Incremento di fluidità

di Vittoria Di Fabio.

E’interessante osservare l’evoluzione e l’arricchimento cui è soggetta ogni lingua e in questo caso la lingua italiana. Quando esiste un’espressione, un termine ad essi corrisponde una realtà più o meno complessa, comunque, delineata. Può inoltre  accadere che  una realtà in evoluzione venga sostenuta dalla coagulazione di un termine creato ad hoc che ne facilita la crescita. Le espressioni ‘partito liquido’ o ‘parlamento liquido’ intendono evocare l’idea di un insieme non compatto privo o privato della forza di coesione. Di piuttosto recente conio è l’espressione ‘dittatura della relatività’ che  risultò un capolavoro di sintesi dietro cui echeggiavano tutte le altre relatività che si andavano evidenziando. Non più posizioni definite ma collaborazioni in campo politico spesso incomprensibili hanno riempito le nostre vite di curiosità ma ancor prima di preoccupazione. Del resto se occorre raccogliere approvazioni in numero tale da poter evitare le elezioni è necessario superare la difficoltà trovando punti di contatto. Parlamento liquido: due parole che richiedono capacità di adattamento senza confini, in fondo rassicuranti, con possibili imprevedibili cambiamenti ogni giorno. Occorre una elasticità notevole per muoversi senza  sapere esattamente su chi si può contare e quindi che cosa sarà possibile sviluppare. D’altra parte il cittadino si trova in condizioni simili. Deve abituarsi a pensare che non sa quando voterà di nuovo, quale profilo sociopolitico si delineerà nel prossimo futuro, se la ripresa si farà attendere ancora per molto, se riuscirà a vedere il cambiamento dell’atteggiamento europeo nei confronti delle proprie coste in un periodo di grande e sofferto fermento e così via..

Il cittadino, però, vive un disagio inevitabilmente più grande perché si muove entro parametri diversi di giorno in giorno, spesso non facilmente identificabili, senza poter intervenire con  convinzione, efficacia ed immediatezza.