Insegnanti davanti a Montecitorio: ’La buona scuola siamo noi’!

di Noemi Lusi.

Roma. Unione e sconcerto oggi davanti a Montecitorio si percepiva negli sguardi forti dei docenti presenti in rappresentanza della categoria. Consapevoli  di non poter essere lì tutta la mattin ata, perché legati al rigorosissimo orario di lavoro, i professori si sono in modo costante alternati, per la maggior parte, riuscendo, da persone corrette e responsabili quali sono, sia ad assicurare il servizio alle famiglie, che naturalmente ritengono la scuola punto di riferimento per i propri figli, sia a garantire il proprio supporto alla manifestazione del libero pensiero in piazza.

In numero elevato le persone a qualsiasi orario della mattinata, hanno saputo rendere esplicita la propria idea sempre con garbo e moderazione, ma non per questo con meno determinazione. Trapelava un’onestà tangibile dai loro slogan. Nessun calo di stile, neanche in questa occasione, neanche stavolta che veramente si ha la sensazione che tutto quello in cui si credeva sta cedendo.

I concetti di scuola pubblica, istruzione aperta a tutti, libertà del pensiero sembrano proprio stare per cadere sotto una serie di provvedimenti che anche oggi i  docenti, in questa battaglia che quasi non vede precedenti nel settore scuola per intensità, forza e convinzione, hanno saputo osteggiare con tutta la loro verve, la stessa che fa di loro i creativi per eccellenza, coloro che con competenza e fantasia sanno animare e vivificare le atmosfere delle classi ogni giorno.

Sì, è questo che fanno. Sanno entusiasmare i nostri ragazzi al gusto della cultura, sorridendo anche quando non lo desiderano, insistendo su concetti e competenze con strategie mirate al raggiungimento degli obiettivi, calibrati per ognuno dei numerosissimi allievi delle loro classi, consapevoli che dietro ciascuno di loro c’è una persona, unica ed irripetibile, con un cervello da dissetare con il dolce, irrinunciabile, sottile ed indispensabile sapore della conoscenza.

Né si stancano…. Sanno di non poterlo e soprattutto di non volerlo fare perché ogni parola di un adolescente o comunque di un alunno se lasciata cadere può generare voragini non solo culturali, ma anche sociali e personali che possono non essere colmate per un’intera vita. I professori non smettono di ascoltare perché sanno che è su quei banchi di scuola, dietro spesso rotti e scheggiati pezzi di legno, su sedie che rompono quotidianamente le loro calze che si formano i cittadini del domani e che la crescita delle personalità dei ragazzi ha bisogno non solo di risposte, ma di  responsi dettagliati, elaborati e forniti esattamente nel momento in cui la giovane età rende possibile il domandare.

E allora i professori non possono essere stanchi mai, perché sanno che devono continuare fino a che il concetto non sarà assimilato, spronati a trovare e riuscendo a selezionare sempre parole nuove, quelle giuste per l’interlocutore, qualsiasi sia il suo profilo.

E’ per questo che oggi i docenti a testa alta manifestano in piazza insieme a genitori e studenti ed è anche per questo che trasalgono di fronte a questo Ddl, con tutte le sue pesanti conseguenze. E’ per questa ragione che proprio non possono accettare che quella del  cambiamento ‘in fieri’  sia definita ‘buona scuola’, come se quanto c’è stato prima, quanto  ringraziando il cielo ancora c’è, frutto degli ideali della nostra amata Costituzione e della convinzione di chi l’ha redatta con competenza e consapevolezza, in scienza e coscienza, non valesse proprio più nulla.

I docenti non sono scesi in piazza neanche per manifestare contro il mancato adeguamento degli stipendi al minimo garantito fra i principali paesi europei. Nessuno di loro ha menzionato neanche per un attimo, oggi, il fatto che il salario medio del docente italiano  è di gran lunga inferiore a quello di un docente spagnolo, francese, tedesco, finlandese.

I professori oggi erano in piazza Montecitorio a Roma per cercare di garantire un futuro alla scuola pubblica, al diritto di studio per tutti, alla cultura non di pochi o per pochi.

Oggi il Ddl è passato a Montecitorio ed apprendiamo dai media che il Ministro Giannini si è definita ‘emozionata’ per questo.  I visi dei docenti  si sono incupiti per un istante quando l’audio della seduta è stato reso accessibile in piazza ma un secondo dopo la protesta si è intensificata di nuovo.

Al grido di ‘Vergogna, vergogna’ e di ‘La scuola pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta‘,  la battaglia dei professori, dei genitori e degli alunni, per fortuna e grazie a loro continua, tutti insieme, uniti anche dalle difficoltà. Suggestiva è stata l’immagine di una madre con i suoi tre figli che manifestava coprendo i ragazzi dal forte sole con l’ombra di una bandiera fornita dagli insegnanti che manifestavano con il sorriso, sebbene amaro, il loro dissenso verso il Ddl.

Un sorriso intenso era quello dei docenti in protesta oggi a Roma a Montecitorio, non scevro dalla potenza della convinzione  di chi continuerà, malgrado tutto, perseverando nella speranza del trionfo della consapevolezza.

Adesso la parola passa al Senato e  i professori continueranno a manifestare…. perché sanno che insieme alle famiglie e uniti ai loro studenti, come sempre e da sempre, come era scritto su una lavagna proprio lì, con loro, in piazza… la buona scuola sono loro, tutti insieme…

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