La storia obliqua

a cura di Giovanni Puglisi.

Un omicidio in piena estate, di un cittadino qualunque. Un insegnante precario di una piccola cittadina di una qualunque provincia della Sicilia. Un giovane uomo che non accetta più di vivere in una realtà dove paura e omertà convivono con una cultura mafiosa. Per Jaco l’aria è diventata soffocante e vuole scoprire di che cosa si ciba il potere. E per questo viene ucciso. Un killer gli si para davanti, mentre è a passeggio con la moglie, in un luogo dove la vita sociale economica e politica occulta e ricicla continuamente le proprie meschinità: la piazza.

La piazza come spazio dove, tra abitudine e rassegnazione, nascono amori, s’intrecciano affari, si meditano tradimenti e vendette trasversali, ma anche scena disumana dove si consuma una morte crudele. La piazza come territorio dove, l’essere umano smarrisce di continuo la propria dignità secondo le convenienze elettorali del momento; come borgo di mercanteggiamento di prebende, dove egli è perennemente affascinato e illuso dalle virtù declamatorie di un potere politico locale ben conservato da sapienti e furbetti bottegai amministratori che scimmiottano coi loro rapaci comportamenti i corrispettivi nazionali.

Ma è proprio dalla quella cinica e atavica piazza che irrompe la passionalità dei personaggi ripercorrendo le orme dell’amico morto ammazzato: da una frase di Persio, che egli ha scritto come incipit di un dossier, Leo, Giovanni e Pino s’illudono di risalire al mandante, sebbene scoprano gli intrecci di comitati d’affari che fagocitano risorse e prospettive occupazionali.

E’ ancora quella piazza, quale microcosmo della degenerazione e della miseria umana che diventa, nell’ultimo capitolo, metafora universale della tragedia dell’uomo dei nostri tempi.

L’ambientazione sciasciana, rimane invece ancorata all’immagine dell’italietta di oggi, dove la cultura dell’illegalità e dell’opportunismo sono prassi consolidate, che  sistematicamente negano sul nascere ogni possibilità di riscatto, mentre la barbarie procede inesorabile  e a passi lenti, costante cogli anni, dove persino chi ti sta stato accanto può diventare il tuo carnefice.

Scheda autore: Giuseppe Tramontana, nato nel 1968, è siciliano, benché ormai da vent’anni viva e lavori a Padova. Sposato e padre di due bambini, è insegnante di storia e filosofia presso un Liceo Scientifico della città patavina. Ha pubblicato vari saggi di Storia Medievale, di Storia Moderna e di Storia Contemporanea. Questo è il suo primo romanzo.

La storia obliqua”.

ISBN: 978-88-6096-332-1Prezzo: € 15,00

 
Acquisto on line: www.kimerik.itAcquisto telefonico: 0941.21503Acquisti a Padova:Edicola R2, via C. CallegariLibreria Zannoni, C.s. del PopoloLibreria Minierva, via S. Francesco.

I cento passi di Marco Tullio Giordana

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.
Peppino Impastato

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