Il Benaltrismo e i nuovi interpreti del sentimento del popolo.

 di Giuseppe Tramontana.

Benaltrismo – Questo è un neologismo. Deriva da “ben altro”. E’, spesso, l’incipit di molti discorsi che tendono a spostare il focus della discussione su un altro obiettivo rispetto a quello sul tappeto in quel momento, con la scusa che – appunto – agli italiani interessa (o le vere cose importanti) sono “ben altro”. E’ anch’esso un lemma del lessico del trasformismo. Sono i “benaltristi”, infatti, a farsi interpreti del vero sentimento del popolo, sono loro a decidere quali sono i veri argomenti che val la pena trattare. E’ evidente però che ciò accade quando si tratta di argomenti scomodi per loro, o comunque di temi che loro non vogliono vengano trattati o perché imbarazzanti o perché desiderano semplicemente continuare a fare i fatti loro, nel segreto e nel silenzio, senza essere disturbati da critici o contestatori. A chi volete che interessi il processo a Berlusconi o la riforma dell’articolo 138 della Costituzione? Chi se ne frega della legge elettorale, della candidabilità o meno del tizio sospettato di mafia? Dello scandalo sanità, delle intercettazioni, di Bertolaso, di Ruby,dei fondi neri, delle evasioni fiscali, delle prestazioni sessuali della Minetti o degli insulti alla Kyenge? Gli italiani sono interessati – sempre – a “ben altro”. Quale sia questo “ben altro”, poi, nessuno lo spiega compiutamente. Di volta in volta, è l’euro, il lavoro che manca, arrivare a fine mese, l’inquinamento, l’eruzione dell’Etna o i controlli fiscali a Cortina, il terremoto a L’Aquila o, ovviamente, la crisi economica nel suo complesso, la prova costume o la temperatura che – orrore! – in estate raggiunge i 38°. Insomma, sono loro, questi pappagalli, a dirci cosa interessa davvero alla gggente. Non pensano, ad esempio, che è grazie ad una certa legge elettorale che ci ritroviamo con un certo tipo di parlamentari, i quali, poi votano che sì, Ruby è davvero la nipote di Mubarak. E che questo è strettamente collegato con le prestazioni sessuali della Minetti. Non pensano che oggi, in Italia, la crisi morda come un’assatanata perché, quando si è profilata all’orizzonte, c’era un certo governo che sosteneva – per bocca di gente autorevole come mister B. – che in Italia non si poteva parlare di crisi poiché “i ristoranti, gli aerei e i posti di vacanza sono sempre pieni” o “sono venuta fin qui a piedi e le assicuro che i tavolini davanti ai bar sono pieni di gente che bene il cappuccino alle 10!” (Michaela Biancofiore, a novembre 2012). Poco fa ho letto un post di una ragazza che denunciava la situazione tragica in cui vive una famiglia (madre, padre e due bambini) a Torino, senza lavoro, sfrattati e costretti a vivere in auto. Qual è stato il primo commento di una tizia? “Agli italiani tanto non gliene frega nulla, a loro interessa solo il processo a Berlusconi!” Che intelligenza, che lungimirante disquisizione. Si potrebbe rispondere che in molti siamo in questa situazione anche perché, nell’ultimo ventennio e oltre, abbiamo avuto una classe politica mediocre, arraffona, corrotta, ignorante e imbelle. Di gente che diceva che non si può paragonare il figlio dell’operaio al figlio dell’imprenditore e poi taglia i soldi alla scuola pubblica, per regalarli alla privata, di gente che invita a non pagare le tasse e poi fa proclami (ma solo quelli) per combattere cl’evasione fiscale, ma quando vien attentato qualche affondo si parla sempre di ‘accanimento’, di gente che istituisce Equitalia e poi l’attacca perché – financo – pretende di riscuotere le tasse…. Come diceva Lord Bowen, “piove sul giusto e piove sull’ingiusto; ma sul giusto di più, perché l’ingiusto gli ruba l’ombrello”. E si trattasse solo di un ombrello…!