere alto il livello di attenzione e coinvolgere tutti in progetti di cittadinanza attiva, in particolare le scuole, e chiedere qualcosa in più alla classe politica, cercare di selezionarla meglio”.
Da antimafiaduemila.com – 4 maggio 2015