Le Province

di Vittoria Di Fabio.

Sono state nelle vita di tutti i giorni una realtà presente e ricorrente di cui si sentiva parlare a tratti, ma cui si attribuiva una sicura consistenza. Il termine ‘provincia’ richiamava l’idea di un livello istituzionale meno elevato ma rilevante perché evocava le scuole, il territorio cosparso di comuni, il capoluogo. Tutto sommato rappresentava nella sensibilità collettiva una realtà cui il cittadino italiano sentiva in qualche modo di appartenere.
I cambiamenti, non sempre ben spiegati, e le diverse opinioni, espresse da politici di ogni parte, hanno confuso le idee anche perché è difficile conservare un’opinione positiva se si apprende, ad esempio, che è necessario toglierle dall’orizzonte sociopolitico ed anche con relativa rapidità. Si doveva eliminarle o, comunque, ridurle perché taluni le consideravano solo un costo troppo rilevante mentre altri le ritenevano di nessuna utilità ed al tempo stesso altri ancora asserivano con decisione che non era possibile farne a meno.
Al passare del tempo si è spesso percepita una discrepanza tra le affermazioni e l’operatività. Attualmente la legge non se ne prevede l’abolizione ma la sostituzione con enti che in ogni caso si occuperanno dell’edilizia scolastica, dell’ambiente, strade e trasporti. Si è, inoltre, cambiato il modo in cui eleggere le cariche. Non sono più elezioni dirette e gli eletti non percepiranno indennità. Le indennità sono state, dunque, abolite ma le attività sono molto vicine alle precedenti per qualità, ampiezza, aree d’intervento.
Come d’abitudine rimangono vive critiche e proposte di ulteriori modifiche cui si intenderebbe dare luogo al più presto. Al cittadino, che non è previsto partecipi, non rimane che augurarsi che qualcosa cambi verso il meglio.