La settimana del coniglio

di Giovanni Puglisi.

“Ingiuriare i mascalzoni con la satira è cosa nobile.

Significa onorare gli onesti”.

Aristofane.

Liberato dalla lunga “prigionia” (cit.) quirinalizia, con una buonuscita da far vivere di rendita i pronipoti di mia nipote, Napolitano esce di scena (da una buca d’orata per entrarne in un’altra), acciaccato, più dall’età, e malconcio per non esser riuscito a far approvare quella legge elettorale (unico motivo del suo richiamo al Colle) che tiene in stallo un paese ormai da troppi anni. Esce di scena, con le sue ombre, lasciando un partito in preda a timide e conigliesche lotte intestine, ma che sa esultare per la vittoria grigia delle primarie di una Paita qualunque e tacendo sulle dimissioni di un emarginato Cofferati. E questa è coerenza: come poteva essere, altrimenti, che un partito non più di sinistra e a vocazione berlusconiana che ha appena affossato l’art.18 schierarsi accanto a colui che nel 2003, insieme a tre milioni di persone, fu il suo più strenuo difensore?
Nel paese dei conigli e, quindi dell’assurdo, ci poniamo allora qualche assurda domanda: quel “non fate come i conigli!”, recentemente tuonato dal manesco Papa Francesco, forse era rivolto a quei 39 conigli piddini che si sono opposti all’Italiacum di Renzi, oppure era rivolto a quella pesante figura di Adinolfi (ex Pd, Direttore de La Croce)  impegnato in convegni omofobi tra preti pedofili, cacciati dal Vaticano, convinto assertore che “la donna dev’essere sottomessa, (spero non sotto di lui) quale pietra fondante della società”, quindi della famiglia? E a quali tipologie di famiglie si rivolge il nostro Ferrara crociato? A “quelle che si stanno arricchendo”, come ha affermato conigliescamente Renzi, o a quelle un pò idealiste delle ragazze, liberate dai terroristi siriani, oltretutto pesantemente insultate da un’altra testa d’uovo come Gasparri che tra un rutto e uno sbadiglio, il vicepresidente del Senato ama spesso condividere col Presidente del Consiglio quello sfogatoio di incontinenze intestinali che è spesso il socialnetwork?
Non lo sappiamo. E forse non lo sapremo mai. Sta di certo che sul punto l’Obama de noantri tace, impegnato com’è, a dispetto dei vari conigli, ad usare il canguro, per fare approvare la legge elettorale e ad eleggere un Presidente Nazareno con un Berlusconi, seppur ridotto ai minimi termini, determinante per la sopravvivenza di entrambi.
E proprio Berlusconi, nel mezzo della spartizione istituzionale, dovrà anche fare i conti con la sua spina nel fianco di sempre, la libertà di satira.
Conclusesi le settimane istituzionali del Je suis Charlie e spogliatesi dalla retorica nazionalistica, la satira in Italia, fin dai tempi della controriforma borrominea, rimane ancora un fattore di disturbo nei confronti dei potenti e, per questo, va sempre braccata e repressa.
Ogni tanto però, questa forma libera e tipica del teatro può alzare l’indice e il medio dopo 14 anni di processi. La Cassazione ha, infatti, notificato a B. la fine del suo regno Birbonico e di mordacchia alla satira, respingendogli il ricorso contro Travaglio e Luttazzi, per una puntata di Satyricon (2001), con la richiesta di risarcimento per 20 miliardi del vecchio conio.
Ovviamente, B. non l’avrà presa bene e, ormai conoscendolo, prevediamo le sue reazioni, secondo il suo tipico stile da Belluscone (il film): “…”, che è poi il solito pistolotto sulle persecuzioni giudiziarie, da parte delle toghe rosse, vomitatoci per venti anni.
Ma, come insegna lo stesso B, nel paese dei conigli le sentenze giudiziarie si commentano duramente con nuovi linguaggi, ornati con stile univoco, che sono già fonte di insegnamento alle perpetue classi dirigenti, destinati alle future generazioni, e allo stato di salute intellettuale di una popolazione diventata vecchia.
E allora, ecco il commento virile e fascista del Sindaco pd De Luca, dopo la sua condanna in primo grado per abuso d’ufficio: “Non mollo!”; oppure quello di recrudescente matrice grillina e con tipica mimica bossiana di Salvini, a seguito della bocciatura da parte della consulta sulla proposta di referendum per l’abolizione della legge Fornero: “Vaffanculo (ripetuto tre volte in diretta televisiva) ecc…”.
In questo paese dell’assurdo nessuno esce di scena senza scadere nel volgare e nel cattivo gusto. Chiunque esercita una qualche forma di potere in Italia e fallisce, non esce, non si ritira, non sparisce, ma resta inchiodato al proprio posto, recalcitrante e insultando altri. Nessuno che osi cospargersi il capo di cenere, ammettendo la propria bancarotta. Macché: Uno si sente prigioniero, l’altro perseguitato, l’altro ancora rutta, un altro ancora vomita tombini di ghisa in diretta televisiva.
Nessuno che ci lasci un esempio di dignità, un gesto semplice, onesto.
No, questo genere di esempi non appartiene al mondo della politica. A questo mondo politico.
Gli esempi, di persone oneste, che ti scaldano il cuore, che ci fanno capire che non tutti siamo italiani da buttare, ce li lasciano quelle più semplici, che poi sono quelle più vere, che avevano capito tutto e che non erano di certo dei conigli e, per questo, rimarranno tra i grandi della storia, come Mario Monicelli e Francesco Rosi (recentemente scomparso). Il pensiero del regista napoletano è stato raccolto dai suo familiari, nel momento in cui ci ha lasciati:”Non fiori ma solidarietà per gli immigrati”. Non sarebbero state forse queste due persone che avrebbe onorato Aristofane?