L’intervista. Tommaso Currò: “Adesso Grillo mantenga la promessa e si dimetta”

di Luca Sappino.

Il parlamentare dissidente 5 Stelle esce allo scoperto: «Mi caccino pure, ma ho una dignità. Il Movimento tanto non cambierà. E la colpa è anche di Di Battista e degli altri “puri”».

Beppe Grillo «Grillo ha detto che si sarebbe dimesso? Bene, si dimetta». Tommaso Currò è uno dei deputati più critici nel Movimento 5 stelle, da sempre. Ha sempre detto la sua, ballando sul filo dell’espulsione. Ora continua, ben consapevole del rischio: «Mi caccino pure». Lui però al tavolo delle riforme con Renzi vuole sedersi: «Sono di buona voltontà, e altrimenti le riforme Renzi le fa da solo con Berlusconi». «Non possiamo continuare a stare in parlamento per offendere la Boldrini», dice Currò convinto che il risultato elettorale sia conseguenza anche dell’attività in aula. Grillo cambi tono, dunque, e cambi pure il rapporto con gli eletti. Cambi Grillo e cambino i vari Di Battista e Di Maio, i fedelissimi che «si credono più puri del puro». Basta con i soliti volti in tv: «Io lavoro sodo, sono un parlamentare e non voglio che mi dicano “tu non puoi andare a parlare, non puoi andare ospite in quel programma”. Ora basta».

Grillo ha sbagliato campagna elettorale?
«Ha sbagliato, ma non solo i toni. Io penso che di sbagliato ci fosse soprattutto il rapporto con gli eletti, che non funziona e che porta nell’angolo non i colleghi più critici, ma un pezzo del nostro elettorato, a cui urlare piace di meno».

Quindi il problema nasce dalle espulsioni?
«Dalle espulsioni e dal modo in cui Grillo e Casaleggio scelgono di ignorare una parte di eletti del Movimento. Che poi, sì, vengono anche butttati fuori se si ostinano a dire la loro. Per Grillo e Casaleggio non c’è altra dinamica possibile. Il risultato delle europee è da tributare a chi ha comandato fino a questo momento, non ad altri».
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Federico Pizzarotti dà la colpa anche ai toni. Grillo ha spaventato con quel «sono oltre Hitler»?
«Certo. Io posso dire di averlo avvisato, perché sono l’unico che l’ha criticato quando ha citato la Shoah. Forse noi che ci siamo vergognati non sbagliavamo così tanto. Se diciamo che qualcosa non funziona è perché noi parlamentari non siamo finti, noi qui lavoriamo e abbiamo il polso dei territori».

Deve ascoltarvi di più?
«Se vuole confrontarsi io ne sarò felice. Ma non deve farlo solo lui. Lo deve fare anche chi, con lui e da lui, è stato posto in prima linea a fare lo spettacolo».

Di Battista, Di Maio, Taverna. Si riferisce ai volti noti del Movimento?
«Mi riferisco a tutti i deputati e i senatori che vengono mandati in televisione e che si credono più puri del puro. Sono andati in giro con uno spettacolo? Ora se ne devono assumere le responsabilità».

Ce l’ha con lo staff della comunicazione?
«Io pretendo la legittimazione della critica. Io lavoro sodo, sono un parlamentare e non voglio che mi dicano “tu non puoi andare a parlare, non puoi andare ospite in quel programma”. Ora basta».

Crede che cambierà qualcosa?
«No, non cambierà niente. Lo si è capito anche dal video di Grillo. Non c’è nessuna speranza, non ci credo più».

Se ne sta andando?
«Io faccio le mie battaglie come ho sempre fatto. Poi certo ho capito che se non è cambiato nulla in un anno e mezzo non cambierà nulla adesso. Ma se di coerenza dobbiamo morire ciascuno muoia della sua. Grillo ha detto che si sarebbe dimesso? Lo faccia».

Quindi non se ne va, ma si sta facendo cacciare?
«Io faccio le battaglie rispetto a una piega dittatoriale che non è neanche giustificata da un risultato elettorale».

Lo dica, si vuole far cacciare…
«Mi caccino se vogliono, ma io ho una dignità e sono una persona matura, che prende posizione e che pensa con la sua testa, e cerca di migliorare il Movimento perché sia utile al Paese, cosa che ora non è».

Grillo comunque sulle dimissione smorza dicendo che lui parla così, esagera, fa battute.
«Non funziona così, non si può dire che è tutto una battuta. Altrimenti sa cosa facciamo? Facciamo che anche le cose che ho detto a lei adesso sono tutte battute, va bene?»

Lei è uno dei deputati «di buona volontà» del Movimento 5 stelle a cui si è rivolto il premier Renzi in conferenza stampa, invitandovi a sedervi al tavolo delle riforme?
«Io sono uno di buona volontà, sì. Non è che si può continuare a stare in parlamento solo per offendere la Boldrini. Dobbiamo cercare di migliorare le riforme e di non farle fare solo con Berlusconi. Mi pare una cosa normale».
Da L’Espresso, 27 maggio 2014