La tragicità del male come metafora di ogni angolo del pianeta

di Elisa Carrà.

Venerdì 26 Marzo 2010, presso la libreria Edicolè di Padova, in un ambiente raccolto,  accogliente, quasi tra un abbraccio di libri, si è tenuta la presentazione del primo romanzo di Giuseppe Tramontana, La storia obliqua. A conversare con l’autore Elisa Carrà, docente di lettere; a dare voce alle pagine più significative del romanzo la lettura intensa e partecipata di Massimo D’Onofrio e Valeria Schiavinato.

La lettura dell’incipit da parte di Massimo conduce fin da subito i presenti, con il cuore, dentro la storia, suscitando emozioni e l’atmosfera calda della terra in cui essa è collocata.

Segue l’introduzione di Elisa Carrà, che presenta l’opera negli aspetti generali.

Il romanzo di esordio dello scrittore si configura già come un’opera matura e complessa nella struttura e nei significati. In un paese della Sicilia, a Calafonte, in un’estate arsa dal sole e dal caldo, tra i profumi di zagare, quelli del mare e dell’asfalto, un giorno, uno dei nostri giorni, viene ritrovato il cadavere di un giovane, Jacopo, detto Jaco. Un amico di Jacopo, Giovanni, avvisa del fatto Leo, altro amico che ha lasciato 7 anni prima Calafonte per trasferirsi al Nord, a Padova a studiare. Con il ritorno di Leo in Sicilia, prendono il via le indagini dei due amici e di tutti gli altri per cercare di scoprire chi e perché il ragazzo è stato ucciso. La ricerca occupa la maggior parte della storia, procedendo tra riflessione e casualità, andando a costituire una trama intricata i cui fili non sono facili da dipanare: ci sono gli interrogativi iniziali legati ad una frase del poeta latino Persio, che Jacopo aveva sottolineato in un libro e che aveva trascritto in un foglietto lasciato a casa di Sandra, amante di Jacopo e che la ragazza consegna a Leo; c’è il mistero del pc di Jaco, ci sono le ricerche in biblioteca, la scoperta di una serie di nomi di persone importanti del paese. Ma fin dall’inizio la ricerca che dovrebbe essere finalizzata a scoprire qualcosa di più sulla morte di Jaco, mette in luce soprattutto il coinvolgimento di persone, che lavorano in Comune, in appalti a cooperative per i pc, i rifiuti, le pompe funebri, trame mafiose che si intrecciano dietro la facciata di nobili incarichi.

Le scoperte sembrano deviare il gruppo di amici dall’ obiettivo finché, negli ultimi capitoli la vicenda, attraverso tutta una serie di indizi, come un vero romanzo giallo, arriva al suo compimento,in un improvviso ribaltamento: la moglie di Jacopo, Mara, era amante di una persona coinvolta nel giro della politica sporca e l’aveva avvisata che il marito stava facendo delle indagini su traffici loschi che avvenivano nel paese. Perciò Jaco è stato ucciso.

Ma il romanzo non finisce qui, o meglio, può non finire qui. A caratterizzarlo come opera originale è la sua particolare struttura, costituita dal romanzo vero e proprio che scorre articolato in 40 capitoli, sostenuto da una forte tensione narrativa soprattutto nella prima metà,  e  da un diario allegato al romanzo. Scritto da Jacopo ad un certo punto della vita, scritto per necessità, così dice, depositato in uno studio notarile e consegnato a Giovanni, uno degli amici, alla fine delle indagini, esso permette al lettore di rivivere la storia da un altro punto di vista, quello di Jaco, di aggiungere particolari, di inserire tasselli, di conoscere risvolti, soprattutto di svelare la personalità contraddittoria del protagonista, il suo impegno etico e civile da un lato, il suo vagabondare affettivo e sessuale dall’altro. Due generi narrativi accostati, secondo quella compenetrazione delle forme narrative tipiche del romanzo postmoderno, la vita ricostruita e la vita vissuta e narrata.

La vicenda, però, vive non solo della trama legata all’omicidio del giovane, ma anche della vita del gruppo di amici, dei giovani, delle le loro speranze, delle loro illusioni e disillusioni, dei loro amori.

Una storia che si sviluppa tra chiaroscuri, tra la luce abbacinante del sole di Sicilia e l’oscurità di certi vicoli o di certe notti al chiaro di luna, tra ambiguità e rivelazione, storia immobile e fluida allo stesso tempo, in un paese dove nulla sembra muoversi, e dove invece un’intensa vita scorre nell’ombra.

Giuseppe Tramontana  spiega il senso del titolo, un richiamo alla Storia semplice di Sciascia; motiva la scelta della toponomastica del romanzo, di dedicare vie e piazze a personaggi grandi della storia, come un atto di memoria e di impegno; aiuta a capire lo stile ricchissimo del romanzo, sovrabbondante di parole, di similitudini, di metafore, come uno stile volutamente connotato; risponde a quanto autobiografico sia il romanzo, a quanto di suo, della sua personale vicenda di siciliano emigrato al Nord, ci sia tra le pagine dense del libro. “Si scrive ciò che si conosce a fondo”, dice. Ma insiste nell’operazione vana di ricercarlo in un personaggio o in una vicenda. Tutto il libro attinge al suo materiale autobiografico, mescolando e trasfigurando la vita reale. “Se dovessi riconoscermi in un personaggio, mi identificherei in Linda, ragazza determinata, che vive con intensità le passioni, ma soprattutto procede dritta verso i propri obiettivi”.

Tra una lettura e l’altra, lo scrittore passa ad analizzare i grandi temi del romanzo. Si sofferma sul tema dei giovani, rappresentati da Leo, Giovanni, Fabio, Lele, Mauro, Pino, dalle ragazze, Linda, Sandra, dipinti tra opposte tensioni: da un lato la voglia di esserci, di fare, di contribuire a rendere il paese migliore (“C’è bisogno di gente come voi, di giovani” “Fatelo uscire dal buio questo paese”, dice loro Margutto nel capitolo 25 del romanzo), dall’altro la disillusione, la caduta delle speranze, la sfiducia che li porta a dire: “Non c’è spazio per uno come Jaco in questo paese”. Di qui la fuga nel Nord, la mitizzazione del Nord in  Leo, il non riuscire più a stare nel proprio paese ogni volta che ad esso si ritorna, il sentirlo stretto e angusto, ma di qui anche una nostalgia verso di esso, mai placata. C’è anche chi, tra i personaggi, si frustra in questo desiderio che non riesce a realizzare, per questo sogno vive e investe. I giovani, dunque, tra amicizia, incontri, confidenze, battute, momenti di convivialità, una cena, fortemente simbolica, dove i fili dell’indagine si intrecciano a delineare il quadro risolutivo, e i giovani nella solitudine: “Perché Jacopo ha compiuto tutta questa ricerca da solo?”Lo scrittore spiega che i suoi giovani hanno la schiena dritta. E’ gente che si impegna, che mira ai propri obiettivi. La ricerca li rende vivi. Essi rappresentano il momento della vita di ciascuno in cui si capisce che si deve decidere qualcosa. Che non si può più aspettare.

Le letture tratte dai capitoli 12 e 7 introducono il tema dell’ambiente. Ambiente come piazza, luogo della quotidianità, dove ci si incontra, ci si confida, da dove si parte e dove si torna, dove si osserva. Ambiente come spazio economico, come lavoro presso gli agrumeti, “distese verdi, puntellate di arancio, di bellezza e tenerezza, di orgoglio e prigionia”, dove si continua a sudare e a faticare, nonostante la scarsa produttività. Terre divenute per i Calafontesi “una categoria dell’anima”.

Ambiente come spazio politico, paese assolutamente anonimo, eppure gestito dalla mafia, dove alcuni si spartiscono la torta e altri si accontentano delle briciole. Ambiente come terra, terra di Sicilia, con i suoi colori e i suoi profumi, con la sua forza e la sua fisicità, con la sua sensualità, con i suoi contrasti, scenario che entra prepotente nel romanzo, offre scorci mozzafiato ma anche il senso di un caldo opprimente, che trasuda dalle pagine del libro, il senso di un’aria asfittica, di una cappa, di un alone che incombe sulla vita degli uomini.

Ad attendere Giuseppe Tramontana è poi la domanda sulle donne del romanzo: Linda, Mara, Sandra. Donne molto passionali e molto sensuali, viste quasi per lo più come oggetto del piacere maschile, sempre pronte e disponibili a soddisfare ogni voglia dell’uomo di turno. Donne viste secondo uno sguardo unicamente maschile, come il dettaglio della scollatura di Mara nelle prime pagine del libro lascia emergere, chiave di lettura attraverso cui anche in seguito esse saranno osservate. Giuseppe dice che no, che le “sue”donne non sono solo questo. Certo, afferma, sono assaporate nella loro fisicità, uscite dalla penna di uno scrittore uomo, collocate in un contesto, quello del sud, dove è fatto di mentalità e di cultura che ad esse si guardi così, ma insiste nel dire che sono anche creature che sentono profondamente la vita: “Io sento, percepisco, cerco di sfiorare il soffio della vita con queste dita”, dice Linda (pag.214). Donne fondamentali per lo sviluppo della vicenda, come Sandra, donne fedeli fino a far male, come Linda, ma anche figure come la Signora Rosa, donnone massiccio e scuro, che fanno ridere il lettore, quando afferma che Jaco è stato ucciso perché si è messo con i comunisti. E che dire di Jaco quale appare dal suo diario? Di tutte le sue donne? Di quel suo modo compulsivo di vivere la sessualità? Jaco, in realtà, è la preda, spiega Giuseppe. Non decide mai, decidono le donne, nella cui rete egli finisce. Non ne siamo del tutto convinte, nonostante gli uomini presenti, molti del sud Italia, dicano che è proprio così.

Il tempo scorre veloce, le domande del pubblico chiedono di volgere verso altri temi.

La violenza e le passioni, eros e thanatos: una visione esistenziale, spiega lo scrittore, l’imponderabile nella vita.

La politica, quella sporca, che rende Calafonte, paese anonimo e assolutamente normale, luogo dove accadde di tutto: la gestione vischiosa del potere, la mafia, gli appalti, la pedofilia, la vendita di bambini, ecc. Ma dove c’è anche qualcuno di positivo, come il prof. Marcelletto, che si dibatte in un contesto negativo.

Il dubbio che si insinua, che non svela del tutto le situazioni, che crea chiaroscuri è un altro tema del romanzo, insieme a quello del caso, vero artefice della vicenda.

Il messaggio del libro è spiegato dallo scrittore al termine della serata, di fronte ad un pubblico sempre più incantato: “Ho voluto parlare del male. Calafonte è metafora di ogni angolo del pianeta, dove la tragicità del male può assumere aspetti ancor più devastanti, complessi, totali. Da soli, si riesce a far poco; insieme si riesce a realizzare qualcosa di grande”.

Segue la fila delle dediche, degli autografi, dei colloqui personali con lo scrittore.

“Siamo al punto che ciò che sai non vale, se l’altro non sa che sai.”(Persio)