Liberi tutti!

di Giuseppe Tramontana.

Lo ammetto ha una faccia simpatica, con quella barba ad incorniciargli il viso da luna piena. Ma, per il resto, non mi fa ridere, è un antisemita (anche se lui sostiene di essere solo antisionista), ha accettato l’accostamento con il Front National di Le Pen e, per ultimo, ha inventato un gesto – la quenelle, una sorta di gesto dell’ombrello eseguito con tutto il braccio, teso verso il basso – che, secondo alcuni militanti antirazzisti, altro non è che il gesto nazista invertito. Insomma, ce n’è da far coriandoli per avercela su con Dieudonné, il comico francese di origine camurenese, uno che nel 2011 presentò uno spettacolo insieme al famoso negazionista Robert Faurisson e che non ha mai negato il suo attivismo antisionista (non antisemita, secondo lui). E, ovviamente è scorretto, dissacrante, scomodo, ossessivo, trascinante, creatore di scompigli e malumori, calamita di improperi e incensazioni, volgarissimo. Come tutti i comici satiricamente feroci. Come “Charlie Hebdo”. Il quale, ricordiamo per chi non lo avesse ancora compreso, era (ed è) il paladino della satira corrosiva e scorretta. Blasfema, per qualcuno. Islamofobo e anti-cristiano. Antireligioso e volgare e irriverente e irrispettoso e tagliente e sconvolgente e, per qualcuno, persino ripugnante, esecrabile e ignobile. Insomma, un po’ l’alter ego di Dieudonné. Ora, il comico francese è stato arrestato per “apologia del terrorismo”: aveva scritto sulla sua bacheca di facebook che si sentiva “Charlie Coulibaly”, mettendo insieme vittime e carnefice. No, non mi piace. Non mi piace ciò che ha scritto. Ma non mi piace nemmeno che si stato arrestato per questo. E’ proprio vero, nulla a volte è più intollerabile della libertà in quanto tale, della libertà per coloro che la pensano diversamente, ché ad esser liberali con chi la pensa come noi si ha gioco facile: anche Mussolini, Hitler, Stalin o Franco, da questo punto di vista, erano paladini della libertà. Se ci siamo indignati per l’attacco a “Charlie”, ora ci tocca indignarci per l’arresto di Dieudonné. La libertà è un dovere, prima di essere un diritto. Un dovere di tutti. Anche e soprattutto degli Stati cosiddetti liberi, i cui discutibili campioni hanno sfilano per le strade di Parigi, domenica scorsa. Diceva Georges Bataille che l’esercizio della libertà si situa dalla parte del male, mentre la lotta per la libertà è la conquista di un bene. A me piacerebbe che anche l’esercizio fosse dalla parte del bene. Per questo, mi sento di alzare la voce per urlare: “Je suis Diedonné!”