IL CAMBIAMENTO… INVOLONTARIO

di Noemi Lusi.

Quando usciamo per andare al lavoro può capitare che siamo parzialmente addormentati, lievemente preoccupati o fortemente stizziti tanto che percorriamo il nostro tragitto con il distacco apatico che ci pervade al risveglio.

 Le macchine scorrono intorno a noi, ci precedono o ci seguono come ogni giorno da anni e soltanto un atteggiamento scomposto o scorretto ci riporta al reale, ma proprio e solo per il tempo necessario per chiedere scusa se da noi è dipeso o per incrementare il tasso di fastidio che langue nel nostro subconscio.

 Non diamo occhiate attente né ai negozi che dovrebbero essere già aperti, né all’edicola dove qualcuno di fretta scende, paga, prende e riparte. Insomma ciò che ci circonda ci risulta ovvio, non stimolante, immutabile, in qualche modo e quindi non oggetto della nostra attenzione.

 Dunque, potremmo dire superficialmente e avventatamente che in fondo tutto intorno a noi svolge la sua funzione in una serie senza numero di puntate ripetitive che talvolta sono dirette da persone semplici, ma che sanno mantenere il ritmo della normale, pacata vitalità.

 Se ci concentriamo un attimo di più, se usciamo dal nostro semi-isolamento quotidiano, non sfugge al nostro sguardo che le vetture in strada sono certamente diminuite, perché altrimenti continueremmo a rimanere invischiati sul raccordo anulare con maggiore frequenza di quanto non accada ormai da tempo.

Posto, poi, che allargando lo sguardo si conferma in modo netto questa ipotesi, non è difficile dedurre che forse l’aumento del prezzo del gasolio e della benzina esercita un ruolo non marginale.

 Poiché l’attenzione attivata si amplia e si rigenera, si comincia a notare anche che l’immagine del ristorante di medio livello, che ancora si sceglie di frequentare anche se molto più raramente di quanto non fosse possibile nel recente passato, non è più caratterizzata dall’affollamento di prima. Sovviene allora che ai molti camerieri che sfrecciavano nella sala da un tavolo all’altro, se ne sono ora sostituiti due soltanto, in piedi eretti come si conviene, ma tendenzialmente inerti.

 Diversamente da prima, inoltre, sfila, nel tempo, personale di ogni età, dal non più giovane trentacinquenne ai vari immigrati, che vengono evidentemente chiamati occasionalmente, al dignitoso, attento, attempato signore che lavora con una precisione nei modi e nelle intenzioni che costituiscono quasi esclusivo retaggio di un ormai non più recente passato.

 Quando ciò o altro è stato notato, si aprono scenari frequenti a conferma di queste osservazioni. Andando a fare la spesa al supermercato di zona, mi accadeva quotidianamente in passato di incontrare una persona, presumibilmente padre che, accompagnato da una bambina, chiedeva l’elemosina davanti alla porta d’ingresso del grande magazzino.

 Certe immagini si ricordano soltanto quando vengono sostituite e quando si nota che al posto di una persona ce ne sono quattro – anche un giovane di colore, una adolescente, un anziano discreto nell’approccio e qualche passo più in là, forse per timidezza o sperando di colpire di più l’attenzione o, anche questo è possibile, perché non gli viene permesso di avvicinarsi in prossimità degli altri vista la forte concorrenza in questa attività, si rimane decisamente scossi.

 Sicuramente ad ognuno di noi non è sfuggito il vuoto inquietante negli scaffali che corrisponde all’offerta particolarmente vantaggiosa di cui evidentemente si avvalgono i clienti molto mattinieri.

 Ci capita, ancora, di rilevare che non tutti i negozi al mattino aprono per un lungo periodo. Non sappiamo il perché ma, da quanto poi si ha l’occasione di sentire dai vari servizi radiofonici e televisivi, deduciamo che forse quando saranno riattivati non ci saranno gli stessi venditori, ma altri che a loro volta tentano di avviare un piccolo esercizio commerciale per guadagnarsi la sopravvivenza.

 Con l’osservazione della realtà che ci circonda non si intende tracciare un quadro pessimista, ma soltanto evidenziare comportamenti cui gli italiani sono costretti ad attenersi non riuscendo a modificarne la causa. Il dibattito sulla ‘responsabilità’ è sempre aperto ma, talvolta, si ha l’impressione che non si giungerà prossimamente ad una soluzione accettabile in tempi brevi.

 Nel frattempo, i giorni passano e ci vedono operosi tessitori di una tela che, per quanto ben lavorata, risulta sempre troppo corta, malgrado l’impegno, le competenze e la volontà.

 Non ci resta che continuare a ‘fare’, osservando e fortemente sperando di non rimanere, come spesso accade quotidianamente al telefono con servizi di comune utilità, in lunghissima, estenuante, demotivante, assolutamente sterile, anche se operosa, attesa.