La scuola non è serva e resiste anche al cavallo di Troia dell’Invalsi

di Maria Mantello.

«In una democrazia, se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la Scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale». Piero Calamandrei

Martedì 5 maggio la scuola statale alza la testa più compatta che mai perché non è serva.

Perché non ci sta ad essere privatizzata.

Perché continua la sua resistenza attiva contro i quiz Invalsi, funzionali alla destrutturazione cognitiva richiesta nel fast food del mercatismo globale.

Perché tenacemente insiste ad avere l’ambizione di educare alla critica, come Costituzione comanda: scuola di democrazia, di educazione alla libertà per l’emancipazione individuale e sociale.

Una scuola assai scomoda per chi sogna “pezzi” obbedienti, funzionali ai padroni della stasi sociale, a cui la unidirezionale tratta governativa Berlusconi-Monti-Renzi, meglio di un treno italicum, tira dritto verso il funerale della scuola statale.

Lo sciopero l’Invalsi e la (non) “buona scuola”

A maggio nelle scuole anche l’Invalsi cerca di piantare i suoi crisantemi: i suoi contestatissimi quiz funzionali ad ingabbiare su nozioni minimali le teste dei ragazzi; perché tutto diventi un twitter-spot, che in un gioco illusionista qualcuno continua a chiamare “buona scuola”!

E se viene fischiato, come è accaduto a Bologna domenica 3 maggio cerca di far passare la sua ostinazione per missione epocale: «Abbiamo il compito di cambiare l’Italia e la cambieremo, di non mollare e non molleremo». Non mollare, mai! Era il motto di un’era non certo foriera di democrazia. Intanto, a Bologna, per garantire l’ordine pubblico, alla polizia si  ordina di  reprimere a manganellate un gruppo di cittadini – contestatori del “premier”. Sono a volto scoperto e non armati… Ma non son mica black bloc! Quindi – stavolta – si può fare!

A maggio – dicevamo – si ripete il rito coatto dei test Invalsi. E in concomitanza delle batterie di indovinelli, da anni lo sciopero è l’arma più efficace per decretarne il sicuro affossamento.

Il 5 maggio ci sarebbero dovuti essere quelli delle elementari. Ma c’è lo sciopero. Sciopero generale della scuola statale.

Perfino i sindacati più buonisti alla fine hanno dovuto prendere atto che il governo (amico?), tra un occhiolino a Confindustria e uno al Cupolone, non fa proprio gli interessi della scuola della repubblica, quella che non a caso la Repubblica ha posto a proprio organo costituzionale.

Sciopero generale, che botta! Stavolta il quizzone salta davvero!

Frenetiche le consultazioni per trovare un paravento. Ed ecco pronto l’ente Invalsi a far slittare la prova di due giorni. Ma non è attività antisindacale?

Al mercato dell’Invalsi nella defezione statale

L’Invalsi, ente di diritto pubblico per la valutazione e la formazione, mezzo eccellente per addomesticare libertà d’insegnamento e d’apprendimento.

Restringendo col sistema dei quiz la preoccupazione sul risultato – a cui per altro sono legate carriere docenti e finanziamenti delle scuole – conterrà infatti sempre più l’orizzonte della coscienza critica che si nutre di pensiero problematico – riflessivo. Imbarazzante ed inutile per la massima flessibilità imposta dalla rigida legge del guadagno turbocapitalista.

Ecco quindi che proprio l’Invalsi sarà il cavallo di Troia per realizzare quella sistematica fluidificazione cognitiva che impedirà ogni consapevolezza critica per  riconoscere e contrastare la pauperizzazione umana e sociale  di cui si sarà artefici e vittime.

Questo spiega il crescente potere che si sta dando alla istituzione Invalsi, che sarà il perno dell’intero sistema formativo.

E che già quest’anno entrerà con una sua truppa selezionata a presidiare le classi durante lo svolgimento delle sue prove quiz di questo maggio.

Mai si era arrivati prima a tanta defezione dello Stato.

Una vera e propria occupazione delle scuole da parte di un ente terzo, con esautoramento di ruoli e funzioni istituzionali di Presidi, Docenti, e Personale della scuola tutto, ridotto a meri esecutori!

Un guizzo di dignità potrebbe…

Ma poiché le prove Invalsi, che non a caso i collegi dei docenti respingono, sono estranee alla  programmazione pedagogico-didattica, cosa accadrebbe se il docente continuasse a suo diritto a far lezione? E se si rifiutasse di far entrare nella sua classe gli appaltatori del quiz nella veste di “osservatori esterni”?

Sono passati pochi giorni dal 25 aprile e mi piace ricordare un episodio che riguarda il prof. Pilo Albertelli, Mazziniano, Azionista, Partigiano di Giustizia e Libertà, Martire delle Ardeatine.

Quando gli sgherri della repubblica sociale agli ordini delle SS si presentarono al liceo romano che ora porta il suo nome, il professore calmo disse loro: «Signori devo prima finire la mia lezione, è un mio diritto».

E quei signori aspettarono che il coraggioso professore di filosofia terminasse la sua lezione su Kant!

Oggi è un’altra storia, certamente! Siamo in democrazia!

Speriamo allora che quando si sentono le avvisaglie di certi soprusi lesivi della libertà d’insegnamento e di apprendimento, sigillo sacro della nostra Costituzione, essi restino soltanto una buffa commedia.

Da micromega.com  (5 maggio 2015)

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