La ballata dei precari

di Giovanni Puglisi.

ROMA. “‘O sparagno nun è maje guadagno. Pecunia non olet”. No, non è il titolo del film, appena uscito, sono i precari di Caserta, che al suono della Tamurriata hanno dato il via al corteo l’11 dicembre scorso, in occasione dello sciopero generale indetto dalla FLC CGIL, a Roma. A distanza di sei giorni che separavano la manifestazione del No B–Day, nonostante l’assenza di Cisl e Uil e della totale disattenzione mediatica, sono scesi in piazza 100.000 lavoratori, tra precari, insegnanti, universitari, lavoratori della Conoscenza, studenti, giunti da tutta Italia. A Milano erano in 70.000, a Napoli 10.000, a Bologna 20.000, a Reggio Emilia in 1.000, a Modena in 5000.

Tanti gli striscioni e i cartelloni che mostravano le città, le provincie (della          Sicilia tutte) e le regioni di provenienza, per un forte e determinato dissenso nei confronti del governo e dei suoi ministri. Per la legge finanziaria 2010, per i tagli al personale, alle risorse, alla ricerca e ad un ridimensionamento della rappresentanza.

La partecipazione degli studenti non è stata massiccia, ma quelli che c’erano si sono fatti sentire ugualmente e in modo chiaro. Come quelli delle scuole medie superiori di Padova: “Noi vogliamo fare le nostre proposte, perché è tutto il sistema che non va,” dice Arianna Vietina, del Liceo Artistico Modigliani. Nonostante l’onda studentesca fosse in calo, loro si sono mobilitati da circa un anno. “Stiamo lavorando nelle scuole, per sensibilizzare e coinvolgere più studenti con delle proposte – Margherita Colonnello, del Liceo Tito Livio. Ma vi è anche voglia di ricambio generazionale. “Tentiamo di essere migliori dei nostri genitori, e dei nostri professori che non si sono mobilitati e ci hanno inibito a ogni nostra iniziativa.”

Gli effetti della riforma Gelmini si sono abbattuti soprattutto sulle risorse umane: “La nostra scuola non chiama i supplenti per sostituire gli insegnanti perché non ha i soldi come pagarli e così per seguire una lezione veniamo distribuiti in tre classi“, incalza Pietro Bean (Liceo Scientifico Cornaro).

Nella finanziaria, per la messa in sicurezza degli immobili scolastici sono stati stanziati solo 300 milioni. Sono tante le scuole pericolanti, a nord come a sud e le cronache ci mostrano in quali condizioni oggi versano. “Come nella sede succursale – lamenta Giulia Marra (Liceo Scientifico Curiel, Padova) –  dove fino a due anni fa aveva il tetto in amianto, poi incapsulato”, ma a tutt’oggi “non è provvista di scale antincendio. Le uscite di sicurezza sprangate e non ci si può affacciare dalla finestre per non cadere giù”.

Dei tagli al personale il sud è quello più colpito: “Il sud non godrà né del decreto salva precari né dei contratti regionali. – dice arrabbiata Rossella De Gregorio, insegnante precaria di una scuola primaria di Palermo – Non ci vogliono ascoltare, per loro siamo immondizia. Sono qui perché voglio riprendere la mia vita, dopo nove anni di sacrifici, tra cui alcuni anche all’interno della scuola privata. Speriamo in una mossa di avvicinamento al governo visto che ha dichiarato di essere aperto ai precari”. Inoltre, al seguito dei tagli la qualità è al minimo storico: “Veniamo da una città massacrata dai tagli – dice Enrico Grillo, segretario generale della FLC CGIL di Caserta. – dove si registra una fuga di utenza verso la scuola privata, in ragione della scarsa qualità del servizio. I tagli agli 800 precari di quest’anno si aggiungono al migliaio dell’anno scorso. E ci sono casi di molte persone che hanno ricevuto il fermo amministrativo della propria auto e chi non può pagare il mutuo”.

“Si sta consumando nel silenzio più totale il dramma di migliaia di lavoratori che sono rimasti senza lavoro e sono stati estromessi dal mondo della formazione – si aggiunge Michele Vivaldi, docente primario scuola secondaria di primo grado di Catania. – “L’Italia sta rischiando di rimanere fuori da un percorso di sviluppo reale, mentre le politiche sociali del governo stanno affossando non solo la formazione ma anche l’avvenire di una nuova generazione e del paese intero. In Italia, non s’investe nel futuro, non ha risorse, né materie prime, le uniche risorse sono le nuove generazioni e la conoscenza. E’ come se un paese del medio oriente decidesse di bruciare i propri pozzi petroliferi. E’ un’assurdità che avviene solo in Italia”. Ci aspettiamo una presa di coscienza collettiva del paese, che smetta di stare dietro ai problemi del premier e inizi a pensare ai problemi del paese. Problemi che hanno il diritto di stare sulle pagine dei giornali, spesso ignorati da un’informazione imbavagliata”.

Mentre sul versante delle rappresentanze il governo ha fatto fallire il rinnovo delle RSU “Sul decreto Brunetta gli altri sindacati hanno minimizzato indecorosamente – riprende Grillo – “diffondendo un volantino dove l’unico problema è rappresentato dal cambio delle fasce orarie di reperibilità durante le malattie. Ed è grave che la CGIL non venga invitata al tavolo delle trattative”. Non dispera invece Angelo Zuppardo, del consiglio direttivo provinciale della FLC GCIL  di Padova. “Ci spiace che sia soltanto una manifestazione solo della CGIL. Noi vogliamo rappresentare quelli che dentro alla scuola non ci stanno, ma tenteremo di fare le suppletive e mi auguro che le altre sigle accettino. Pensiamo che sul tema della democrazia sindacale i lavoratori debbano poter decidere, anche quando c’è un conflitto, o una diversità di opinioni tra i sindacati.”

In piazza vi era anche una rappresentanza dei ricercatori dell’Ispra e dei fisici dell’Infin. A metà percorso, ai margini della strada era stato esposto uno striscione dell’ex Eutelia (Agile) occupata con a fianco uno scatolone che chiedeva ai passanti un’offerta a sostegno dei lavoratori in lotta senza stipendio da quattro mesi.

Discreta la presenza di alcuni politici, tra cui Vincenzo Vita del Pd, Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, Marco Ferrando, portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, Claudio Fava, segretario di Sinistra e Libertà e Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, che dal nostro giornale non ha mancato a far tuonare contro il governo: “Noi facciamo un ultimo appello al governo. O cambia registro o vada a casa, prima che dalle manifestazioni di piazza si passi alle rivoluzioni di piazza”. Ma la giornata segnava anche un appuntamento molto atteso da un’aula di un Tribunale: la deposizione di uno dei due fratelli Graviano. “La situazione, sul piano politico è già compromessa – si è soffermato Di Pietro – perché adesso abbiamo alcune certezze, che un Presidente del Consiglio, quando faceva l’imprenditore aveva rapporti precisi con esponenti anche di tipo mafioso. Colui che faceva da cerniera, Dell’Utri, se l’è portato in parlamento ed è diventato il suo punto di riferimento. Noi crediamo che il paese stia correndo un grave rischio di democrazia e di assalto alla legalità. Per questo noi crediamo che ci sia voglia di più opposizione, più presenza in piazza, più determinazione. E continueremo su questa strada convinti di interpretare gli interessi dei cittadini”.

Il corteo, poi raggiunto piazza del popolo e si è radunato attorno al palco dove sono intervenuti ricercatori, dipendenti d’accademie e conservatori, insegnanti precari e lavoratori della funzione pubblica, oltre ad un vigile del fuoco dell’Aquila, rimasto anche lui senza casa, a causa del terremoto, e con diversi mesi di stipendio arretrato. Duro è stato poi l’intervento del segretario della Funzione pubblica Cgil, Carlo Podda: “Ai dirigenti di Cisl e Uil – chiedo se non si sentono in imbarazzo. E propone un quesito ai loro iscritti: “Verrete in piazza con noi se le proposte non vi soddisfano?”.

Il segretario generale della Flc Cgil Domenico Pantaleo ha invece espresso “solidarietà al Capo dello Stato, alla Magistratura dagli attacchi di Berlusconi. Poi si è rivolto a Brunetta che “ha svilito gli impiegati dandogli dei fannulloni. La Cgil non è un sindacato che difende i fannulloni. Perché è una funzione pubblica e si fa carico dei bisogni e dei servizi”. Alla Gelmini: “responsabile dello sfascio della pubblica istruzione, perché ha calpestato la dignità dei lavoratori, colpendo a vanvera. Noi vogliamo efficienza e qualità della pubblica amministrazione, ma coi tagli alla ricerca, al personale ATA, come si fa a parlare di qualità? Nella Finanziaria non c’è nulla per la scuola pubblica. Invece 130 milioni sono stanziati per i privati. Infine rivolgendosi ad Angeletti e Bonanni “devono riflettere sull’autonomia del sindacato, perché senza autonomia non è sindacato. Le elezioni delle RSU sono il segno della democrazia. Vogliamo riconquistare il diritto alle persone”. Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha, infine, concluso la giornata parlando in difesa della carta costituzionale: “la nostra Costituzione non ce l’ha regalata nessuno , è figlia di una durissima lotta contro il fascismo” e ha lanciato un appello – “per rimettere in piedi il comitato Salviamo la Costituzione. La Cgil sta e resterà sempre dalla parte della Costituzione”. Unico neo della manifestazione sono state le cariche della polizia nei confronti di un corteo non autorizzato degli studenti dell’Università La Sapienza. Tanto per cambiare.

Roma, 11 dicembre 2009 – Giovanni Puglisi