REFERENDUM. Lettera agli studenti sul diritto di voto

di Giuseppe Tramontana.

Questa lettera forse non servirà a nulla, ma voglio scriverla ugualmente. Scriverla e inviarla. Perché questa, come tutti scritti del genere, ha un senso in quanto ha un destinatario. Certo, destinatari possono essere tranquillamente tutte quelle persone, donne e uomini, che si ritengono cittadini a pieno titolo di questo Stato, l’Italia. Eppure, il mio pensiero non è rivolto indistintamente a questa massa di gente senza nome, ma, in particolare agli studenti – ai miei ed a quelli degli altri – ragazzi di belle speranze, insoddisfatti, più o meno annoiati,  più o meno indifferenti, soprattutto alle “cose della politica”. Lo so, molti di loro della libertà, della democrazia non sanno che farsene. Si accontentano semplicemente di una parvenza di vita, più o meno divertente, leggera o dispendiosa: qualche fumatina, uno sprizzetto di straforo, una scopatina occasionale, il selfie da postare su facebook, la foto a torso nudo o con la minigonna ascellare…  Che se ne fanno loro della libertà? Per loro, mere esistenze sopravviventi, menti ovattate e inquadrate, la libertà è poter tornare a casa quando più gli aggrada. Per costoro, la storia, la politica sono più lontane di Vega, più inutili del condizionatore al Polo Nord. Ecco, non è a loro che voglio rivolgermi, ma agli altri, ai ragazzi che studiano davvero, che studiano per capire, per capire e leggere il mondo, per sviluppare un pensiero critico, per non essere solo vuote teste e bocche consumatrici. Sono costoro, oggi, gli “àristoi”, i migliori. E il loro declinarsi in questo modo resta ancoira strettamente connesso con gli studi umanistici. Ultimamente ho visto la foto di una scheda elettorale con, in calce, al di sotto dei simboli di partito, una banale equazione aritmetica. Il tutto accompagnato da una scritta che sostanzialmente auspicava il diritto di voto solo per coloro in grado, preliminarmente, di risolvere quella piccola equazione. In parole povere, si sosteneva che solo chi abbia un minimo di educazione matematica dovrebbe poter rivendicare il diritto di voto. Poverino, chi l’ha postata, quella foto. In realtà, la democrazia ha bisogno di cultura, di cultura umanistica in particolare. Siamo tutti democratici, no?.

.facebook_1460486211781Perché lo siamo? Per quale motivo la democrazia è meglio della dittatura o della monarchia assoluta? In fondo Maria Teresa d’Austria, Federico II di Prussia o Luigi XIV non erano così male. Per non parlare di Bonaparte o Mao Tse-tung. E allora? Io sono democratico perché penso che, mediante il mio voto e la capacità di sottoporre, come direbbe Habermas,  a critica razionale i programmi che mi vengono presentati,  posso scegliere i migliori o, comunque, il programma o la proposta meno impresentabile o più attuabile. La democrazia è un sistema difficile. Presuppone una ragione sufficiente per capire, la pazienza per riflettere, l’informazione per poter ponderare e confrontare, il tutto per scegliere i migliori. E, in Grecia, i “migliori” erano gli “àristoi”. Quindi, essere democratici significa essere – o puntare ad essere – migliori. Voi, ragazzi, allora, dovete diventare àristoi e volere che la democrazia sia la migliore forma di governo, quella che ha bisogno del vostro apporto, quella che implica la messa in gioco e la valorizzazione della conoscenza, della consapevolezza. Ma questa consapevolezza come si conquista? Come si acquisisce e si modella una coscienza critica se non attraverso determinate letture e conoscenze? Gli àristoi, cioè, oggi, i cittadini che vogliono essere di serie A,  sono tali perché sono curiosi e mai soddisfatti, sono quelli che non si accontentano delle spiegazioni preconfezionate, ma sono pronti a cercare e ricercare, sempre di più, sempre più a fondo. Ma, come insegna Socrate, la curiosità non basta, bisogna avere anche spirito critico, saper mettere in discussione, porre le domande giuste al momento giusto, chiedere il “come” anziché, come i giornalisti più sciocchi  – loro sì, utili idioti – , il “perché”. Come facciamo ad armarci dello spirito critico, unico mezzo che ci permette di essere liberi, se non attraverso la cultura, soprattutto quella classica? È a scuola, nella scuola partecipata e partecipativa, fatta da uomini e donne, plasmata dai confronti e dalla dialettica, dagli studi e dalle curiosità, è qui che si impara ad essere àristoi, si impara a sapere, criticare e partecipare. E’ qui che tutti, studenti e insegnanti, imparano la democrazia. Quella democrazia che tutti imparano e nessuno insegna.  Ognuno potrà fare poi il percorso che più gli si addice: diventare medico, magistrato, ingegnere, ma senza spirito critico sarà sempre un tecnico, uno strumento parlante in mano a chi decide il destino loro e degli altri. Non solo, senza spirito critico e partecipazione sarà magari medico, ingegnere o scienziato, ma mai un grande medico, un grande ingegnere o un grande scienziato.  Ora, per tornare al punto, cari studenti, siate degni figli della cultura che – a fatica, – cercate di far vostra, cercate di vivere. Siate gli aristoi, i migliori e, quindi, i democratici, quelli che non si limitano a fare certe cose, ma sanno il valore ed il perché certe cose vanno fatte, quelli che conoscono il valore della conoscenza, delle parole e dei concetti e non si limitano solo a ripeterle pappagallescamente come formule vuote.

non-votareSiate gli aristoi, dicevo, quelli che, essendo migliori, giudicano e guidano, criticano e partecipano, quelli che sono vivi e protagonisti anziché solo pesi morti omologati da propagande e luoghi comuni. Partecipate, dite la vostra. La democrazia è un gran bene, costata un’infinità di martiri, sacrifici e dolori: valorizzatela.  Tocca a voi farlo. Se non lo fate voi, chi volte che lo faccia? Perciò andate a votare, quando ne avete occasione. Fate pesare la vostra idea, la vostra opinione, la vostra utopia. Andate a votare per dire Sì o No nel referendum sulle trivelle o in quelli, se ce ne saranno, sulla Buona Scuola, il Jobs Act o le riforme costituzionali. Non importa: scegliete quello che vi sembra il meglio, ma scegliete. Se non lo farete, altri lo faranno al posto vostro. E non è detto che la scelta che sarete costretti a subire abbia poi delle ricadute vantaggiose per voi. Scegliete. Per essere aristoi. Per dare un senso al vostro essere cittadini. Per dare un valore concreto alla vostra cultura. E alle vostre speranze.