La libertà esiste, ma dipende da noi.

di Martina Gallato.

 

” Credere alla paura significa
rinunciare alla libertà”
(Stephan Carbonnier)

07 gennaio 2015. Finisco lezione, salgo in autobus, prendo il cellulare e dò un’occhiata alla home di facebook. Ormai lo faccio quasi controvoglia, spinta da un impulso malsano chiamato dipendenza. Stavolta però qualcosa mi colpisce. Ci sono troppi articoli in bacheca, troppi. Tutti riguardano un attentato a Parigi contro la sede di un giornale. Provo ad aprirne uno, ma internet si impalla. Stupido cellulare. Arrivo a casa e mi metto a studiare. Solo all’ora di cena, quando vedo il telegiornale con i miei, scopro cos’è successo. Rimango inorridita. Dalla crudeltà dell’uomo e dalla mia pigrizia. Non ho controllato per un intero pomeriggio, non ho cercato di sapere di più, e solo alle 20.30 ho scoperto che poco prima di mezzogiorno due uomini armati di kalashnikov hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo seminando la morte. 12 i morti e 10 i feriti. A lasciarci, sono uomini coraggiosi. Il settimanale infatti era stato già preso di mira. Dal 2006 aveva incontrato i primi attriti, esplosi poi nel 2011 con l’incendio della redazione. Ma nessuno di loro si era arreso. Nemmeno quando, nel 2012 un uomo aveva lanciato un appello su un sito jihadiista al fine di decapitare il direttore del giornale. Consapevoli di tutto ciò, Sthepan Charbonnier, Tignous, Cabu, laico e anarchico, che più volte aveva pubblicato vignette anche contro le assurdità della religione cristiana, Wolinski, autore dell’irriverente e svampita Paulette, e insieme a loro tutti gli altri, hanno continuato il loro lavoro, lottando per esprimere le loro opinioni, lottando per la libertà. In un’intervista rilasciata nel 2012, subito dopo la pubblicazione del video in cui si auspicava la sua decapitazione, Charbonnier afferma che ‘credere alla paura significa rinunciare alla libertà’, che le vignette pubblicate dal giornale di cui era responsabile sono disegni inoffensivi, e rammenta che i terroristi in realtà non hanno bisogno di questi inutili pretesti per attaccare. Con grande dignità hanno continuato a fare il loro lavoro, esposti ad attacchi da tutte le parti, e quello che è successo oggi è un tragico e triste epilogo. La reazione del giornale è degna del coraggio che lo ha sempre caratterizzato. ‘Continueremo’ dicono i colleghi sopravvissuti. E anche la reazione della Francia é positiva: manifestazioni spontanee in difesa della libertà di espressione e di stampa sono sorte immediatamente in molti punti della capitale. Purtroppo però, come ribadisce Gian-Paolo Accardo, questo attacco sarà un grande regalo per l’estrema destra e gli ambienti anti-islamici. I giornalisti del Charlie sono i primi a ribadire che non bisogna odiare nessun musulmano per l’accaduto, che bisogna continuare a lottare per la libertà di parola, ancora di più. Alle sagge parole di chi ogni giorno tentava l’impresa di unire goliardia e impegno politico, seguono quelle dei politici italiani. C’è chi, fortunatamente, espone le proprie preoccupazioni e il proprio sdegno di fronte a questo atto contro la libertà di stampa. Purtroppo, c’è anche chi, come tutti ci aspettavamo, approfitta di questa occasione per ribadire i grandi temi cari agli italiani d’oggi: ‘stop all’immigrazione clandestina’, ‘niente più moschee a Milano’. Come volevasi dimostrare, la morte di alcuni grandi che lottavano per la libertà e contro la paura, in ambienti ignoranti finisce per far vincere la paura sulla libertà, l’odio sull’accoglienza. Sarà sempre così? Io spero che questo atto di sfida contro chi ha il coraggio di dire la sua, anche se va contro l’opinione dei più, anche se questo significa mettere a repentaglio la propria vita, porti alcuni di noi ad un’ ulteriore riflessione. Spero cioè che faccia destare i nostri animi. Spero di non aspettare più un intero pomeriggio per sapere cos’è successo nel mondo, perchè finchè ne ho la possibilità, devo saperla sfruttare. Spero di svegliarmi, di reagire agli attacchi contro la libertà di pensiero e di espressione. Di arrabbiarmi contro chi vuole impormi la sua opinione. Di informarmi, per essere pronta a difendere le mie idee e per poter far capire agli altri le motivazioni che mi spingono ad assumere determinate posizioni. Perchè viviamo in un paese, in una società, dove non sappiamo ancora per quanto tempo avremo il privilegio di dire la nostra opinione in tutta sicurezza, di pensare e di ragionare liberamente, di decidere da che parte stare senza rischiare. Tuttavia, come professava anche l’inimitabile Sartre, l’uomo è sempre libero. Sempre. Anche con una pistola puntata alla testa. O un kalashnikov. Così hanno dimostrato i vignettisti di Charlie Hebdo, così, spero, tenteremo di fare anche noi, perchè tutte queste belle frasi sulla libertà non volino via senza lasciar traccia. Perchè è facile dire ‘je suis Charlie’, ma sarebbe bello se ora tutti ci impegnassimo ad essere coerenti con il significato di queste parole.