Il giornalismo etico di Pippo Fava come strumento moderno per lottare mafie e corruzione

di Vincenzo Musacchio.
Il giornalismo è spesso definito il quarto potere dello Stato (dopo il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario), per l’importanza che in una democrazia dovrebbe rivestire e per i valori e gli interessi che dovrebbe coinvolgere e a volte contrastare. Come Pippo Fava, anche io ho sempre avuto un concetto etico della professione giornalistica. Ritengo infatti che in una nazione democratica e libera come dovrebbe essere la nostra, il giornalismo rappresenti uno dei principali elementi della società civile. Lo paragono all’aria che respiriamo che è sana o inquinata a seconda di come il giornalista decida di divulgare una notizia e di conseguenza informare i cittadini. Un giornalismo puro e veritiero, per assolvere alla sua funzione più intima, a mio giudizio, oggi, dovrebbe impedire lo svilupparsi della corruzione, frenare la criminalità organizzata, controllare e vigilare sulle opere pubbliche fondamentali, reclamare il funzionamento dei servizi sociali, tenere allerta le forze dell’ordine, sollecitare il funzionamento della giustizia, richiamare all’ordine i politici al buon governo e al bene comune. Questa dovrebbe essere l’essenza del vero giornalismo.

Oggi, viceversa, i media hanno perso buona parte dei connotati etici occupandosi ad esempio pochissimo delle infiltrazioni del cancro criminale all’interno della politica, delle istituzioni, dell’imprenditoria e della società civile. Le commistioni tra mafie e politica sono in grado oggi di schiacciare la giustizia e la verità perché posseggono ed indirizzano giornali e giornalisti e laddove non riescono ad esercitare questo potere, sono in grado di influenzare i mezzi di sostentamento dei mass media stessi. Motivi questi per i quali occorre denunciare la grande criminalità organizzata: quella che governa e regna nelle istituzioni, che insozza la società civile, che attraverso il clientelismo ed il nepotismo impera nelle stanze dei bottoni dei poteri forti. Come abbiamo potuto constatare (lo hanno sentenziato i giudici) i mafiosi stanno in Parlamento, a volte sono ministri, stanno nei Consigli regionali e a volte sono presidenti, i mafiosi sono imprenditori, banchieri, professori universitari, i mafiosi “veri” sono quelli che in questo momento sono in grado di decidere le sorti del nostro Paese. Ecco perché ribadisco ancora una volta che il compito del vero giornalista, libero e indipendente, è semplicemente quello di raccontare la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità. I giornalisti devono svelare i rapporti tra mafia, politica e corruzione evitando i silenzi, i veli omertosi, la poca chiarezza, tutti comportamenti che li rendono complici di questi meccanismi deleteri. Non dimentichiamoci mai che tra le funzioni della stampa vi è anche quella di informare il cittadino affinché possa esercitare consciamente la sua sovranità.

Da Antimafiaduemila.com – 12 agosto 2015