RICORRENZE. Il 25 Aprile e l’arroganza del Potere

di Sandra Bonsanti.

Per la prima volta nella storia politica italiana è stata decisa dal capo del governo una sorta di deportazione di massa di deputati dissenzienti: dieci esponenti del Pd che volevano discutere di cambiamenti alla legge elettorale votata dal Senato sono stati sostituiti in commissione affari costituzionali di Montecitorio. Una pura e semplice “formalità”, spiegano gli uomini di Renzi. Un grave vulnus alla democrazia parlamentare dicono i dieci. E non soltanto loro.
Questa decisione, forse legittima dal punto di vista del regolamento che si occupa di situazioni che riguardano un solo deputato ma del tutto insolita rispetto a una vera e propria epurazione, ha avuto come conseguenza che molti parlamentari hanno ritirato i loro emendamenti, altri promettono ostruzionismo, Aventino e chiedono l’attenzione del presidente della Repubblica. Temono che il governo intenda superare il voto finale mettendo la fiducia.
Il gesto del governo è sembrato non soltanto oltraggioso ma anche in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione che dice: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. E’ interessante notare che nella Costituzione riscritta dall’attuale governo scompare “rappresenta la Nazione”. Un piccolo (o grande?) particolare che rivela qualcosa dello spirito con cui si è messo mano alla nostra Carta.
Ora, al di là della sacrosanta indignazione per l’epurazione dei membri della commissione sgraditi al governo, rimane la certezza che un altro passo indietro è stato compiuto rispetto ai diritti dei cittadini e alla libertà di pensiero, rispetto all’educazione al confronto e all’accettazione di un pensiero diverso. La politica continua a precipitare lungo il sentiero in discesa che ha scelto di percorrere mentre i cittadini si chiudono nella solitudine della protesta e dell’astensione.
Questo è lo spirito col quale il Potere si prepara a celebrare il 25 Aprile. Fiumi di parole sulla libertà. Pochi giorni prima della Liberazione, Carlo Levi scrisse sulla “Nazione del popolo”: “Ma la lezione del fascismo non è passata invano.Il popolo non è più un gregge, in attesa, terrorizzato o adorante, dei cani e dei pastori. Egli sa che la democrazia non è uno schema formale né un metodo teorico, ma l’unità differenziata di infinite, viventi autonomie. Per questa democrazia, che è la sua stessa reale esistenza, egli è pronto a combattere”.

Da Libertà e giustizia – 22 aprile 2015

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